Bruno Sardella - Statua di Athena da Roccaspromonte (CB).
SANNITI

 

Bruno Sardella

UNA STATUA DI ATHENA

nel territorio di Roccaspromonte (CB).

 


"Rocca Aspromonte ... si è da non molto tempo rinvenuta una statua di metà dell’altezza di circa palmi sei, che dissotterrata da alcuni contadini allor che erano addetti alla coltura dei campi, all’illustre possessor del feudo fu recata". Questo è l’incipit della lettera con cui Domenico Cerulli diede notizia della scoperta della statua in terracotta di Atena nel 1777. Essa fu data in dono al duca De Leto (la famiglia De Leto, duchi di Polignano di Bari, era titolare del feudo di Casalciprano dal 1735) feudatario di Roccaspromonte, ora frazione di Castropignano (Provincia di Campobasso). Poco dopo il duca la donò al vescovo Antonio Gürtler, confessore della regina Maria Carolina, e da questi passò in possesso dell’ambasciatore austriaco presso il regno di Napoli, il duca Franz Anton von Lamberg-Spritzenstein la cui raccolta di opere d’arte, una delle più importanti collezioni di antichità che esistesse a Napoli, fu acquistata nel 1815 dall’Imperial Gabinetto di Monete e Antichità di Vienna: oggi essa è esposta nella “Sala Etrusca” del Kunsthistorisches Museum di Vienna.
Athena da Roccaspromonte
Athena da
Roccaspromonte
 
L’Athena fu probabilmente realizzata saldando due parti dipendenti da moduli appartenenti a due statue diverse, congiunte all’altezza della vita, sotto l’egida a mantellina. L’elmo presenta due fori ai lati della cresta, lungo la quale sono praticati sette forellini, realizzati per accogliere pennacchi. Anche le estremità dell’egida presentano forellini per alloggiare teste di serpente. Per quanto riguarda la veste, in antico, sotto l’inizio delle pieghe, fu sovrapposto uno strato di argilla che ne mutò l’aspetto originario, formando larghe pieghe piatte e simmetriche. Le braccia della statua non furono mai rinvenute.
L’iconografia può essere ricondotta ad una Promachos (guerriera), con il braccio sinistro lungo il fianco o piegato a reggere lo scudo e il braccio destro sollevato di lato forse a sostenere la lancia. Indossava l’egida con il gorgoneion centrale, ora molto rovinato, e il periplo dorico. Le sue caratteristiche formali rimandano a un prototipo successivo alla Athena marmorea di Angelitos dell’Acropoli di Atene, data al 480 a.C.
L’elmo era fornito di una cresta centrale e di due penne laterali, come quelli delle numerose raffigurazioni di guerrieri sanniti o delle immagini di Athena che compaiono, ad esempio, sulle monete di Larino nel III secolo a.C.
Secondo Mauro Cristofani sarebbe una creazione nata da una operazione "classicistica" precedente i decenni finali del IV secolo a.C., alla seconda metà del IV secolo la attribuisce anche Gianluca Tagliamonte, mentre per Giovanni Colonna si tratta di un opera di stile severo attardato, non posteriore al terzo venticinquennio del V secolo a.C., giunta attraverso il tratturo "Lucera-Castel di Sangro" a Roccaspromonte da Lucera, la città dauna in cui esisteva un culto di Athena Ilias in un santuario in cui erano conservate anche le armi di Diomede.


Area del rinvenimento dell'Athena da Roccaspromonte

Foto aerea dell'area del rinvenimento.
 
Roccaspromonte sull'IGM

La località Fonte Nuova di Roccaspromonte da un estratto dell'IGM


 

Nella lettera del Cerulli si fa menzione di un altro oggetto dissotterrato insieme alla statua: "... una lapida con alcuni segni e con tre parole etrusche incisa: furono entrambi questi monumenti trasportati entro l’abitato; ma entrambi non ebbero ugual destino: la statua fu al duca Leto recata: la lapida all’incontro fu rimasta fra quei cittadini che,
curiosi di tale scoperta, non cessavano di ammirarla a segno che, entrato in sospetto il buon Parroco di quel luogo, temendo che non fusse presso a poco esposta all’adorazione del popolo, e che non s’introducesse idolatria, diè ordine dopo alcuni giorni che fusse quella dall’alto di una rupe al basso precipitata, per restare in tal modo infranta, e per non aversene di essa viepiù memoria. Fu il tutto eseguito; e noi della medesima non avremmo ora notizia alcuna se …. non se ne fusse allora cavata esatta copia.". Il blocco con iscrizione fu pertanto fatto gettare dal parroco dalla rupe sulla quale sorge il piccolo borgo di Roccaspromonte e da allora è tornato nell’oblio dal quale era fortuitamente riemerso!
 

Disegno del Cerulli del 1777 dell'altare o base
di statua con l'iscrizione osca.
Il disegno ricordato dal Cerulli mostra una sorta di altare cubico, sovrastato da un piedistallo: non è possibile stabilire con sicurezza se esso fosse il basamento della statua o piuttosto un altare votivo del santuario.
L’iscrizione sul blocco era la seguente:
 

 
tanas: niumeriis :/ frunter: sono state proposte diverse traduzioni ma gli studiosi non sembrano esser concordi su una sua interpretazione univoca (*).
La lettera del Cerulli sembra fornirci qualche ulteriore informazione per identificare il luogo di rinvenimento: vi si afferma infatti che la statua fu scoperta in "... una nicchia ... varie tegole che col terreno furono confusamente scavate, oltre di qualche vestigio di fabbrica, ed oltre del luogo eminente ed atto ad un tale edificio."
È chiaro pertanto che statua e basamento furono recuperati tra altri materiali archeologici e resti di strutture in un luogo elevato, sulla sommità di un colle o comunque in una zona dalla quale la vista poteva spaziare ed abbracciare un vasto panorama, dominando gran parte del territorio circostante. Tale descrizione ben si accorda al sito archeologico di località Vicenda Grande, a circa 150 metri ad est dalla Fonte Nuova (chiamata dai locali Fonte dell’Aia), dove ai margini di un vigneto, in una porzione di terreno incolta, sono presenti grandi blocchi calcarei lavorati, pietrame, frammenti di laterizi e affiorano inoltre resti di strutture, forse una pavimentazione formata da lastre di calcare legate da una tenace malta.


 

Base di colonna

Base di colonna.
  Blocchi lavorati

Blocchi di pietra lavorata presenti nell'area.
 
Resti di strutture.

Resti di strutture o pavimentazioni.
  Resti di strutture.

Resti di strutture o pavimentazioni.


 

Qualche anno fa l’ENEL ha effettuato in quest’area uno sconsiderato scavo per l’infissione di un palo della rete elettrica, intercettando e danneggiando strutture in opera laterizia, di cui si son raccolti lacerti in superficie. Dalla stessa zona provengono una soglia rettangolare in calcare (cm 52x103x28) con fori per i cardini, una base di colonna in calcare (cm 80x80x41) ed un lacerto di pavimento in opus spicatum, conservati nella chiesetta al centro del paese.
Lungo il declivio a sud del sito si estende una vasta dispersione di materiali fittili a bassa concentrazione: la visibilità non ottimale del terreno ha permesso soltanto il rinvenimento di frammenti di ceramica comune e di laterizi.
Secondo una tradizione orale è proprio in questa zona che fu trovata la Statua, ed il nome popolare "Fonte dell’Aia" potrebbe forse essere un richiamo a quell’ara, quell’altare subito distrutto da una comunità che gli attribuì un valore magico-sacrale a causa di quella incomprensibile scrittura.


 

Soglia calcarea con gangheri

Soglia calcarea con gangheri e battente
conservata nella locale chiesa.
 
Resti di strutture.

Resti di stutture presenti nell'area di Fonte Nuova.


 

Nel 2008 è stato pubblicato dall’IRESMO (Istituto Regionale per gli Studi Storici del Molise) il volume "Molise esperienze di Survey" che raccoglie i risultati delle indagini topografiche nel territorio della Tavoletta IGM 162 IV N.O. e quindi anche del territorio di Roccaspromonte. L’unico sito archeologico individuato che potrebbe avere tratti in comune col luogo di rinvenimento dell’Atena descritto dal Cerulli, è proprio quello di Vicenda Grande, località collegata al tratturo Lucera-Castel di Sangro e alla Valle del Biferno da una serie di mulattiere utilizzate certamente già in antico. Questi percorsi, inoltre, dalla valle del Biferno permettevano poi di risalire verso Busso (CB) per raggiungere agevolmente anche l’insediamento fortificato sannitico di Monte Vairano.
L’auspicio è adesso che l’area archeologica sia tutelata e vincolata dalla Soprintendenza Archeologica del Molise, per essere preservata in attesa di uno scavo archeologico che chiarisca definitivamente la natura del sito e l’eventuale presenza del santuario di Athena.

 



Il testo e le immagini sono state gentilmente concesse dall'autore.
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Pubblicato nel Marzo 2011


 

 


BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE


(*) Tra le prime interpretazioni del testo osco è da ricordare quella dell'Abate Luigi Lanzi nel 1825 riportata nel suo libro "Saggio di lingua etrusca e di altre antiche d'Italia" di cui si riporta un estratto in PDF da scaricare. Inoltre si veda la nota (4) della pagina dedicata alla Religione dei Sanniti.

- D. Cerulli, Sopra un’antica statua etrusca (Lettera inviata all’Illustr. e rev. Monsignor D. Antonio Gürtler Vescovo di Tiene, Confessore di S. M. la Regina delle Due Sicilie), Napoli, nella Stamperia Simoniana, 1777.

- S. Mirone, La statue d’Athena en terre cuite de Rocca D’Aspromonte, in Aréthuse 1, 1923-1924, pp. 141-150.

- E. Vetter, Handbuch der italischen dialekte, Heidelberg 1953, p. 112, n. 158.

- G. Colonna, I Dauni nel contesto storico e culturale dell’Italia arcaica, in Atti del XIII Convegno di Studi Etruschi e Italici, Manfredonia 21-27 giugno 1980, Firenze 1984, pp. 263-277.

- M. Cristofani, L’Athena di Roccaspromonte, in Prospettiva 66, 1992, pp. 2-9.

- R. Antonini, Nel Sannio con Procuste. Ovvero il testo di Roccaspromonte ed i suoi interpreti, in Samnitice Loqui, Studi in onore di A. L. Prosdocimi (a cura di D. Caiazza), Piedimonte Matese 2006, pp. 339-371.

- B. Sardella, Castropignano (IGM 162 IV N.O.), in Molise esperienze di Survey. Riccia, Oratino, Castropignano (a cura di G. De Benedittis), Isernia 2008, pp. 125-211.

- S. Capini, Scoperte e studi archeologici in Molise nella seconda metà del settecento, in Verso la modernità: il Molise nel tardo Settecento, Atti del Convegno (Campobasso 9-10 marzo 2006) (a cura di R. De Benedittis), Benevento 2009.


 

 

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