SANNITI

 
SANNIO IRPINO
Una diversa lettura del territorio potrebbe
guidarci verso conclusioni inattese.
Qual'era il Sannio descritto da Livio?

Domenico Cambria

 

Il seguente saggio parte dal presupposto che il teatro di guerra delle azioni belliche, sia sannite che romane, condotte durante la terza Guerra Sannitica (298 - 290 a.C.) e riferite da Tito Livio nei suoi libri di "ab Urbe condita", sia da individuare in territorio irpino.
L'autore riesce ad ambientare facilmente la narrazione liviana nel quadrilatero compreso tra Ariano Irpino, Candela, Muro Lucano e l'alta valle del Calore (Bagnoli-Montella-Cassano-Nusco), facendo leva sulla mancanza di informazioni relative all'assetto topografico dell'antico Sannio che ancora ai tempi nostri sia l'archeologia che gli studi storici non sono riusciti a definire.
Potrebbe sembrare una provocazione, ma leggendo questo saggio si riesce a capire quanto lavoro ancora deve essere fatto per riportare il tracciato della storia antica verso la giusta direzione.

 


3.7 - La III guerra sannitica.

Mentre i due popoli erano alla ricerca della loro stabilità politica sul territorio, vi fu qualche anno di pace. Verso il 304 a.C., Roma iniziò a costruire la strada Valeria ponendo nuove alleanze con i Marsi, i Peligni, i Marrucini e con gli stessi Frentani. Gli Acqui erano stati definitivamente annientati, con l'Etruria era stato stipulato un trattato di non belligeranza, mentre la "protezione" di Roma era arrivata sino al Salento, allora in guerra con Cleonimo, un principe spartano al servizio di Taranto. Stessa "protezione" fu assicurata ai Lucani, sempre minacciati dai Sanniti.
Il cerchio, in questo modo, appare chiuso.
Fu nel 299 a.C. che i Sanniti attaccarono i Lucani per i soliti territori a pascolo, posti sul confine del basso Ofanto. I Romani mandarono a dire ai Sanniti di ritirare i loro eserciti dai territori Lucani. I Sanniti, per tutta risposta, risposero che se Roma avesse inviato i suoi "Teziari", questi non sarebbero tornati vivi!
Da qui, la miccia che innescò l'inizio delle ostilità: la III ed ultima Guerra Sannitica. Da quello che la storia ci tramanda, anche se Tito Livio usa sempre il termine "Sannio", la guerra si combattè al confine con la Lucania, in Hirpinia, sul basso Ofanto, ultimo baluardo all'espansionismo romano.
Ma delle ombre aleggiano anche su questo conflitto, sia per alcune date che non coincidono, sia per certe località spesso ripetute, altre introvabili. Ritorna la polemica: perché Tito Livio non è mai chiaro verso gli Hirpini? Il campanilismo di molti ha poi aumentato la confusione che già esisteva, al punto da stravolgere la realtà storica.

Sannio Hirpino

Il territorio dove l'autore ambienta le azioni della III Guerra Sannitica.


 

3.8 - L'ennesima Bovianum.

Nel 298 a.C., quando decise di correre in aiuto dei Lucani, Roma inviò sul luogo delle operazioni due suoi consoli, Cneo Fulvio Centumale e Lucio Cornelio Scipione Barbato. "Il primo operante sul fronte Sannita" - precisa Tito Livio - "il secondo in Etruria" (1).
Roma, come già visto, aveva alcune colonie in Apulia, mentre sul versante del Tirreno aveva due siti ben consolidati, conquistati nel 313 a.C. e nel 308: Nola e Nuceria Alfaterna. Essa poteva, in questo modo, giungere nel cuore dell'Hirpinia da due fronti opposti.
Passando alle vicende specifiche, Tito Livio annota testualmente: " ... nel Sannio, presso Boviano, si ebbe un combattimento del console Cneo Fulvio con una vittoria per niente incerta. Egli prese d'assalto Boviano, e non molto dopo Aufidena" (4).
Ora, se Cneo Fulvio Centumalo era stato mandato nel Sannio per dare aiuto ai Lucani, di quale Sannio si poteva trattare se non di quello Hirpino?
Ed ancora, se si ebbe una battaglia colà, di quale Boviano si poteva trattare se non di una Bovianum Hirpina?
Ed ancora, Aufidena non è Alfeterna: Aufidena è la zona dell'Ofanto, dell'Aufidus, come chiamato dai Romani in quanto fiume "infido".
"Dopo quella battaglia" - aggiunge sempre Tito Livio, "Cneo Fulvio passò in Lucania". Il conto torna.
Vi è da credere allora che, oltre alle due principali Bovianum che conosciamo, quella Pentra città "madre" e quella Carricina, ve ne fossero altre, ridenominate dai Sanniti, di volta in volta, durante i loro primi insediamenti nei territori occupati. Tale consuetudine è d'altronte riconosciuta anche in altre storiche circostanze ad opera dei colonizzatori del VI, VII ed VIII secolo.
Sulla Bovianum successivamente nominata da Tito Livio nel 293 a.C. durante la battaglia di Aquilonia, fonte di grande dibattito e di grande equivoco su tutte le vicende di questo conflitto, sarà aperta, nel prossimo capitolo, un'approfondita discussione, al fine di arrivare a quegli utili chiarimenti atti alla sua identificazione.

 


3.9 - Bovianum ed Aquilonia, punti di discordia.

Punto cardine di questa confusione, come si è già detto, è l'esistenza di più Bovianum e di un'altra Aquilonia.
Tito Livio, dopo la battaglia di Aquilonia, dice: "pochi furono gli scampati, la nobiltà Sannita ed i cavalieri si rifugiarono a Bovianum ..." (5). E' da qui che molti scrittori, locali e no, spostano quest'antica e nobile città Hirpina, Osca, dal nome Akudunniad, in terra Molisana, vicino Boiano, trasportano nel contempo tutti gli avvenimenti di quel periodo nel Sannio Pentro, mettendo addirittura in dubbio che gli Hirpini avessero mai partecipato a questo conflitto. Tutto ciò è palesemente impossibile.
Purtroppo, molti storici, anche affermati, di fronte all'assenteismo delle Autorità Irpine nel tutelare la propria storia, hanno rivolto le loro attenzioni maggiormente al Sannio Pentro e Carricino, confermando la tesi dell'Aquilonia Pentra, senza mai neppure visitare il territorio Irpino.
Ma procediamo con ordine.




Una suggestiva veduta di Bagnoli Irpino con, sullo sfondo, il monte Celica
ed i picchi (1) La Sabina, (2) La Sabinella e (3) il Tesoro.


 

3.10 - La Bovianum Hirpina.

Anche a costo di urtare, con la nostra insistenza, l'altrui suscettibilità, bisogna ribadire che l'equivoco maggiore è dovuto a questa Bovianum spesso ripetuta. Dobbiamo chiederci per l'ennesima volta: perché Tito Livio la nomina spesso? E' possibile che i reduci della battaglia di Aquilonia siano stati inviati a Boiano, centro del Molise, tra l'altro occupata dal 305 a.C.?
Se Aquilonia fosse stata quella del Sannio Pentro certamente sì, ma se si stava combattendo sull'Ofanto, ai confini con la Lucania, ed il Sannio Pentro era già stato conquistato, perché i Sanniti sarebbero dovuti andare in una città già romanizzata e per di più in Molise?
Tutto ciò è assurdo sotto tutti i punti di vista. Gli Hirpini, reduci dalle battaglie contro Roma, si erano sempre rifugiati in zone montuose (che erano tante e sicure) adiacenti ai loro "vici" ed ai loro "pagi": Lioni e Nusco tra le balze del monte Calvello, Bagnoli e Montella tra quelle del Cervialto e del Terminio.
Come già accennato, le principali Bovianum che si conoscevano erano due (perché qualcuno vedrebbe una Bovianum anche in Baiano, vicino Nola, ed una in Bovino, nei pressi di Aequum Tuticum), la Bovianum Vetus (Pietrabbondante) nell'alto Sannio, e la Bovianum Pentrorum (Bojano), capitale dei Pentri. Tito Livio, con il termine Sannio, si riferisce anche a quello Hirpino, così con Bovianum, di volta in volta, alla locale Bovianum. Se per lui che scriveva questo era logico, per noi, a distanza di 2300 anni, con la confusione che si è ingenerata, certamente no.
Stando ai testi ed a quanto ipotizzato, se c'era, dove poteva trovarsi la Bovianum Hirpina?
Questa città non può essere stata altro che un luogo dove avvenne il primo e il più importante insediamento Sannita in Hirpinia, un luogo di riferimento il cui nome ne ricordasse la capitale; per cui, se risposta ci può essere, questa non può venire che da una località dall'alta valle del Calore, zona madre dalla quale gli Umbro-Sabelli si stabilirono durante il primo, grande "Ver Sacrum", e da dove si estesero attraverso i successivi riti, sul territorio circostante.
Il prof. Gabriele Grasso, di Ariano Irpino, docente di Storia e Topografia presso l'Università di Messina, nel suo lavoro sulla Storia Antica d'Italia, si sofferma sulla possibilità di più Aquilonie, sulla viabilità del Sannio e sulla storia di Aequum Tuticum. Per quanto riguarda la problematica di Aquilonia, egli cita un lavoro svolto dal topografo Palmese ed un'espressione da questi riportata, attribuita al poeta romano Silio Italico che recita: " ... affluit et Samnis, nondum vergente favore ad Poenos, sed non veteri purgatus ab ira. Qui Batuluni, Nucrasque colunt Boviana quique exercent lustra... " identificando, il Palmese, in Batulum, Bagnoli, Nucras in Nusco, e Boviana in una Bovianum Hirpina presso questi centri "... dove si rifugiò la nobiltà Sannita a seguito della sconfitta di Aquilonia" (6).
Se Tito Livio è uno storico di parte e deve assuefarsi agli ordini di Roma nel raccontarne i fasti, Silio Italico è un poeta, un filosofo, e come tutti i poeti scrive con il cuore; non ha, tra l'altro, interessi particolari nel narrare questi avvenimenti in maniera diversa, al solo scopo di mettere in evidenza questo o quello. Chi voleva favorire? A quale scopo? Da quale testo ha tratto i nomi di Batulum e Nucras?
Come già molti, per logica, erano arrivati ad identificare una Bovianum nell'alta valle del Calore, la dichiarazione di Silio Italico ce lo conferma quasi.
Questa Bovianum, allora, è sita nel comune di Montella, di Bagnoli, di Cassano, o di Nusco? E' sconveniente ed irrilevante fare dei nomi al solo scopo di mettere in mostra questo o quel centro; ma, se di una Bovianum Hirpina dobbiamo parlare, non possiamo che riferirci ad una località posta in uno di questi quattro luoghi della valle, forse identificabile in "Montella Piccola", sito lasciato dagli antichi ceppi Sanniti con l'avvento dei Longobardi intorno al 600 d.C., quando andarono a comporre i casali di Montella, di Cassano e quello di San Lorenzo; oppure potrebbe essere Santa Maria del Monte o, ancora, potrebbe essere identificata in un sito posto lungo la costa di Bagnoli che da Cuozzoli porta a Fontigliano, o in uno dei quattro contrafforti che contraddistinguono Bagnoli, in special modo quello detto del "Tara-turo". Indipendentemente da questo, riteniamo che le mura difensive rinvenute tra la zona delle Fieste e quelle delle Pietre Bianche, nel pressi di Fontigliano, si debbano riferire ad una fortezza ed alla battaglia di Boviano (non alla città), narrata da Livio al Libro X cap. 12.

Pietre Bianche

Le mura difensive rinvenute in località Pietre Bianche di Bagnoli Irpino.

Con il tempo e con lo studio, probabilmente tra non molti anni, se la ricerca avrà intrapreso il suo corso, si potranno dire molte cose intorno a queste vicende ancora apparentemente buie.
A proposito di Montella e delle sue origini, qualcuno, verso la metà dell'800, l'ha definita una città nata dai reduci provenienti da Sabazia, la capitale dei Sabatini, dopo che questa fu distrutta in conseguenza alle Guerre Sannitiche. Pensare una cosa del genere è assolutamente fuori luogo, sia perché la valle del Calore era un'entità primaria, città "madre", sia perché i ruderi di Ogliara o Civita di Serino, come già detto, sono di epoca Longobarda, quindi, relativamente recenti rispetto al contesto storico trattato.

 


3.11 - Murganzia, Romulea e Ferentino.

Chi si trovava sul fronte di guerra, nel 296 a.C., era anche Decio Mure che operava in Apulia (basso Ofanto), attento a che i Lucani non rompessero il loro accordo con Roma e perché aveva saputo che un esercito Sannita era partito per il Sannio Pentro in cerca di alleanze.
Tito Livio dice che Decio Mure mosse all'assalto di Murganzia, una città ben protetta, dove duemila Sanniti furono accerchiati e fatti prigionieri, quindi mosse verso Romulea, anche questa una città senza eccessive fortificazioni, dove furono uccisi circa 2300 uomini; quindi si diresse su Ferentino, dove il pericolo fu maggiore e le mura difese con sommo accanimento.
Quali potrebbero essere queste tre misteriose città Sannite Hirpine?
Visto che Decio Mure operava in Apulia, Murganzia, anche se mai identificata neppure come probabilità, potrebbe essere una città delle Murge. Romulea, almeno dalle carte romane che riportano una Sub Romulea, potrebbe essere Bisaccia; Ferentino, invece, viene accreditata presso la località di Oppido Vetere, di fronte al Monte Calvello di Lioni, dove esistono una serie di mura ciclopiche dirute ed i resti di una torre; anche se, ad essere sinceri, volere collegare la zona della Fiorentina, posta alla sorgente dell'Ofanto, con i resti murari di Oppido Vetere, è molto azzardato. A meno che (e ciò è possibile) Tito Livio, nella sua narrazione, non conoscesse già la località della Fiorentina ed abbia voluto indicare quel fortilizio con tale, generica località.
Nella località Fiorentina, invece, sono state rinvenute numerose tombe sannitiche, saccheggiate dai contadini del posto quando le profonde arature, effettuate con mezzi meccanici agli inizi del 1900, hanno portato alla luce numerosi reperti, poi venduti per pochi soldi a mercanti che da anni depredano i nostri siti, primo fra tutti, ancora adesso, quello di Aequum Tuticum.

Oppido Vetere

Resti di mura di epoca sannita in località Oppido Vetere di Lioni.


 

3.12 - La Taurasia-Cusauna.

Nel frattempo, poiché Tito Livio attesta che nel 298 a.C. il console Lucio Cornelio Scipione Barbato aveva ottenuto una vittoria a Volaterrae (Volterra), in Etruria, dove era stato inviato, e poiché egli è considerato anche l'autore della conquista di tutti i territori della Cisauna e della Taurasia Hirpina, territorio che sembra andare da Beneventum sino in Puglia, se ne deduce che, questo console, una volta compiuta la sua campagna in Etruria, si era portato nel Sannio-Hirpino. Tutto questo è possibile desumerlo storicamente dall'elogio rinvenuto sulla pietra tombale del suo sarcofago, sito nella tomba degli Scipione sull'Appia antica in Roma.
Lo storico e scrittore di Nusco, Nunzio Della Vecchia, già a metà dell'800, in un suo volume dedicato tutto ai Campi Taurasini Hirpini, tracciava con chiarezza di analisi gli avvenimenti, e contemporaneamente condannava i "bifolchi" per lo sperpero del patrimonio archeologico rinvenuto, trafugato e svenduto al mercanti del tempo.

 


3.13 - Gli Hirpini cercano alleati. Gellio Egnazio.

Tra i tanti condottieri Hirpini, quello che all'epoca dei fatti si mise maggiormente in luce, fu Gellio Egnazio. Consapevole di dovere affrontare i Romani, attraversò il Sannio Pentro e si recò in Etruria, dove riuscì a mettere assieme un buon esercito composto da Sanniti, Galli, Tusci, Marsi e Umbri. Ma dovè prima combattere al loro fianco, solo dopo avrebbe potuto portare il suo esercito, per intero, in Hirpinia.
Gellio Egnazio ottenne una grande vittoria a Camerino. Roma ebbe di nuovo paura. Dopo i comizi inviò in Etruria il console Appio Claudio con 12.000 mercenari e mandò a chiamare Lucio Volumno che si trovava nel Sannio (sempre Hirpino). Inviò inoltre contro Gellio Egnazio il meglio delle sue legioni, nonché quel Cornelio Scipione Barbato di cui si è appena parlato, Decio Mure e Fabio Rulliano. Nella famosa battaglia di Sentino, Roma, ancora una volta, ebbe il sopravvento sui Sanniti, anche se a caro prezzo. Muore infatti Decio Mure e periscono anche 25.000 Sanniti, tra i quali il condottiero Gellio Egnazio.

Sannio Hirpino

Il territorio di Bagnoli Irpino con Montella, monte Calvello, Oppido Vetere e Lioni.


 

3.14 - Milionia e Feritro.

Due nuovi consoli vengono eletti da Roma, sono Lucio Postumio Megello e Marco Attilio Regolo, ai quali vengono affidate le operazioni nel Sannio (è chiaro che è quello Hirpino), da dove erano stati richiamati. Attilio partì subito, narra Livio, mentre Postumio fu trattenuto a Roma per ragioni di salute. Marco Attilio Regolo, lungo la sua strada, in un giorno di fitta nebbia, cadde in un'imboscata dove fu ucciso il questore L. O. Pansa. Saputo questo, Postumio corse in suo aiuto conquistando Milionia e Feritro. Anche queste due città sono da collocarsi tra l'Apulia, la Lucania e l'Hirpinia.

 


3.15 - La Legione "linteata".

Il fronte delle operazioni era sempre il basso Ofanto, Aquilonia e dintorni, dove si era concentrato il resto dei combattenti Sanniti, il fior fiore della gioventù sannita, a partire da quelli di Abellinum a quelli della valle del Sabato, di Volturara, Montemarano, alle tribù dell'alta valle del Calore, di Caposele, Senerchia e Calabritto, nonché Lioni, Teora, Compsa, sino a Monteverde. E là essi giurarono in una formula che Livio ritenne arcaica e superstiziosa.
"Per caso alla guerra i Sanniti si erano preparati con le stesse apparecchiature, con gran dovizia difulgide armi; e ricorsero anche all'aiuto degli dei, giacché i soldati erano stati iniziati alla milizia prestando il giuramento secondo un antico rito, e s'era fatta una leva per tutto il Sannio con una nuova legge, in virtù della quale chi tra i giovani non fosse accorso alla chiamata dei comandanti e chi si fosse allontanato senza il loro ordine, doveva essere consacrato alla vendetta di Giove. Poi tutto l'esercito ricevette l'ordine di radunarsi ad Aquilonia. Vi si raccolsero circa sessantamila uomini, il fiore delle milizie ch'erano nel Sannio.
Ivi, quasi al centro dell'accampamento, si racchiuse tutt'intorno con tramezzi di graticci e si coprì con drappi di tela uno spazio che s'estendeva al massimo per duecento piedi, ugualmente in ogni direzione.
Ivi si offrì un sacrificio, secondo quanto s'era letto in un vecchio libro linteo: il sacerdote era un certo Ovio Paccio, un uomo d'età avanzata, il quale affermava ch'egli ricavava tale sacro rito da un antico cerimoniale dei Sanniti, cui s'erano un tempo attenuti i loro antenati quando avevano preso segretamente la decisione di togliere Capua agli Etruschi.
Compiuto il sacrificio, il comandante faceva chiamare da un messo i più nobili per stirpe e imprese; essi venivano introdotti ad uno ad uno. Oltre agli altri sacri apparati, atti a infondere all'animo il timore religioso, v'erano anche nel centro del recinto, tutto coperto all'intorno, are e vittime uccise, e v'erano schierati in giro centurioni con le spade sguainate. Il giovane veniva condotto davanti agli altari più come vittima che come iniziato, e gli si faceva giurare che non avrebbe rivelato ciò che avesse visto o sentito in quel luogo. Lo costringevano a giurare secondo una formula terribile fatta apposta per invocare la maledizione su di sé, sulla sua famiglia e sulla sua stirpe, se non fosse andato a combattere là dove i comandanti l'avessero condotto, e se fosse fuggito dal campo di battaglia, oppure avesse visto fuggire un altro e non l'avesse immediatamente ucciso
" (7).

 


3.16 - La battaglia di Aquilonia.

In virtù di quanto la storia ci tramanda, uno tra i tanti storici che affronta con perizia di causa gli avvenimenti del terzo conflitto, e della identificazione del luogo dove si svolse la battaglia finale, è il prof. Nicola Fierro, di Aquilonia, Ispettore Onorario alle Antichità e direttore tecnico del Gruppo Archeologico Salernitano (8).
Tornando alla storia, furono a Lucio Papirio Cursore e Spurio Carvilio, al quale erano state assegnate le legioni di Marco Attilio Regolo di stanza ad Interamna, che vennero assegnate le operazioni nel Sannio Hirpino "... mentre i Sanniti erano intenti nelle loro pratiche superstiziose" - enuncia esplicitamente Tito Livio - "Carvilio prende d'assalto Amiternum (Pontecagnano), mentre Cursore lo seguì ben presto espugnando Duronia, quindi, dopo avere percorso in lungo ed in largo il Sannio (tra i monti Picentini ed i Tilburni), devastarono il territorio di Atina (Atena Lucana), Carvilio giunse a Cominio, Papirio ad Aquilonia" (9).
Roma, con tale manovra, aveva voluto prendere alle spalle i Sanniti di Aquilonia. Ma, anche in questo racconto di Livio, come si è voluto intravedere un'altra Aquilonia, così si è voluto intravedere un'altra Amiternum ed un'altra Atina. Procediamo con ordine e vediamo se si riesce, sempre con la logica dettata dai fatti narrati da Tito Livio e dallo stato dei luoghi, di ripercorrere i tempi per ricercare la luce indispensabile ad illuminare quelle tenebre, spesso volute.
Che strada avevano percorso i due consoli?
Le ipotesi che si possono formulare al riguardo sono due, o gli eserciti romani ritornarono indietro percorrendo il Vallo di Diana lungo il fiume Tanagro, quindi il Sele, per poi valicare la sella di Conza (cosa improbabile in quanto avrebbero dovuto attraversare un territorio interamente Sannita), oppure adottarono una tattica d'aggiramento percorrendo un'ampia zona amica, Lucana.
Tito Livio non dice il percorso, limitandosi a narrare che "... dopo aver percorso in lungo e in largo il Sannio, devastando soprattutto il territo-


P è l'accampamento di Papirio, C quello di Carvilio, S dei Sanniti e frangiato in rosso il luogo della battaglia.
 
rio di Atina (Atena Lucana), Carvilio giunse presso Cominio, Papirio presso Aquilonia, dove era concentrato il grosso dei Sanniti" (10).
Per tutto il ragiona-mento portato avanti sino ad ora, i due non poterono che effettuare il percorso tratturale che unisce Atena Lucana a Potenza e Candela, via Rionero sul Vulture, Melfi, quindi Aquilonia, l'attuale Lacedonia.
Mentre Papirio si accampò nei pressi dell'attuale Rocchetta Sant'Antonio, Carvilio, presso Rionero o Melfi, deviò per la valle dell'Ofanto transitando per l'attuale Lioni, Sant'Angelo dei Lombardi, Frigento, Sturno, per ridiscendere nella valle dell'Ufita dove si accampò: presso l'antica Fioccaglie.

 


Considerazioni.

Nel riconsiderare, e davvero per l'ultima volta, la presenza di più Aquilonie, di Amitenum, di Atina o Atena, delle tante Bovianum, nonché di un'Aufidena, la domanda in conclusione è una sola: esisteva forse un'altra Lucania o un'altra Apulia?
E qui la risposta è decisamente no. Basterebbe consultare una cartografia romana dell'epoca o una qualsiasi attuale carta stradale per rintracciare quell'Aquilonia e quella Lacedonia che in altri luoghi non potrebbero trovarsi.

 


3.17 - Il luogo della battaglia.

In genere, tutti i luoghi in cui si svolgevano le battaglie, specialmente quelle importanti, erano luoghi situati in pianura.
Il luogo più accreditato per la battaglia di Aquilonia, come sostiene a ragione il prof. Fierro, è la piana del Calaggio, adiacente al casello autostradale di Lacedonia; zona detta delle "Chiancate" (macello-carnaio).

 


3.18 - La localizzazione di Cominio.

Anche in questo caso la città di Cominio si perde nel buio della notte. Poiché l'indagine svolta ci chiede di indagare, vediamo, con la logica adottata e perseguita sino ad ora, di provare a localizzarla.
Scrive sempre Tito Livio che i due accampamenti Romani (non le due città), erano distanti tra di loro 20 miglia, pari a 30 chilometri circa, e che i rinforzi dei Sanniti per Cominio, strada facendo, si arrestarono a sette miglia da quest'ultima località, in quanto essi scorsero le fiamme del saccheggio e udirono le urla che si levavano, sia da una parte sia dall'altra.
Appare chiaro che i rinforzi Sanniti dovevano trovarsi lungo un percorso posto in alto, frontale e lungo una stessa direttrice. Dall'accampamento Sannita, risalendo il Calaggio, e scavalcando appena Scampitella, ci si immette lungo la valle del torrente Fiumarelle, con tutti i "pagi" della Baronia in posizione frontale. Anche in questo caso, come per una coperta troppo corta con la quale si è voluto coprire testa e piedi, nella identificazione che ognuno ha cercato di dare a questi luoghi, nessuno è mai riuscito a fare quadrare i conti (distanza, posizioni, visibilità dei siti), compresa la localizzazione di una pianura, tanto ampia, capace di contenere le legioni di Carvilio, composte da circa 80.000 uomini. Questo accampamento non può essere individuato se non dopo l'ubicazione dell'accampamento di Papirio. Poiché i due eserciti provenivano dalla zona Lucana, Carvilio, come già detto, si portò verso Cominio, mentre Papirio si accampò nei pressi di Lacedonia e del campo sannita, in un'ampia zona da potere contenere le sue legioni. La valle del Calaggio, sino a Candela, è un continuo di zone semipianeggianti; per cui, individuare con certezza il posto è impossibile e relativo. Esso, come per logica, non poteva trovarsi che a debita distanza dall'accampamento sannita, diciamo ad una distanza compresa tra 15 ed 10 chilometri.




Località Crisci di Bagnoli Irpino. Ruderi di mura
di epoca sannita con sovrapposizione medioevale.

Formando un quadrante topografico dal presumibile accampamento di Papirio, escludendo in parte quello a Sud-Ovest, in quanto Lucano e già percorso dai due eserciti, quelli posti a Sud-Est, Nord-Est e Nord-Ovest in quanto Apuli e territori già conquistati da Roma, l'unica zona da prendere in considerazione è la parte del quadrante Sud-0vest, lungo la valle del torrente Fiumarelle, contigua a quella del Calaggio, la quale risponde in maniera perfetta a tutte le caratteristiche richieste (distanza, visibilità, logica degli schieramenti e ampiezza della superficie): l'accampamento di Carvilio non può essere localizzato che lungo questa fascia.
Partendo sempre dall'accampamento di Papirio e riducendo la distanza reale a quella orizzontale di circa il 20-30%, in dipendenza della tortuosità del terreno, si ottiene una lunghezza pari a 22-25 chilometri, distanza per la quale è possibile ubicare l'accampamento di Carvilio, con molta approssimazione, nei pressi della località Tre Torri, collegata con il fondo valle Ufita e capace di contenere non cinquantamila, ma duecentomila e più uomini attendati.
A questo punto Cominio risulterebbe collocata nei Comuni di Flumeri, di Villanova del Battista, o anche di Zungoli.
Anche in questo caso, come per la Bovianum Hirpina, cercare di identificare Cominio nell'uno o nell'altro sito, è sconveniente e sbagliato, ma una risposta va pure data. Se ci si vuole attenere a tutta la logica sinora seguita, i rinforzi per Cominio, provenienti dall'accampamento Sannita, non potevano transitare che lungo la costa di Scampitella, Montuccio e Molara, zona frontale rispetto a Flumeri, dalla quale potevano essere visti i fuochi sia dell'una sia dell'altra città.
Questo registra Tito Livio a tal riguardo: "nel tratto compreso fra le due città, dove si era atteso un terzo combattimento, non si trovò traccia di nemici. Richiamati indietro quando distavano sette miglia da Cominio, non parteciparono a nessuna delle due battaglie ... si fermarono alle grida che si levavano ugualmente forti da entrambe le parti..."(9).
Questo terzo contingente, che non partecipò a nessuna battaglia, di certo si divise tra i monti della Molara, dei Monticelli di Zungoli, e lungo i canali boscosi di Panni e Monteleone di Puglia sino a Bovino (Vibinum), per poi cercare di ricompattarsi ad Aequum Tuticum, lontano da qui solo pochi chilometri.
Ritornando alla battaglia, Lucio Papirio inviò un messo a Carvilio, comunicandogli che avrebbe sferrato l'assalto per il giorno dopo e che lui avrebbe dovuto fare lo stesso. Papirio, durante la notte, inneggiò alle battaglie del padre sui Sanniti, ricordando come i giavellotti Romani avessero trapassato il fragile scudo e le toghe linteate dei nemici, al punto da infervorare l'animo dei suoi uomini.
Dall'altra parte, il giuramento ad oltranza dei Sanniti.
Il caso volle, sempre secondo Livio, che un disertore rivelasse a Carvilio che venti coorti di Sanniti, composte da quattrocento uomini ognuna, erano partite alla volta di Cominio.

 


3.19 - Lo stratagemma di Papirio.

Si iniziò a combattere con tale foga che già i Sanniti erano dinanzi alle insegne romane, quando una nube di polvere, tanto considerevole da oscurare le insegne stesse, distrasse e sconcertò i guerrieri. Si era trattato di un espediente! Spurio Nauzio, comandante delle "ali" romane, aveva legato dei rami alla coda dei cavalli, gridando che Cominio era stata presa da Carvilio e che questi si stava colà precipitando.
Lo stratagemma era stato escogitato da Papirio.
Sia i Romani sia i Sanniti, entrambi ignari del fatto, rimasero scossi da tale annuncio. I primi, chiaramente, si galvanizzarono; i secondi si demoralizzarono pensando che avrebbero avuto a che fare con altri uomini. Lo sbigottimento fu tale che le sorti, in un baleno, si capovolsero.
Riportiamo ancora da Tito Livio. "Il cavaliere insegue il cavaliere, il fante il fante; le ali si volgono verso direzioni opposte: la destra all'accampamento dei Sanniti, la sinistra alla città. La schiera dei fanti che scampò alla battaglia fu cacciata verso Aquilonia, la nobiltà e i cavalieri si rifugiarono a Bovianum" (10).
Ed è proprio in base a questa affermazione, che tutte le vicende di questa battaglia e dell'intera terza Guerra Sannitica sono state collocate nel Sannio Pentro!
Probabilmente, adesso, si è fatta più chiarezza.
Anche in questo caso è d'obbligo chiederci: perché la nobiltà sannita ed i pochi superstiti di Aquilonia si rifugiarono a Bovianum? Avrebbero potuto riparare benissimo ad Aeclanum, ad Aequum Tuticum o nella Baronia, loro luogo di residenza; al contrario scelsero Bovianum, la città che ricordava il loro primo insediamento e la loro città madre, sicuramente non quella molisana, esistente oramai solo nei loro ricordi.

 


3.20 - Il dopo Aquilonia.

"... pertanto" prosegue Tito Livio, dopo tutta una descrizione intessuta di elogi per i Romani, minuziosa sul ricco bottino raccolto "dopo avere mandato un rapporto sulla condotta delle operazioni al Senato e al popolo romano, i consoli mossero con le legioni in direzioni opposte, Papirio ad assalire Sepino, Carvilio ad assalire Velia" (11).
Anche in questo caso, il conto, l'ennesimo, torna come non mai: Sepino è a Nord rispetto all'Aquilonia Hirpina, lungo il percorso per Bojano; Velia invece è Ascea, la vecchia Elea, la patria di Parmenide, leggermente più in basso di Paestum.
"Direzioni opposte" puntualizza Tito Livio, altrimenti, se si fosse trattata dell'Aquilonia Pentra, gli eserciti si sarebbero diretti tutti e due a Sud.
Continua ancora Livio "... Carvilio, dopo Velia e Palombino, prese anche Hercolanum "(1). Anche in questo caso il conto torna alla perfezione, perché Carvilio, dopo Velia, risalì verso Roma, occupando Ercolano, la città che con Pompei fu distrutta dal Vesuvio nel 79 d.C.
Ci chiediamo ancora: esiste forse un Vesuvio anche in Molise?
L'anno successivo i Romani assoggettarono definitivamente l'intero Sannio. La Lega Sannitica fu sciolta ed il trattato di pace rinnovato per la quarta volta. In queste alterne vicende, i Romani attaccarono e presero anche Caudium, dove fecero prigioniero Gavio Ponzio, l'eroe delle Forche Caudine che, condotto a Roma, fu giustiziato a colpi di scure dinanzi al popolo.
Anche dopo questa vittoria, a dire il vero, Roma non fu particolarmente ostile ai Sanniti, in quanto, pur se emarginati, essi poterono mantenere, ancora una volta, la loro autonomia etnica.

 


3.21 - Analisi finale.

Probabilmente, anche se confortati da molte fonti storiche e dall'ausilio di una buona logica, anche noi abbiamo commesso gli stessi errori degli altri, tra cui quello di aver voluto cercare di individuare Romulea nell'attuale Bisaccia, Ferentino in Lioni, Cominio in Flumeri, Touxion in Ariano, la Bovianum Hirpina a Montella Piccola, Nusco o Bagnoli. Ma ciò si è reso necessario per spiegare, secondo la nostra logica, lo svolgimento dei fatti.
Vorremmo però scusarci con le località sannite non citate, solo perché si cerca sempre di dare risalto a quelle più accreditate, quando invece, il più delle volte, i vecchi "vici" ed i vecchi "pagi" dei nostri progenitori, erano avamposti senza nome e senza storia. Diventa, così, irrilevante sapere (se mai si saprà), l'esatta ubicazione di Romulea, Ferentino, Murgantia, Cominio, Bovianum, in quanto l'importante è capire se questa Irpinia, l'Hirpinia Sannita, appartiene a quella pagina di storia dimenticata che tanti, come noi, a distanza di secoli, soffiando sulla polvere del tempo, hanno cercato di riportare alla luce: un pezzo di verità da aggiungersi a quel mosaico finale sempre più prossimo.
Questa meravigliosa esperienza ci ha fatto inoltre capire alcune cose: che, pur essendo impreparati ad affrontare un compito tanto gravoso quale quello di confrontarci con il passato, la tenacia, la determinazione, ci hanno portato ad ottenere risultati impensabili; la conferma che le nostre azioni, piccole o grandi che possano essere, si riflettono sempre nella società circostante, dandole la nostra essenza: positiva se impostata secondo principi socialmente validi, negativa in caso contrario; ed ancora, per essere degli archeologi, nell'accezione tradizionale del termine, bisogna possedere o scoprire dentro di sé una buona dose del senso dell'avventura o almeno dell'investigazione. Le domande, in archeologia, spesso dobbiamo porcele a priori, le risposte andarle a cercare, perché esse sono là dove la polvere del tempo ce le nasconde, in attesa che qualcuno, prima o poi, si ricordi di riportarle alla luce.
Il discorso, allora, si sposta a monte e coinvolge tutto quello che in Irpinia, purtroppo, nel secolo scorso, poteva essere fatto e non è stato fatto.


Il testo e le immagini sono dell'autore. Il saggio è stato pubblicato in:
Domenico Cambria "HIRPI. Storia dei Sanniti-Hirpini"
Scuderi Editrice - Ariano Irpino 2002
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NOTE

(1) Tito Livio, "ab Urbe condita" - Libro IX, cap. 2

(2) Tito Livio, "ab Urbe condita" - Libro IX, cap. 3

(3) Tito Livio, "ab Urbe condita" - Libro IX, cap. 6

(4) Tito Livio, "ab Urbe condita" - Libro IX, cap. 12

(5) Tito Livio, "ab Urbe condita" - Libro IX, cap. 41

(6) G. Grasso, "Storia antica d'Italia. Cenno sulla questione delle Aquilonie". Nota n.4 di pag.22

(7) Tito Livio, "ab Urbe condita" - Libro IX, cap. 39

(8) N. Fierro, "Aquilonia in Hirpinis" - pag. 65 e succ.

(9) Tito Livio, "ab Urbe condita" - Libro IX, cap. 43

(10) Tito Livio, "ab Urbe condita" - Libro IX, cap. 44

(11) Tito Livio, "ab Urbe condita" - Libro IX, cap. 45

 

 

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