Sanniti e Sannio L'area archeologica di Pietrabbondante Bovianum Vetus - Davide Monaco
SANNITI


 


L'AREA ARCHEOLOGICA DI
PIETRABBONDANTE

 

 

PREMESSA

Il complesso archeologico di Pietrabbondante (in provincia di Isernia) costituisce la più cospicua testimonianza monumentale dell'epopea sannita.
Le strutture riportate in superficie rappresentano la parte centrale e di maggior pregio architettonico di un'area notevolmente più estesa, che attende ulteriori fasi di scavo e di ricerca e che promette nuove importanti scoperte. Comunque fino ad oggi non è emerso alcun elemento che possa, al di là di mere ipotesi, documentare il nome antico del sito, la cui storia è dunque ancora affidata solamente allo studio e all'interpretazione dei reperti recuperati.
E' tuttavia da presumere che il luogo figuri tra quelli ricordati dagli autori antichi che hanno tramandato notizie sulle vicende storiche dei Sanniti, soprattutto sullo scontro con Roma all'epoca delle Guerre Sannitiche. Il progredire degli scavi di Pietrabbondante e la migliore conoscenza topografica del Sannio antico hanno dimostrato l'infondatezza delle tante ipotesi di identificazione proposte in passato.
  Pietrabbondante - Il Guerriero Sannita
Pietrabbondante.
Statua del Guerriero
Sannita (1922).
Tra queste, credito amplissimo ebbe quella del Mommsen, che riconobbe in Pietrabbondante il sito di un insediamento romano che compare nella descrizione pliniana dell'Italia con il nome di Bovianum Vetus (una colonia fondata da reduci dell'esercito romano nel I secolo a.C.). Tuttavia lo stesso Mommsen aveva alcuni dubbi nell'identificare il sito a causa della difficoltà di interpretazione del testo di un'epigrafe trovata in loco (si veda "L'Epigrafe di Vesiullaeo").
La maggior parte delle strutture, in particolare il grande tempio e il teatro, sono state edificate pochi decenni prima della guerra sociale ma erano già in abbandono in epoca augustea. Risultavano notevolmente interrati nel II secolo d.C., ed erano interessati da sepolture umili nel III secolo d.C. Inoltre il tipo di frequentazione documentato per l'epoca imperiale non si può in alcun modo riferire ad una forma di insediamento urbano tipico della "colonia latina" esistente ancora in epoca pliniana.

Il testo che segue è di Adriano La Regina ed è tratto da: F. COARELLI e A. LA REGINA - Abruzzo e Molise. Guide archeologiche Laterza - Bari 1984. Tutti i disegni sono di Benito Di Marco e le foto sono di autori diversi, elencati alla fine di ogni pagina.
In fondo alla Parte VI di questo saggio, sono riportati i resoconti delle ultime campagne di scavi archeologici.

 




Pietrabbondante. L'area archeologica con la domus publica (sulla sinistra), il tempio B e il teatro sottostante
(foto di L. Scaroina tratta da La Regina 2010).

 

 

L'AREA ARCHEOLOGICA

I resti monumentali rivelano con ogni evidenza il carattere dell'insediamento antico, sannitico e romano, e il suo sviluppo nel corso dei secoli: una fortificazione risalente all'epoca delle guerre sannitiche sulla sommità del Monte Saraceno o Caraceno (mt. 1212), un santuario che ebbe una straordinaria fioritura in età ellenistica in località Calcatello, a poco meno di 1000 metri di quota, sul versante orientale della montagna e in posizione ben distinta dall'area fortificata; edifici e sepolture di epoca romana, a partire dal I secolo a.C., riferibili a forme di insediamento privato nell'area del santuario e nelle zone adiacenti; e infine, in posizione periferica, indizi significativi di una occupazione diffusa del territorio (in località Arco; in località Colle Vernone).


  Cartografia di Pietrabbondante

Carta dell'area dell'alto Molise con il territorio di Pietrabbondante (IS).
 
     


LOCALITA' TRACCOLA

Allo stato attuale delle conoscenze la più antica fase sannitica di Pietrabbondante copre un periodo abbastanza ampio, tra il 500 e il 250 a. C. Essa è rappresentata da una necropoli ubicata in località Troccola, a sud della vetta del Monte Saraceno, e dalle fortificazioni, ancora ben conservate in alcuni tratti, nella parte più elevata del monte; la fase coeva del santuario è poco conosciuta, ma che esso fosse già attivo in questo periodo è dimostrato da materiali che vi si sono rinvenuti.
L'area sepolcrale è stata esplorata solo parzialmente, ma si è potuto accertare che essa fu utilizzata con continuità per almeno tre secoli, tra il V e il III a.C. da una comunità assai ristretta. Si sono rinvenute due tombe a circolo, parzialmente devastate in occasione del primo casuale rinvenimento neI 1973, e tre sepolture a fossa datate rispettivamente alla prima metà del V secolo, alla fine del IV e, l'ultima, tra la metà del IV e il III secolo a.C. I tre inumati erano tutti di sesso maschile, con corredi costituiti da oggetti metallici e da ceramica. La sepoltura più antica conteneva anche l'armatura del guerriero inumato, formata da una corazza a disco del tipo raffigurato sulla stele di Guardiagrele, un cinturone a nastro e una cuspide di lancia. Le altre due tombe erano prive di armi. Appare probabile che il sepolcreto sia appartenuto a una sola comunità gentilizia, la quale lo avrebbe utilizzato fino all'inizio delle guerre sannitiche. La pratica delle deposizioni in quest'area sembra infatti cessare proprio in coincidenza con la conclusione del conflitto con Roma.


LE FORTIFICAZIONI

Al periodo delle guerre sannitiche, e probabilmente alla fine del IV secolo o agli inizi del III, sono da attribuire le fortificazioni che furono costruite sulla montagna utilizzando grossi blocchi di pietra locale, tagliati in forma poligonale, e non rifiniti nelle superfici, secondo la tecnica comunemente usata nell'intero apparato di strutture difensive innalzate in quel periodo in tutto il territorio sannitico. Anche qui è stato seguito il criterio di
  Fortificazione su Monte Caraceno
Mura poligonali su monte Caraceno.

munire una posizione elevata, già sufficientemente impervia per conformazione naturale, edificando barriere nei tratti più facilmente accessibili. Presso la quota 1212, ma più in basso, il muraglione in opera poligonale si salda a una parete rocciosa sviluppandosi poi su tutto il lato occidentale dell'altura in modo da interrompere con uno sbarramento difensivo la ripida ascesa verso la sommità.
Fortificazione su Monte Caraceno
La postierla.
 
Una postierla assai stretta si apre su questo versante, ove le mura sono per lo più crollate, ma appaiono ancora conservate in alcuni tratti presso la quota 1200. Sul versante settentrionale le mura non hanno più un andamento altimetrico costante, ma scendono lungo il pendio della montagna dalla quota 1200 in direzione dell'odierno abitato, e sono visibili per un tratto di circa 300 metri. Probabilmente, proseguivano in basso fino a raggiungere i 1000 metri di quota, saldandosi con i roccioni prominenti a nord del paese, ove ne affiorano alcuni resti.
L'area su cui si sviluppa l'abitato di Pietrabbondante è
munita naturalmente su tutto il versante settentrionale, fino alla rupe del Castello. Non conosciamo l'andamento delle mura sul versante meridionale: forse esse collegavano anche da questa parte la vetta del monte con la zona del Castello.


LA STRADA SERNIESE

Appare comunque abbastanza sicura la funzione che doveva svolgere questa fortificazione, non limitata alla difesa di una posizione elevata, ma estesa anche al controllo di una strada che, con andamento nord-sud, superava il valico presso la quota 1025 a nord-est del Monte Saraceno. La strada si è conservata nell'attuale tracciato che raggiunge la località Calcatello, ove è il santuario, proseguendo poi per la località Arco. L'antichità di questo percorso è documentata dal fatto che esso costituisce l'asse stradale lungo il quale si è sviluppato il santuario e sul quale si sono attestati i suoi principali edifici.


IL CALCATELLO

La zona di maggior interesse archeologico si estende sul ver­sante orientale della montagna, occupando una posizione in declivio aperta sulla vallata del Trigno (flumen Trinium), dalla quale si domina gran parte del Sannio.
Gli edifici messi in luce nel corso di scavi eseguiti nel secolo scorso e poi ripresi negli anni recenti sorgono nella parte più elevata dell’area interessata da resti antichi. La strada su cui si attestano le costruzioni è certamente anteriore, come percorso, all’intero impianto architettonico, che tuttavia ne dovette condizionare la regolarizzazione e l’andamento in rapporto all’orientamento dei templi, che non è certamente casuale. Questo fu determinato probabilmente già nel III secolo a.C., quindi in epoca anteriore alla costruzione del tempio minore, il più antico di quelli esistenti, e mantenuto poi in tutti gli edifici successivi. L’intero santuario è infatti orientato a est/sud-est, in modo da trovarsi in asse con il punto in cui sorge il sole nel solstizio d’inverno.
  L'area archeologica di Pietrabbondante
L'area archeologica di
Pietrabbondante.
Ciò, evidentemente, al fine di poter osservare dalla fronte dei templi la nascita del sole per tutto il corso dell’anno nel settore di orizzonte ubicato alla sinistra dello spettatore, e di avere il sole a mezzogiorno sulla destra, in direzione simmetrica rispetto al punto in cui esso sorge nel solstizio d’estate. Un orientamento così rigorosamente condizionato dal corso del sole rivela l’adozione dei principi della disciplina augurale.


CONTINUA...          

 

 

Bojano. La capitale dei Sanniti Pentri Studi e Ricerche Pietrabbondante Seconda Parte


Storia dei Sanniti e del Sannio - Davide Monaco - Isernia
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