Il mistero nella sepoltura della fanciulla di Cales - La tomba 89 in località Il Migliario.
SANNITI

 
La sepoltura della Tomba 89 in località Il Migliario
LA FANCIULLA DI CALES
Colonna Passaro e Gabriella Ciaccia

 

Il corpo della fanciulla era posto lungo il lato orientale della Tomba 89, ad inumazione, ritrovata nella necropoli in località Il Migliario e datata intorno al I secolo a.C. Nella sepoltura sono stati ritrovati i denti e gli oggetti d'ornamento personale. Tra questi le fibule d'argento a sanguisuga con staffa allungata e apofisi terminale con decorazione granulata e ad incisione e quelle in bronzo ad arco rivestito d'ambra ad osso con arco allargato a losanga, attestano rapporti con l'area etrusca.
Rimandano invece ad area adriatica le fibule in bronzo del tipo Grottazzolina, le fibule in bronzo ad arco bilobato e trilobato che, per le dimensioni, la qualità e la posizione in cui sono state rinvenute, dovevano servire a mantenere l'acconciatura dei capelli, e i pendenti, tra cui quello costituito da un dente di cinghiale con verga avvolta a spirale. Del tutto eccezionale in un'area campana è la presenza, nel contesto caleno, di un fuso-scettro di vetro blu, che attesta l'importanza del ruolo femminile nell'economia della comunità; di una fascia in lamina d'argento lavorata a sbalzo e ritrovata ripiegata su se stessa all'altezza della testa della fanciulla, nella cui ornamentazione il gruppo della figura tra due quadrupedi richiama l'iconografia del signore dei cavalli, testimoniando l'ereditarietà dell'affermazione di un prestigio sociale; infine i calzari in legno e bronzo che per la loro dislocazione - insieme alle due coppette di alto piede d'impasto a superfice rossa e di bucchero - sembrerebbero avere una funzione essenzialmente rituale. Completano il corredo personale le armille spiraliformi di bronzo e parti di collane e di chatelaines, alcuni scarabei di fabbrica egiziana in osso, i numerosi vaghi di ambra rossa configurata, le perle in pasta vitrea blu e a occhini e un grano di cristallo di rocca.
Questa sepoltura ha la peculiarità di associare negli elementi del corredo le componenti etrusca e medio-adriatica; il che apre nuove prospettive sui rapporti tra il territorio caleno ed il versante adriatico e sulle implicazioni sociologiche che questi contatti comportavano. La straordinaria ricchezza degli oggetti contenuti in una fossa rettangolare di dimensioni molto superiori alle altre sepolture, evidenzia lo status della piccola inumata ed attesta la sua appartenenza ad una comunità già socialmente articolata. I vasi ceramici e quelli metallici erano accomulati lungo i lati brevi ed al centro della fossa.
  Calice di fabbrica chiota

Cales - Calice di fabbrica chiota
L'instrumentum di bronzo, costituito da una brocca, un bacino ad orlo perlinato di tradizione etrusca ed un infundibulum con filtro mobile, è associato a ceramica d'argilla figulina, a ceramica d'impasto a superfice rossa lustrata, tipica produzione ausone, al bucchero, alla ceramica d'impasto buccheroide e a quella d'impasto grezzo. Quest'ultima è costituita da due grandi contenitori; un'olla con prese a linguetta ed un'anfora di trasporto etrusca. Numerosi sono i vasi di ceramica di impasto a superficie rossa lustrata, tra cui le olle costolate con collo cilindrico e labbro espanso e quelle con anse a bastoncello tripartite con apofisi apicate. Senza confronti è un contenitore con anse a ponticello desinenti in protomi d'animale che richiamano elementi figurativi di area medio-adriatica. Numerose le oinochòai di tipo cumano tra cui si segnala quella con costolature sulle spalle e filtro applicato al labbro.


Calzari in legno e bronzo

Cales - Calzari in legno e bronzo,

Tra i vasi di argilla figulina, in parte con decorazione subgeometrica a fasce e con motivi a scacchiera e spirali correnti, figurano due òlpai e un'anfora biconica su alto piede e con tre anse bifide. Del tutto eccezionale è la presenza di un calice di fabbrica chiota con decorazione nera e policrona su fondo bianco. Più contenuto il numero di vasi d'impasto a superfice bruna, tra i quali sono attestati l'anfora con corpo a bugne, che costituisce un attardamento del tipo già diffuso nell'orientalizzante antico e l'anforisco con corpo scanalato e anse bifide unite al centro; tra il vasellame di bucchero vi sono alcune oinochòai, kàntharoi e coppette.

 

 

 
IL MISTERO DELLA FANCIULLA DI CALES
Carlo Avvisati da Il Mattino

 

C'è un mistero in quella sepoltura di più di 2000 anni fa trovata alla periferia di Calvi Risorta, l'antica Cales. Un rebus che gli archeologi della Soprintendenza Archeologica di Napoli e Caserta, guidata da Maria Luisa Nava, sono impegnati a risolvere scientificamente. Perché se non si fosse ritrovato quel frammento di vetro dalla sagoma del tutto particolare nella tomba a cassa sistemata venti secoli fa nel monumento funerario, tutto sarebbe filato liscio e il rinvenimento sarebbe stato archiviato come uno dei tanti che si fanno nell'area, peraltro ricchissima di antiche testimonianze. Il fatto è che il vetro si mostra diritto e ben levigato. A questo dato si aggiunge l'altro presentato dalla cassa di sepoltura: un unico blocco di tufo ma con un'apertura, piccola, di forma quadrata nella parete laterale.
Perché il vetro di quella forma e perché l'apertura, nel sarcofago, quindi?
Per adesso - suggerisce Colonna Passaro, l'archeologa responsabile dell'area - possiamo solo fare delle ipotesi, che peraltro vanno sostenute con ricerche e comparazioni. Una di queste considera quel frammento di vetro, così caratteristico per lo spessore e la lavorazione presentata, come appartenuto a una teca, posta all'interno della sepoltura, e spaccata durante il riutilizzo della tomba per altre inumazioni.
La cassa, difatti, è stata trovata in un monumento funerario, di pregio, con sepolture multiple. L'edificio, con fronte affacciato lungo una delle vie poste fuori del perimetro urbano di Cales (consentivano al centro di collegarsi con la via Latina) è stato datato in un periodo compreso tra il secondo secolo avanti Cristo e il II secolo dopo Cristo e deve essere certamente appartenuto a una famiglia importante dell'area. Tra le altre presenta la caratteristica di essere costruito a ipogeo, vale a dire che la camera delle sepolture è interrata in un banco di ignimbrite, prodotto vulcanico della maggiore eruzione esplosiva avvenuta nell'area campana quasi 40 mila anni fa.
Nel sarcofago, oltre ai resti umani si sono trovati anche gli elementi classici per i corredi tombali dell'epoca: vasetti di vetro, balsamari e colombine (boccette di profumo di vetro a forma di colomba; si spezzava il becco e si prelevava l'essenza) deposti dai parenti del defunto. Un'altra ipotesi, difatti, considera anche che quel frammento di vetro possa essere derivato da uno degli oggetti descritti prima. Così come si pensa possa trattarsi di scheggia appartenuta al fondo piano di un'urna cineraria, che conteneva le ceneri del defunto. Infine c'è ancora una eventualità, definita dagli addetti ai lavori di quasi nessuna probabilità, che vorrebbe il frammento vitreo appartenuto (caso unico al mondo per l'epoca) a una sorta di oblò - finestra di forma quadrata incastrata nell'apertura del sarcofago di tufo. Queste - dice l'archeologa - le ipotesi su cui lavoriamo. Qualunque sia il risultato, tuttavia, resta il fatto che dovunque mettiamo le mani, Cales ci restituisce il suo passato, perché anche dove troviamo una semplice tomba ci viene data la possibilità di capire qualcosa in più di un'area su cui si hanno pochissime notizie in quanto mai è stata fatta oggetto di indagini approfondite.

 

 

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