I Sanniti ed il Sannio. Le fonti classiche.
SANNITI

 
Citazioni, scritti ed altro dai Classici.
LE FONTI TRA MITO E STORIA

 

Nella letteratura antica, le vicende dei Sanniti vengono riferite in maniera marginale, quasi sempre in occasione di descrizioni più ampie dove la loro figura viene relegata a ruoli accessori o, comunque, non di primo piano. I testi letterari che sono giunti fino ai nostri tempi riguardanti l'epoca di dominio dei popoli italici (tra il v ed il IV secolo a.C.) descrivono avvenimenti per lo più incentrati sulle vicende di Roma, menzionando altre popolazioni solo se attinenti alla storia dell'Urbe.
Tra i primi a portare alla ribalta storica i Sanniti furono gli scrittori greci e, conoscendo la loro meticolosità nel descrivere la realtà dell'epoca, sicuramente quello che ci è pervenuto è inferiore alla reale consistenza della loro produzione letteraria. Molti testi sono andati perduti nei meandri del tempo (e dell'ignoranza) e probabilmente anche molte descrizioni sugli usi e costumi dei popoli italici. Tra i testi pervenutici, molti sono frammentari, come quelli dell'undicesimo libro della Storia della Sicilia di Filisto, tramandati da Stefano di Bisanzio, e le menzioni nel Periplo, attribuito al navigatore Scilace di Carianda.
Una tendenza rilevabile prettamente dalle prime fonti greche è quella di aggregare le varie comunità di derivazione sannita stanziate nell'Italia centro-meridionale sotto un'unica nozione etnografica. In seguito, quando i Sanniti iniziarono a dominare gran parte dell'Italia centrale, gli scrittori greci apparvero più precisi nel descrivere questa popolazione all'epoca egemone del proprio destino ma anche di quello di altri, e l'etnico verrà utilizzato solo per descrivere le comunità preminenti, cioè quelle dei Pentri, dei Carricini, dei Caudini e degli Irpini (e qualche volta anche i Frentani).
Le descrizioni dei Sanniti nelle fonti romane e filoromane tendono a distinguere nettamente tutte le popolazioni ad essi collegate, differenziando gli aspetti peculari di ognuna comunità, come la bellicosità dei Pentri, l'autonomia dei Caudini ed Irpini, la marginalità dei Carricini, l'instabilità comunitaria dei Frentani, la volubilità dei Campani oppure l'incostanza dei Lucani.
La documentazione storica e letteraria degli autori dell'epoca è funzionale alla politica di romanizzazione del Sannio. Questi seguivano nient'altro che le linee guida dettate dalla "classe dirigente" dell'Urbe a cui facevano (e hanno sempre fatto) voto di dedizione assoluta.
Con il tempo, la nozione storica di Sanniti viene svuotata di tutti i contenuti originari. Questa operazione si collegava al processo di disfacimento della società sannita perpetuato dai Romani fin dall'ultimo periodo delle Guerre Sannitiche, quando iniziarono a presidiare il Sannio con la fondazione di colonie romane (314 a.C. Lucera - 291 a.C. Venosa - 268 a.C. Benevento - 263 a.C. Isernia). I Sanniti erano una federazione di popolazioni etnicamente affini ma fu proprio questa peculiarità socio-governativa a facilitare i Romani nella separazione delle comunità attuata per ottimizzarne il controllo.
Ciò che ci è pervenuto dei Sanniti è un'immagine che appare sfuocata rispetto alla nitidizza delle loro vicende imperniate tutte sulla difesa della libertà e sul miglioramento delle loro condizioni sociali. Senza dubbio ottimi ideali, se non fosse che questi erano gli stessi di tutte le popolazioni italiche, Romani compresi. Proprio dalla narrazione degli accadimenti avvenuti combattendo quest'ultimi, scaturiscono la maggior parte delle distorsioni storiche che hanno falsato la realtà dei fatti. Autori come Fabio Pittore giustificarono le azioni dei Romani contro le popolazioni italiche come imparziali e legittime, rielaborando gli scritti degli autori greci trasformandoli in una realtà tutta favorevole a Roma, sistemando in maniera opportuna ciò che avrebbero potuto scrivere Duride di Samo, Geronimo di Cardia, Filisto di Siracusa, Lico di Reggio e Timeo di Tauromenio.
La fonte principale sulle Guerre Sannitiche sono i libri VII-X di "Ab Urbe condita" di Tito Livio.
L'autore padovano pone alla base delle sue narrazioni gli elenchi dei Fasti Consolari e dei Trionfi come fossero appunti di una trama da seguire. Interseca questi dati con gli archivi sacerdotali e con quelli delle grandi casate dell'Urbe, cercando di filtrare quest'ultime da esagerazioni e superfetazioni. Infine consulta i lavori degli annalisti che lo hanno preceduto, cercando di far quadrare le cose bilanciando verità e compiacenze. Il risultato è una narrazione epica della storia di Roma che ha contribuito, col tempo, ad enfatizzare e mitizzare la grandezza dell'Urbe.
Flavio Eutropio, nel suo "Breviarium ab Urbe condita" non fa altro che sintetizzare l'opera di Livio ma anche Florio e Orosio reinterpretano la stessa opera.
Testimonianze sulle vicende dei Sanniti sono presenti nei lavori frammentari di Dionigi di Alicarnasso, di Cassio Dione e di Appiano di Alessandria. Nella "Bibliotheca Historica" di Diodoro Siculo sono presenti notizie relative all'ultimo periodo della Seconda Guerra Sannitica.
Dopo le guerre contro Roma, le testimonianze sui Sanniti diventano saltuarie ed occasionali, molto frammentarie e provenienti da molteplici autori.
Nella guerra contro Pirro, la loro collacazione nello svolgersi dei fatti può essere ricostruita cercando di aggregare testimonianze presenti nei lavori di Cassio Dione, di Plutarco e di Tito Livio che fornisce anche notizie durante la Guerra Punica, insieme a Polibio e Silio Italico.
Dopo queste vicende e fino all'inizio del I secolo a.C. non abbiamo notizie riguardanti i Sanniti che, per altro, persero forse la loro primitiva identità genetica a causa delle massicce deportazioni che i romani effettuarono per spezzare ogni velleità di rivolta. Inoltre i territori del Sannio furono ripopolati da genti di altre zone d'Italia che subirono la stessa onta delle deportazioni, mescolando così nel tempo e nei luoghi il sangue di quegli antichi guerrieri. In più, gran parte del territorio vicino alle colonie latine venne centuriato per pagare i legionari romani a fine carriera. Forse di Sanniti "autentici" nel Sannio ne rimasero molto pochi.
Ritornano alla ribalta della storia durante la Guerra Sociale (91-88 a.C.) dove, avanzando proposte d'estensione di quei diritti di cittadinanza romana che a loro erano negati, furono impegnati militarmente ed ottennero, a caro prezzo, ciò per cui si erano ribellati. Pochi anni dopo furono di nuovo protagonisti durante la Guerra Civile (83-82 a.C.) che vide scontrarsi la fazione degli Ottimati, guidata da Lucio Cornelio Silla, contro quella dei Populares o Mariani, guidata dal giovane Gaio Mario a cui si unirono i Sanniti. Questa alleanza scaturì dal timore che l'avvento di Silla al potere avrebbe comportato la perdita dei diritti civili ottenuti dai Sanniti dopo la Guerra Sociale. Riuscirono ad arrivare alle mura di Roma ma furono travolti dall'esercito di Silla a Porta Collina.
Era il Novembre dell'82 a da allora i Sanniti sono definitivamente usciti dalla scena della storia.
La conclusione è che la fonte più ricca per la ricostruzione degli avvenimenti accaduti nella regione sannitica è certamente Livio, ma altre citazioni, di numerosi autori, sono ugualmente importanti per tentare di metter insieme i tasselli di un mosaico di cui è difficile, comunque, avere il quadro esatto.
Franco Valente ha qui di seguito elencato alcuni dei passi più significativi ed i riferimenti a quegli autori che comunque hanno trattato del Sannio.

 

  • TITO LIVIO - Annales, Libri VII-X

  • I FASTI TRIONFALI (ved. pagina dedicata)

  • APPIANO, Saunitiké - IV, 1.5.

  • DIODORO SICULO
    XVI, 45.8 (Samnitai)
    XIX, 10.1 (Samnitai)
    XIX, 65.7 (Samnitai)
    XIX, 101.7
    XX, 35.1-2 (II Guerra Sannitica - Sutrium 311)
    XX, 26.4 (la città di Ceraunilia)
    XX 80.3.

  • DIONIGI DI ALICARNASSO
    Antiquitates romanae I, 16, 22, 24, 76 - II, 1 - II, 48, 4;

  • EUTROPIO - II, 8

  • ISIDORO DI SIVIGLIA
    Etymologiarum sive originum lib. IX, 2, 84.

  • FABIO PITTORE - 1, 6, 3 (?)

  • FLORO - Epitome I, 11.8:
    "hos tamen quinquaginta annis per Fabios ac Papirios patresque eorum liberos subegit ac domuit, ita ruinas ipsas urbium diruit, ut hodie Samnium in ipso Sannio requiratur nec facile appareat materia quattuor et viginti triumphorum".

  • FRONTINO - Strateg. I,6.1
    Liber Coloniarum 231,259L

  • GELLIO - Noctes Atticae, XI, 1, 5

  • MARCO TULLIO CICERONE
    (a proposito di Gaio Ponzio) Cato Maior XII, 41 (Vedi su Samnites gens fortissima, La Regina pag.28):
    "Haec cum C. Pontio Samnite, patre eius a quo Caudino proelio Sp. Postumius T. Veturius consules superati sunt, locutum Archytam Nearchus Tarentinus, hospes noster, qui in amicitia populi Romani permanserat, se a maioribus natu accepisse dicebat, cum quidem ei sermoni interfuisset Plato Atheniensis, quem Tarentum venisse L. Camillo Ap. Claudio consulibus reperio".

  • OROSIO - III, 21.3

  • PAOLO DIACONO
    Excerpta ex libris Pompei Festi de significatione verborum (trascr. LINDSAY 1913)Historia Langobardorum, II, 20:
    "quarta decima inter Campaniam et mare Adriaticum Apuliamque, a Piscaria incipiens, habetur. In hac sunt urbes Theate, Aufidena, Hisernia et antiquitate consumpta Samnium, a qua tota provincia nominatur, et ispa harum provinciarum caput ditissima Beneventus. Porro Samnites nomen accepere olim ab hastis, quas ferre solebant quasque Greci saynia appellant". (Ripreso forse dal Catalogus Provinciarum Italiae - MGH, SRL, 189 - del 613)

  • PLINIO - Naturalis Historia
    III, 57
    III, 98
    III, 110 ecc.
    Vedi Salmon pag. 14-15.

  • PLUTARCO

  • POLIBIO
    II 19.5
    II, 24
    III, 24,5 (?)

  • PSEUDO AURELIO VITTORE - Liber de viris illustribus, 32,33,34

  • SERVIO
    Commentarii, VIII, 638
    Commentarii, XI, 785

  • SESTO POMPEO FESTO - De verborum significatione (437, Lindsay 1913):
    "Samnites: Samnites ab hastis appellati sunt, quas Graeci saunia appellant; has enim ferre adsueti erant; sive a colle Samnio, ubi ex Sabinis adventantes consederunt".

  • SESTO POMPEO FESTO
    De verborum significatione (519, Lindsay 1913):
    "Ver sacrum: Gli Italici, in occasione di grandi calamità, ebbero per costume di votare agli dèi tutti nascituri della prossima primavera. Ma poiché si convinsero della crudeltà che fanciulli e fanciulle innocenti venissero uccisi, usavano spingerli fuori dalle loro terre dopo averne velato il capo".

  • SILIO ITALICO - VIII, 456 (?)

  • SISENNA - framm. 99

  • STRABONE - Geographica V, 4, 12.(traduzione dal greco)

    11. Fanno ancora parte della Campania, oltre le città prima descritte, quelle di cui abbiamo parlato sopra, cioè Cales e Teanum Sidicinum. Il confine fra i rispettivi territori è segnato da due statue della Fortuna che sono poste sull'uno e sull'altro lato della via Latina. Fanno poi parte Suessula, Atella, Nola, Nuceria, Acerra, Abella e altri villaggi ancora più piccoli di queste, alcuni dei quali sono considerate come facenti parte del Sannio.
    I Sanniti in un primo momento tentarono di conquistare quella parte del territorio latino che è nelle vicinanze di Ardea; poi, avendo preso la Campania, erano divenuti molto potenti: infatti i Campani, poiché già avevano subito il dominio di altri padroni, immediatamente si assoggettarono al loro potere; poi sono stati annientati da altri dominatori ed infine da Silla, dittatore romano, che, dopo aver represso con numerose battaglie la rivoluzione degli Italici, allorché vide che i Sanninti, sebbene rimasti isolati, resistevano addirittura attaccando la stessa Roma, li aggredì in uno scontro presso le mura durante il quale alcuni furono ammazzati per non farli prigionieri. Molti altri, si dice tremila o quattromila, furono imprigionati e condotti alla villa Pubblica a Campo Marzio. Tre giorni dopo fece tagliare la gola ai soldati che aveva mandato e sospese le proscrizioni solo dopo aver ammazzato o espulso dall'Italia tutti coloro che si definivano Sanniti. A tutti coloro che gli rimproveravano l'incapacità a controllare la sua collera rispondeva che la storia insegnava che nessun Romano avrebbe potuto vivere tranquillo finché i Sanniti avessero continuato ad avere una propria autonomia organizzativa. Per effetto di ciò le antiche città dei Sanniti sono ridotte a villaggi, anzi, alcune sono scomparse come Bovianum, Aesernia, Panna, Telesia vicina a Venafrum, ed altre che non meritano più la definizione di città; noi entriamo nei particolari di questi avvenimenti perché riguardano la gloria e la potenza dell'Italia. Beneventum e Venusia conservano ancora la loro importanza.

    12. Un'altra leggenda che riguarda i Sanniti riporta che i Sabini, secondo una tradizione che appartiene ai popoli greci, essendo da lungo tempo in guerra con gli Umbri, avevano stabilito di consacrare tutti i prodotti dell'anno e, avendo ottenuto la vittoria, sacrificarono una parte del raccolto offrendo la parte rimanente alle divinità. Essendo sopravvenuta una carestia qualcuno fece il voto di consacrare anche i figli. Così fu fatto, dedicando ad Ares i fignli nati in quell'anno. Quando questi divennero adulti, furono inviati fuori della loro terra guidati da un toro. Il toro si fermò per riposarsi nella terra degli Opici che vivevano in villaggi sparsi. Essi, dopo averli attaccati, si posero in quel territorio e sacrificarono il toro di Ares che li aveva guidati, secondo quanto avevano stabilito gli indovini.
    E' da ritenere che l'appellativo di Sabelli derivi dal nome dei loro progenitori. Il nome Sanniti, in greco Saunitai, ha invece una origine diversa. Alcuni riferiscono che siano stati filellenici perché ad essi si sarebbero uniti coloni Laconici, mentre altri ritengono che si chiamassero Pitanati. Pare che questa ipotesi sia stata inventata dai Tarentini che volevano accattivarsi i loro vicini assai forti per il fatto di essere in grado di comporre un esercito di 80.000 fanti e 8.000 cavalieri. Si racconta che presso i Sanniti vi siano delle tradizioni che li sollecita alla virtù: infatti non è lecito dare in matrimonio le giovani donne a chiunque le chieda, ma ogni anno vengono le migliori dieci ragazze ed i migliori dieci ragazzi: al primo dei maschi viene data la prima delle femmine, al secondo la seconda e così di seguito. Se colui al quale era stata assegnata la donna successivamente diventa disonesto, gli vengono tolti gli onori e la sposa. Vengono appresso gli Irpini, anchh'essi Sanniti, che prendono il nome dal lupo che li guidava. E tanto basta per ciò che riguarda i Sanniti.

  • TACITO - Hist. IV, 5

  • TOLOMEO - Geogr. III, 1, 57-58

  • VARRONE - De lingua latina, VII, 29

  • VARRONE - Rerum rusticarum, III, 16, 29

  • VELLEIO PATERCOLO - I, 14,5


Ulteriori fonti classiche sono reperibili dal testo di John Patterson "Una città chiamata Sannio" nella sezione "Aggiornamenti, Studi e Ricerche".

 

 

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Storia dei Sanniti e del Sannio - Davide Monaco
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