Aristocrazia e potere: la gens Neratia.
SANNITI
 
ARISTOCRAZIA E POTERE
LA GENS NERATIA
TRA ANTICO E TARDOANTICO

Ketty Iannntuono
ALMA MATER STUDIORUM
Università degli Studi di Bologna

 

Il testo che segue è una sintesi del lavoro sulla "gens Neratia" realizzato da Ketty Iannantuono. Il testo integrale potrete leggerlo scaricando il file (in formato PDF) cliccando sull'icona del libro.
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La gens Neratia, originaria del borgo romano di Saepinum, conobbe una fortuna familiare del tutto eccezionale, tale da potersi confrontare con pochi altri casi nella storia dell’impero romano. Molti dei personaggi che ne fecero parte si fecero attribuire incarichi di notevole rilievo, intrecciarono relazioni matrimoniali con altre importanti gentes, oppure ricorsero al consolidato sistema dell’adoptio per risalire i gradini della scala sociale. Nel IV secolo d.C. la loro ramificata rete di parentele arrivò a comprendere persino delle famiglie imperiali (prima quella dei Costantinidi e poi quella dei Valentiniani). Fu così che i Neratii riuscirono ad essere protagonisti delle vicende politiche ed economiche dell’area geografica dell’antico Samnium per quasi cinque secoli, con una continuità davvero straordinaria. Le fonti principali che ci parlano di questa lunga storia sono le iscrizioni. La grande quantità di tali documenti, di fondamentale importanza per la ricostruzione di elementi quali l’onomastica dei diversi personaggi, le carriere, i legami parentali, i possedimenti, le disposizioni in favore della comunità, permette di ricostruire una storia della gens molto dettagliata.
La prima attestazione epigrafica riguardante questa famiglia risale ad epoca tardo-repubblicana e consiste in un rilievo iscritto, rinvenuto nell’odierna Miranda, vicino la città romana di Aesernia. Il rilievo, ritrovato nel 1962 nel Vallone di Santa Lucia, a due chilometri da Miranda, si trova oggi murato nella piazzetta d’ingresso del piccolo comune. Questo monumento funerario raffigura i componenti della famiglia dei Paccii e attesta la discendenza di uno di questi, Caius Paccius Capito, appartenente alla tribù Voltinia, da una non meglio identificata Neratia.


Gens Neratia - Rilievo funebre

Rilievo funerario della famiglia dei Paccii,
attualmente murato presso la piazza principale di Miranda (1)


Spostandoci a Saepinum, vera e propria culla della famiglia, il primo rappresentante dei Neratii conosciuto è Caius Neratius, un ex militare che, nella sua carica di duoviro municipale, insieme al collega Numerius Antonius, fa erigere a proprie spese un altare consacrato alla Vittoria. Caius Neratius è quindi un membro della classe dirigente sepinate, un soldato in congedo che, probabilmente grazie al sostegno dato ad Augusto durante il periodo delle guerre civili, viene dallo stesso imperatore ricompensato con assegnazioni territoriali e con il duovirato, la suprema magistratura municipale.


Stele di Caius Neratius conservata nel parco archeologico di Saepinum – Altilia (2).
 
Nella seconda metà del I secolo d.C., agli inizi dell’età Flavia, emerge tra le fila della famiglia un personaggio di notevole spessore, Marcus Hirrius Fronto Neratius Pansa. Il suo successo militare è eccezionale; grazie ai suoi importanti meriti, si mise in evidenza agli occhi dell’imperatore Vespasiano il quale gli conferì particolari onorificenze e lo fece entrare a far parte del patriziato. A partire da questo momento, in seguito a tale adlectio, la famiglia si biforcherà in due rami: l’uno patrizio, l’altro plebeo. Il ramo plebeo della gens, dal quale lo stesso Marcus Hirrius Fronto Neratius Pansa proviene, in ogni caso non resterà in secondo piano rispetto a quello patrizio; esso infatti vanterà personaggi di grande pregio che riuscirono a raggiungere notevole fama nell’ambito della nobilitas senatoria.
Vespasiano stesso intercedette anche in favore di Lucius Neratius Priscus, fratello maggiore (o secondo una diversa interpretazione cugino) di Marcus Hirrius Fronto Neratius Pansa, concedendogli un’adlectio inter praetorios. Il trattamento riservato ai Neratii dall’imperatore Vespasiano fu motivato dall’appoggio, essenzialmente economico, che i Flavi dovettero ricevere all’epoca della Guerra civile (68-69 d.C.) dalla potente famiglia.
Il maggiore dei tre figli di Lucius Neratius Priscus, Lucius Neratius Priscus (omonimo del padre), fu un eminente giurista del suo tempo e, per queste sue capacità, entrò ben presto a far parte della cerchia dei più stretti collaboratori dell’imperatore Traiano che lo volle accanto a sé nel suo consilium principis. Stando a quanto racconta l’Historia Augusta, Traiano addirittura avrebbe conferito al giureconsulto una nomina informale a suo successore, affidandogli il governo delle province nel caso di una sua morte improvvisa (commendo tibi provincias, si quid mihi fatale contigerit) e quindi, di fatto, consegnandogli il comando dell’impero (HA, Hadr. 4, 8-10). Secondo questa versione, l’imperatore non avrebbe avuto in animo di nominare Adriano suo erede politico e non lo avrebbe adottato in punto di morte (come ci racconta invece la tradizione storiografica). Sarebbe stata piuttosto l’imperatrice Plotina che, una volta morto l’imperatore, avrebbe favorito il suo protetto Adriano, corrompendo un cortigiano affinché impersonasse l’imperatore e lo adottasse.
Questo colorito racconto, vero o falso che sia, ci testimonia il livello, effettivo e potenziale, raggiunto dai Neratii in questa fase storica. Nonostante gli impegni di corte che, ovviamente, portarono Lucius Neratius Priscus lontano dall’originaria Saepinum, egli non tralasciò di mantenere vivi rapporti con il piccolo municipio d’origine. Insieme a suo padre, finanziò la costruzione di un edificio pubblico, che occupava quasi interamente uno dei lati lunghi della piazza del foro, e del relativo arco onorario antistante. Sull’attico di tale arco, come d’uso, si stagliava un’iscrizione che ricordava i nomi dei due benefattori.
 

Arco onorario sul lato sud-orientale della piazza del foro di Saepinum (3).
Suo fratello minore, Lucius Neratius Marcellus, conobbe anch’egli grande fortuna a livello politico-sociale. In particolare viene spesso ricordato dalle fonti come governatore della Britannia; così lo cita Plinio in una lettera di raccomandazione per l’amico Svetonio, futuro biografo di numerosi imperatori (Plinio, Epistula III, VIII).


Vindolanda. Tavoletta lignea iscritta.
 
Negli anni ’70 Robin Birley, nel contesto di una campagna di scavo da lui diretta nel castrum romano di Vindolanda, immediatamente a Sud del Vallo di Adriano, nell’Inghilterra del Nord, rinvenne una serie di tavolette lignee iscritte, datate tra I e II secolo d.C. Queste tavolette, in fibra di betulla e ontano, erano utilizzate per la stesura di lettere; i testi, scritti con inchiostro direttamente sul legno, costituiscono un eccezionale spaccato di vita quotidiana di soldati, mercanti, donne, schiavi che intrattenevano rapporti di corrispondenza di ogni tipo. Una di esse (Vindolanda Inventory n° 29,31) riporta copia di un’epistola indirizzata ad un Crispinus (personaggio non ancora identificato con sicurezza) da Flavius Cerialis, praefectus della coorte VIIII Batavorum.
Il testo, di difficile traduzione a causa dello stato di conservazione del supporto, delle ampie lacune e della redazione in capitale romana corsiva, che ne rende impegnativa l’interpretazione anche a livello paleografico, menziona Lucius Neratius Marcellus quale governatore della Britannia. Birley, inoltre, ipotizza che l’attribuzione della carica di praefectus cohortis del batavo Flavius Cerialis, redattore di questa lettera, fosse stata sostenuta da Lucius Neratius Priscus, governatore della provincia di Germania inferiore, il quale avrebbe quindi raccomandato uno dei suoi uomini al fratello, che nello stesso periodo ricopriva la carica di consularis in Britannia.




Diploma militare, trovato a Malpas (50 Km a sud di Liverpool) (4)

Il cuore pulsante dell’Impero Romano, si sa, era Roma: centro del potere, dell’amministrazione, della giustizia, della cultura. Ciò risultava ancor più vero all’epoca di Traiano, quando l’Impero conosceva la sua massima espansione e la guida della sua cosmopolita capitale era ancora determinante. Chiunque volesse far carriera, quindi, restava in un certo senso attratto inevitabilmente da questa città. Anche la nostra aristocratica famiglia non sfuggì a questa legge gravitazionale: contestualmente alla sua ascesa al potere, infatti, si ritrovò sempre più coinvolta negli affari della capitale. Come abbiamo visto, i membri della gens Neratia, attraverso relazioni parentali con altre importanti gentes ed adeguati investimenti del loro patrimonio, non tardarono a mettersi in luce agli occhi dell’élite imperiale e degli Imperatori stessi.
In poco tempo riuscirono quindi a farsi attribuire importanti incarichi a livello militare, amministrativo e finanche religioso. Proprio l’assolvimento di tali funzioni, assieme alla necessità di mantenere solidi contatti con il centro del potere, costrinse alcuni dei Neratii a risiedere stabilmente a Roma già dall’epoca traianea. Prova materiale del grandissimo prestigio del quale questa famiglia godeva, tale da potersi permettere di risiedere in una posizione tanto privilegiata, è la domus sull’Esquilino a loro attribuita. L’area dove questa sorgeva, ad oggi, è nota solo parzialmente. La sovrapposizione della città cinquecentesca e della moderna capitale, insieme alla conservazione limitata delle tracce archeologiche, rendono difficoltosa la leggibilità del sito.
 

Epigrafe di Lucius Neratius Marcellus (5).
Nonostante le incertezze circa la sua fisionomia e la sua precisa localizzazione, la residenza dei Neratii doveva estendersi nella zona oggi compresa tra la stazione Termini, la basilica di Santa Maria Maggiore ed il complesso del palazzo e del teatro Brancaccio su via Merulana. Nel 1905, all’angolo tra via Urbana e via di Santa Maria Maggiore, venne rinvenuta una fistula aquaria iscritta, datata al II secolo d.C, che riporta il nome di Lucius Neratius Marcellus e di suo fratello Caius Neratius Proculus: i primi proprietari noti della domus. La dimora ebbe poi un momento di particolare splendore in epoca tardo antica, quando doveva presentarsi come una residenza urbana particolarmente sontuosa.


Epigrafe rinvenuta nel 1873 nella domus di Naeratius Cerealis (6).
 
Nel IV secolo d.C. è probabile che in questa parte di Roma vi fosse addirittura un impianto termale finanziato dalla gens, in quel tempo al vertice del potere. Terminata la dinastia, l’edificio residenziale entrò a far parte delle proprietà della vicina basilica di Santa Maria Maggiore, quale casa d’affitto da rendita.
A dispetto del grande successo politico ottenuto, i Neratii non abbandonarono il luogo natio, con il quale restarono sempre in contatto anche grazie ai possedimenti, agricoli e residenziali, che detenevano in tale zona. Famiglia e territorio, in effetti, mantennero nel tempo un rapporto osmotico di vantaggio reciproco.
L’area dell’attuale Molise godeva di un’attrattiva economica non indifferente: passaggio obbligato per le greggi transumanti e coperta di boschi, era una zona naturalmente votata all’allevamento. La gens Neratia non fu certo estranea a questo redditizio settore; il suo patrimonio, anzi, originariamente si basava proprio sull’allevamento del bestiame. La ricchezza dei Neratii, inoltre, era costituita da proprietà fondiarie sparse nel territorio e concentrate in particolare nell’agro di Ligures Baebiani, nei pressi dell’attuale Circello nel Sannio beneventano.
Nel 1831 proprio in questa zona, a metà tra Sepino e Benevento, fu rinvenuta una grande lastra bronzea completamente iscritta: la cosiddetta Tabula alimentaria di Ligures Baebiani. Questa, oggi conservata a Roma presso il Museo Nazionale Romano nelle Terme di Diocleziano, insieme al più celebre esempio di Veleia (città romana alle spalle della colonia di Piacenza), costituisce un documento di fondamentale importanza per la conoscenza dell’istituzione degli alimenta di Traiano. L’istituto, nato nel II secolo d.C., fu pensato dall’imperatore stesso per far fronte alle necessità dei bambini più bisognosi, in particolare delle campagne, che vivevano una situazione di fame e di profonda povertà. Traiano prelevò dal suo patrimonio privato una somma che diede in prestito agli agricoltori italici, a fronte della garanzia di ipoteche stabilite sulla base della proprietà terriera.
La Tabula riporta dettagliatamente i nomi dei possidenti dell’epoca, dandoci la possibilità di ricostruire il quadro della proprietà fondiaria del tempo. Tra i sottoscrittori compaiono anche dei membri della gens Neratia: Lucius Neratius Diadumenus, Lucius Neratius Corellius e Lucius Neratius Marcellus.
La fase storica successiva, tra la seconda metà del II secolo d.C. e la prima metà del IV secolo d.C., vide le fortune della famiglia subire una certa flessione. La continuità familiare, in questo momento, fu assicurata essenzialmente dalla linea matrilineare: risale al III secolo d.C., infatti, un consistente gruppo epigrafico, reperito a Saepinum e nel suo hinterland, che riguarda tre fratelli: Caius Neratius Fufidius Priscus, Caius Neratius Fufidius Annianus e Caius Neratius Fufidius Atticus, figli di Caius Fufidius Atticus e di Neratia Marullina. Questi erano i proprietari di una villa rustica ritrovata presso l’attuale San Giuliano del Sannio, in pieno agro sepinate. La Sepino romana si trovava nella piana del fiume Tammaro, a ridosso di un incrocio tra due assi viari: il tratturo Pescasseroli-Candela, il quale metteva in comunicazione l’entroterra montuoso con le pianure pugliesi, e la strada che collegava il massiccio del Matese alla costa. La zona circostante era un’area a forte vocazione insediativa: in media collina, vicina ad un corso d’acqua e ad un’importante arteria di comunicazione, godeva di tutte le condizioni necessarie per l’impianto di una azienda agricola.
 

Iscrizione di Caius
Neratius Fufidius Priscus (7).
Qui sorse la villa Neratiorum. Nel tempo, le trasformazioni socio-economiche legate al possesso della terra, resero la villa una sorta di suburbanum nel quale i sepinati rendevano omaggio a questi amministratori in segno di riconoscenza per il loro operato.
Il IV secolo d.C. fu il momento di maggiore splendore per la gens Neratia. In questa fase, Naeratius Cerealis ricoprì la prestigiosissima carica di praefectus Urbi; egli era cioè l’uomo più importante di Roma, secondo solamente all’imperatore. Sua sorella Galla, intanto, veniva data in sposa a Iulius Constantius, figlio del tetrarca Costanzo Cloro e di Teodora e quindi


Epigrafe di Caius Neratius Fufidius Annianus (8)
 
fratellastro dell’imperatore Costantino I (figlio del primo matrimonio di Costanzo Cloro con Elena).
Nel 337 d.C., alla morte di Costantino, l’esercito procedette all’eccidio dei maschi della famiglia imperiale che avrebbero altrimenti potuto vantare un qualche diritto di successione al potere. Unici sopravvissuti all’epurazione furono il futuro imperatore Giuliano (figlio del matrimonio di Iulius Constantius con Basilina) e Constantius Gallus, suo fratellastro in quanto figlio di Iulius Constantius e della neratia Galla.
Nel 351 d.C., in un momento di forte tensione causato dall’usurpazione del generale Magnenzio, Constantius Gallus venne nominato Cesare dall’imperatore Costanzo II. Ottenuto tale prestigioso incarico, Constantius Gallus cominciò ad accarezzare il proposito di usurpare il trono del cugino ed inaugurò un regime di terrore e sospetto. In questo, secondo storiografi come Ammiano Marcellino, sarebbe stato sostenuto dalla moglie Costantina (figlia dell’imperatore Costantino I, meglio conosciuta come Costanza), donna molto più anziana di lui e particolarmente attaccata al potere, una vera “megera in veste di donna”.
Con tali premesse, la coppia regale non tardò ad entrare in contrasto con il senato di Antiochia, sede della corte orientale. Nel 354 d.C., pertanto, l’imperatore Costanzo II decise di porre freno alle scelleratezze antiochene e di richiamare il Cesare d’Oriente a Milano.
Giunto al cospetto dell’imperatore, nel tentativo di giustificare il suo comportamento, Constantius Gallus cercò di riversare le sue colpa sulla moglie. Ciò ebbe come unico risultato quello di far adirare ancora di più l’imperatore, fratello di Costantina, la quale nel frattempo era morta. In quello stesso anno Constantius Gallus venne condannato a morte.
L’interessamento nei confronti dei territori d’origine da parte dei Neratii si rivelò di fondamentale importanza proprio in questo periodo, alla metà del IV secolo d.C. e cioè allorquando venne istituita la provincia Samnii. La creazione di questa nuova regione amministrativa è tradizionalmente collegata alla situazione venutasi a creare dopo il terremoto del 346 d.C. Il potere centrale si trovava allora nella necessità di agire prontamente sul territorio per ovviare alle esigenze post sismiche della popolazione locale. In realtà però il coinvolgimento dei Neratii fu tutt’altro che marginale. Proprio nel IV secolo d.C. la gens aveva raggiunto un livello politico altissimo: Neratius Constantius si trovava in quegli anni alla guida del governo di Saepinum mentre il già ricordato Naeratius Cerealis occupava i vertici dell’amministrazione imperiale. Fu quindi molto facile portare il territorio del Sannio all’attenzione del potere centrale.
 

Epigrafe onoraria dedicata a
Caius Fufidius Atticus (9).

Non a caso, gli interventi di ricostruzione post sismica, sicuramente necessari nelle località terremotate, investirono in modo massiccio anche Saepinum, colpita solo marginalmente. Le iscrizioni provenienti da Sepino che riguardano la ristrutturazione delle terme di Silvano e del tribunal columnatum della basilica, infatti, non ci parlano di danneggiamenti causati dal sisma riferendosi piuttosto alla vecchiaia delle strutture; addirittura, per quanto riguarda la basilica, secondo la testimonianza epigrafica, il governatore avrebbe provveduto a decorare l’edificio, fino a quel momento spoglio, con splendidi marmi. I Sepinati, dunque, dovettero molto a questi loro illustri concittadini, i quali, attraverso atti di evergetismo privato e “sovvenzioni statali” destinate ad hoc, si occuparono sempre della piccola cittadina, permettendogli una crescita ipertrofica rispetto alle sue reali dimensioni e capacità di mercato.

 

Il testo e le immagini sono state gentilmente fornite dall'autrice.
Pubblicato il 30 Novembre 2011.
Di seguito è riportato l'indirizzo E-Mail della dott.ssa Iannantuono
per chi volesse commentare questo saggio:
ketty.iannantuono@gmail.com

 

 

 

NOTE

(1) C(aius) Paccius L(uci) f(ilius) Voltinia Capito et sibi et suis fieri i(ussit) / L(ucio) P(accio) fratri Neratia matri Pacciae sorori.
Il rilievo funerario, databile fra la tarda età repubblicana e la prima età imperiale, è incorniciato da un listello sul quale corre l’iscrizione. Risulta danneggiato lungo i lati ed in particolare nell’angolo superiore destro. In esso sono raffigurati a bassorilievo Caius Paccius Capito, suo padre Lucius Paccius Capito, sua madre Neratia e sua sorella Paccia (da sinistra verso destra). I quattro ritratti sono resi frontalmente, a mezzo busto; il braccio destro di ogni personaggio è piegato a toccare il petto. Le due figure maschili portano la toga exigua sopra la tunica, mentre le due donne indossano la palla che copre loro anche il capo. I genitori del dedicante, al centro, sono di dimensioni maggiori rispetto alle figure laterali, le quali poggiano rispettivamente su di una capsa e su di una cista, oggetti allusivi l’uno del mestiere paterno l’altro del mondo femminile nel quale si inscrivono tanto Neratia quanto la figlia Paccia.
Bibliografia: Cianfarani, Franchi dell’Orto, La Regina 1978: 563; Diebner 1979: 168-171; Viti 1982: 183; Buonocore 1996-1997: 319; Buonocore 2003: 165-168.

(2) C(aius) Neratius Sext(i) [f(ilius)] / N(umerius) Antonius C(ai) f(ilius) / II vir(i) i(ure) d(icundo) / Victoriae sacr(um) / s(ua) p(ecunia) f(ecerunt).
Caius Neratius, nella sua carica di duoviro municipale, insieme al collega Numerius Antonius, fa erigere a proprie spese un altare consacrato alla Vittoria. L’iscrizione costituisce la prima attestazione epigrafica di un membro della gens Neratia attualmente nota. La stele, ben conservata e completamente leggibile, è conservata nel parco archeologico di Saepinum – Altilia.
Bibliografia: AÉ 1927, 118.


(3) L(ucius) N[eratius L(uci) f(ilius) Vol(tinia) Priscus q(uaestor) t]r(ibunus) pl(ebis) pr(aetor) co(n)s(ul) VIIvir epul(onum) / l[eg(atus) Aug(usti) pr(o) pr(aetore) in prov(incia) Germani]a inferiore et Pannonia / fecit.
L'epigrafe, in origine posta sull’attico dell’arco onorario antistante l’edificio fatto erigere da Lucius Neratius Priscus sul lato sud-orientale della piazza del foro di Saepinum, è composta da tre blocchi, il terzo dei quali è spezzato all'incirca a metà della sua altezza; il secondo blocco non è stato rinvenuto. Ritrovata durante lo sterro della piazza del foro, attualmente è stata ricollocata in situ mediante un’apposita struttura sospensoria che riproduce le forme dell’arco originale.
Bibliografia: AÉ 1978, 287.


(4) Diploma militare, trovato a Malpas (50 Km a sud di Liverpool) e attualmente conservato al British Museum di Londra. Il diploma, iscritto su una coppia di tavolette bronzee, riporta il congedo del decurione Reburrus. Registra, inoltre, l'ottenimento della cittadinanza romana, il riconoscimento del matrimonio e la trasmissione dello status di cives Romanus ai figli del decurione. In questo documento è ricordato Lucius Neratius Marcellus quale governatore della provincia della Britannia.
Bibliografia: CIL XVI, 48; CIL III, 864: 1972; ILS 2001 176.


(5) [L(ucio) Neratio M(arci) f(ilio) Vol(tinia) Marcello co(n)s(uli)] / [XVvir(o) sacris faciundis proco(n)s(uli) leg(ato) pr(o) pr(aetore)] / [div]i Traian[i Aug(usti) prov(inciae) Britanniae curatori aquar(um)] / urbis pr(aetori) trib(uno) m[il(itum) leg(ionis) XII Fulminat(ae) salio Palat(ino) quaest(ori)] / Aug(usti) curatori a[ctorum senatus adlecto inter patric(ios) ab divo] / Vespasiano III[vir(o) a(uro) a(rgento) a(ere) f(lando) f(eriundo)] / Domitia L(uci) [f(ilia) Vettilla uxor].
L’epigrafe, della quale si conserva un frammento spezzato in più punti, presenta specchio epigrafico in rilievo e testo inciso particolarmente chiaro. Lo scioglimento del testo è stato possibile anche grazie alla conservazione di altre epigrafi recanti il cursus honorum di Lucius Neratius Marcellus. Attualmente questa iscrizione è conservata nella sezione del Teatro del Museo documentario della zona archeologica di Saepinum.
Bibliografia: AÉ 1990, 217.


(6) Naeratius / Cerealis v(ir) c(larissimus) / cons(ul) ord(inarius) / conditor / balnearum / censuit.
Epigrafe rinvenuta nel 1873 durante dei lavori di scavo condotti nella zona tra piazza dell’Esquilino, via Cavour, via Farini e via Manin; tali scavi misero in luce i resti di quella che fu interpretata come la domus di Naeratius Cerealis –ulteriormente scavata nel 1878 e nel 1905- proprio in base al ritrovamento in situ di questa epigrafe che menzionava questo personaggio quale conditor balnearum. Un’epigrafe con iscrizione del tutto analoga (CIL VI, 1744c) era stata precedentemente rinvenuta in un’area attigua, quella meridionale dell’odierna Stazione Termini, un tempo occupata dalla villa Montalto Peretti – Negroni.
Bibliografia: CIL VI, 1744a; CIL VI, 31916c; ILS 05718.


(7) C(aio) Neratio Fufi / dio Prisco / Fufidi Attici / c(larissimi) v(iri) q(uaestoris) des(ignati) fil(io) / Nerati Prisci co(n)s(ulis) / nepoti Acci Iulia/ ni co(n)s(ulis) pronepoti / municipes Saepi/ nates.
L’iscrizione, posta dai Sepinati in onore di Caius Neratius Fufidius Priscus, occupa la superficie anteriore di una base modanata per una statua (sulla parte superiore sono ancora visibili i due fori ove la statua doveva innestarsi). Ritrovata nei pressi della villa di San Giuliano e probabilmente pertinente ad essa, è oggi conservata nel Municipio di San Giuliano del Sannio.
Bibliografia: CIL IX, 2451; ILS 1132.


(8) C(aio) Neratio Fu / fidio Anniano / Fufidi Attici c(larissimi) v(iri) / q(uaestoris) des(ignati) f(ilio) / Nerati Prisci co(n)s(ulis) / nepoti / AcciIuliani co(n)s(ulis) / pronepoti / muncipes Saepinat/ es.
L’epigrafe, posta dai cittadini di Saepinum in onore di Caius Neratius Fufidius Annianus, come nel caso precedente, occupa la superficie anteriore di una base per una statua. La parte superiore risulta spezzata mentre la base, che invece si conserva quasi del tutto, è modanata. Ritrovata in località Crocella a San Giuliano, nei pressi della villa dei Neratii, è conservata nel Municipio di San Giuliano del Sannio.
Bibliografia: CIL IX, 2452; ILS 1131.


(9) C(aio) Fufidio At / tico e(gregiae) m(emoriae) v(iro) / C(aius) Fufidius At / ticus v(ir) c(larissimus) co(n)s(ul) fi/ lius et Nerati / a Marullina / C(ai) f(ilia) norus(!).
Epigrafe onoraria dedicata a Caius Fufidius Atticus dal figlio, suo omonimo, e dalla moglie di quest’ultimo Neratia Marullina. Attualmente posta nel muro posteriore della chiesa parrocchiale di San Nicola a San Giuliano del Sannio.
Bibliografia: CIL IX, 2450; ILS 1130.

 

 

 

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

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Giuseppe Camodeca, Il giurista L. Neratius Priscus, cos. suff. 97: nuovi dati su carriera e famiglia, SDHI 73, 2007, 291-311.
Stefania Capini, Angela Di Niro, Samnium. Archeologia del Molise, Roma 1991.
Filippo Coarelli, Adriano La Regina, Abruzzo Molise, Guide Archeologiche Laterza, Roma 1984.
Gianfranco De Benedittis, Marcello Gaggiotti, Maurizio Matteini Chiari, Saepinum / Sepino, Campobasso 1984.
Giovanna Falasca, San Giuliano del Sannio, alla ricerca delle origini storiche, «ArcheoMolise» 2, 2009, 24-35.
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Begoña Enjuto Sánchez, Los Clarissimi en época de los segundos flavios (337-363 d.C.). Comportamientos y conflictos ante un proceso de cambio, Salamanca 2003, 113-121.
Ronald Syme, The Jurist L. Neratius Priscus, «Hermes» 85, 1957, 480-493.
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