Storia dei Sanniti - Iscrizione in osco da Campobasso.
SANNITI

 
AREA ARCHEOLOGICA DI CAMPOBASSO

UNA ISCRIZIONE ANDATA PERDUTA
Gianfranco De Benedittiis


 
Apografo dell'iscrizione osca da Campobasso

Apografo dell'iscrizione osca da Campobasso.

 
Secondo Pasquale Albino che nel 1879 pubblicò l'opera "Ricordi storici e monumentali del Sannio e della Frentania", sotto le mura medievali di Campobasso furono viste dal Mommsen e da altri, mura megalitiche di cui rimangono i disegni fatti dal Caraba (1844), scopritore di Fagifulae. All'interno di questi ruderi fu rinvenuta nel 1930 circa, tra le rovine della chiesa di San Michele Arcangelo, una epigrafe osca oggi perduta di cui si conserva l'apografo eseguito da Vincenzo Balzano e pubblicato dal Gasdia nel suo "Storia di Campobasso. L'epigrafe era su lastra di pietra alta circa cm. 60 e lunga circa cm. 100, utilizzata come copertura di una botola con scale. La lastra fu poi distrutta irrimediabilmente dal proprietario della locanda costruita all'interno dei ruderi dell'antica chiesa.


La trascrizione.

La trascrizione è certamente lacunosa ed incompleta:

mr. valavennis
[?]u [.]sia[...]


Il primo rigo è chiaramente restituibile e l'iscrizione appare sufficientemente chiara nel prenome Maras, già documentato da più iscrizioni osche e nel gentilizio, presente due volte in un'epigrafe funeraria di Allifae (CIL IX, 2420) dove si trova nella forma Valvennius. Il passaggio per sincope è documentato da diversi esempi: Salvius da salaviis, Cal(a)vius da kalaviis; qualche dubbio permane per il patronimico, forse derivante dalla forma perkedneis in quanto documentato in un'epigrafe osca di Nola (Vetter 115), ma non è da escludere la forma herieis anche se documentata epigraficamente solo come gentilizio: dekis heriis dekkieiis saipinaz.
Più problematica è la restituzione del secondo rigo che presenta varie lacune; la d destrorsa è quasi certamente dovuta ad una errata trascrizione del Balzano; manca forse la prima lettera; tra la u e la s è presente un segno difficilmente decifrabile; due lettere mancano prima della dubbia d.
A questa deve aggiungersi un frammento di epigrafe poco nota e non presente sul CIL, murata nell'absidiola di San Bartolomeo.
Questo il testo:

M. Beti[tio? ...]
M. Beti[tio? ...]
M. Beti[tio? ...]
Betiti[...]
Demet[ri?...]
Betitia[...]


Il gentilizio Betitius è presente anche nell'epigrafe osca di Molise (Vetter 156).

 


 


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Storia dei Sanniti e del Sannio - Davide Monaco - Isernia
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