Un teatro-tempio sull'esempio di Pietrabbondante
SANNITI

 

LA SCOPERTA DEL COMPLESSO TEATRO - TEMPIO DI
PIETRAVAIRANO
Nicolino Lombardi

 

Questa pagina riporta il primo capitolo del libro di Nicolino Lombardi:
" Anno 2001 - Teatro chiama Teatro. Dalla scoperta di un complesso teatro - tempio della Civiltà del Volturno alle proposte operative per la Scuola e per il Territorio" edito per i "Libri di Arte, Scienza e Cultura" della Banca Capasso Antonio S.P.A. con il patrocinio dei comuni di Pietravairano e di San Potito Sannitico.

 

CAPITOLO I
Le premesse


1-1 LA SCOPERTA

Un teatro l’ho cercato a Bojano, a Montesarchio, a Caiazzo, a Sant’Agata de’ Goti, a Isernia..., non so perché ma ero sicuro che il volo (2) mi avrebbe consentito di scoprirne uno. In alcuni casi ho creduto di averlo trovato, in altri casi mi sono fatto un’idea che è rimasta tale in quanto difficilmente verificabile, in altri casi ancora ho preso delle grosse cantonate.
Dove lo trovo?
Lo trovo dietro casa, in un momento e in un luogo in cui non lo sto cercando, in pratica mi ci imbatto, lo incontro. Il metodo di ricerca che ho sempre utilizzato, seppure sistematico (3), mi ha consentito di portare avanti ricerche a tutto campo, senza condizionamenti e senza preconcetti, nel senso che ho sempre studiato la bibliografia esistente sull’argomento o sulle strutture, solo quando la ricerca cui mi stavo dedicando si trovava in una fase avanzata, in pratica quando ero già pervenuto a convincimenti personali sull’argomento. E proprio per questo motivo che, anche in questa occasione, il percorso cui costringerò il lettore potrà apparire bizzarro e poco lineare, ma, credetemi, è venuto naturale far convivere la scoperta archeologica con le proposte operative per la Scuola e per il Territorio.



L'area di Pietravairano (CE) con Monte San Nicola nelle carte dell'IGM al 25.000

Ero già stato su questo versante del monte Urlano, per visitare la cinta megalitica che percorre la cresta del monte San Nicola e avevo già fotografato i ruderi del complesso tempio - teatro in un momento in cui si presentavano nudi a causa di un incendio, ma la mia attenzione era stata carpita dalla regolarizzazione della cima a mt. 326, la "nghianatella", immediatamente a monte della frazione Sant’Eremo di Pietravairano e poi, francamente, non avrei mai pensato, che addirittura un teatro, spesso evidente, potesse essere sfuggito all’attenzione dei frequentatori del posto, sebbene disinteressati a queste strutture e poco allenati a vederle. È un periodo in cui non riesco a dedicare più molte energie al volo e solo di tanto in tanto mi reco al campo, più che altro per non perdere il contatto con gli amici e la familiarità con la macchina volante, ma non si può certo restare a casa in una mattinata come quella del quattro di febbraio (4) dell’anno 2000, una di quelle mattinate come ce ne sono poche in un anno, di quelle senza vento ma luminose, fredda, adatta al volo ed alla foto, con la nebbia distribuita a strati livellati sui meandri del Fiume, una mattinata con un po’ di tempo libero e tante cose da fare. Quella mattina volevo fotografare Marzanello, la chiesa di Santa Mennea a Gioia ed una frana in partenza, sempre a Gioia, sulle colline argillose che si trovano a sud dell’abitato.
Anche questa volta, nel sorvolare la zona di Pietravairano, guardo al monte Urlano, soprattutto per cercare di capire l’andamento del muro megalitico che percorre il versante sud della montagna, in località San Nicola e osservo i ruderi del teatro, ma con scarso interesse, in quanto per il passato mi ero fatto l’idea che appartenessero ad un edificio di età medioevale.
Questa volta, però, la "symmetria" salta immediatamente all’occhio e in un baleno è tutto chiaro: il tempio e il teatro mi sembra addirittura di vederli, col colonnato ancora in piedi e le ampie gradinate colme di spettatori. Ci torno e ci ritorno sopra per fare foto a diverse altezze e ogni cosa è sempre più chiara. A casa poi, vado immediatamente a rispolverare le foto prese in altre occasioni e, proiettandole, mi chiedo come ho fatto a non capire prima.
Il giorno successivo l’indagine parte: a proposito, non ha niente a che vedere con il teatro il nome di un noto ristorante di Pietravairano, la Caveia, che ha rappresentato la prima tappa della mia ricerca.



Pietravairano (CE) - Monte San Nicola.
Le strutture affioranti del complesso tempio - teatro.

 

1-2 INTRODUZIONE

Le limitate conoscenze nel campo delle comunicazioni e l’arretratezza delle tecnologie legate alla mobilità, consentivano alle civiltà antiche di conservare tradizioni, cultura e abitudini, molto più a lungo che non oggi. Ciò nonostante, gli scambi culturali che facevano seguito ai traffici commerciali e alle conquiste belliche erano comunque fiorenti e pertanto le mode, le religioni, l’architettura, le notizie, le forme di governo..., venivano comunque esportate e, anche in questo periodo, seppure con tempi diversi da quelli odierni, raggiungevano ogni angolo del continente e forse della terra. Intorno all’VIII sec. a.C. ebbe inizio il fenomeno della colonizzazione greca dell’Italia Meridionale e delle coste sicule, che vede la fondazione di numerose città da parte di coloni greci e la creazione di una grande civiltà che passerà alla storia come quella della Magna Grecia.
Messina, Siracusa, Crotone, Napoli (Neapolis sta per città nuova), Cuma (5), vengono fondate in questo periodo da coloni greci. Pitagora, Archimede e tanti altri filosofi, scienziati e legislatori contribuirono a formare quella cultura che ancora oggi è alla base delle conoscenze e della civiltà europea e mondiale.
Questi grandiosi fenomeni di spostamenti di gente e culture, di idee e arti, di tecniche e religioni, perdurarono fino al V secolo, arricchendo ed integrando le conoscenze delle popolazioni locali con nuove forme di architettura e letteratura, insomma con i modi di pensare propri della civiltà ellenica, una delle più grandi civiltà antiche.
Le stirpi colonizzatrici furono soprattutto doriche e ioniche. Gli Ioni in particolare, colonizzarono anche le coste del Tirreno e giunsero fino in Corsica e a Marsiglia. I templi di Hera, quello di Cerere e quello di Nettuno a Paestum, particolarmente fiorente fra il 600 ed il 400 a.C., ed i templi in stile dorico di Agrigento, sono i monumenti che rappresentano quest’epoca, quelli che il mondo ci invidia. Importantissimi per la vita civile, sociale e religiosa sia dei Greci che dei Romani, furono il tempio e il teatro.
Nel caso di Pietravairano queste due strutture della Civiltà del Mediterraneo, denunziate all’affioramento di tracce di muratura, le ritroviamo insieme, probabilmente pensate insieme e quindi fuse in un unico edificio, razionale e carico di senso religioso e perfettamente inserite nel contesto della natura circostante. Forse un odeon e, poco distante dal tempio, la cisterna e i resti del caseggiato, un po’ come a Roccavecchia di Pratella, sulla sponda opposta del fiume Volturno.
La razionalità del complesso si manifesta nell’ordine rispettato dalle strutture leggibili, nelle simmetrie, e nelle proporzioni fra ogni singolo elemento e l’intera struttura, per il momento leggibile o ipotizzabile nella pianta. Il senso della natura si percepisce dal modo in cui tempio e teatro sono stati pensati, in relazione allo spazio naturale che li circonda, armoniosamente inseriti nel paesaggio. Infine c’è da dire che è l’esistenza di due templi, uno a ridosso del teatro ed un altro sulla cima della "nghianatella", a caricare di sacralità la struttura ed il luogo.
Anche se tutto è ancora da studiare, le acropoli del monte San Nicola e di Roccavecchia di Pratella dicono chiaramente che i modelli dell’architettura greca sono penetrati anche nelle zone più interne della penisola, magari con un po’ di ritardo rispetto alla colonizzazione delle coste. Non sono eccessivamente fantasiosi Trogo e Giustino quando "... riferiscono, che i Greci abbiano gran parte dell’Italia tenuto, e molte Città siano state da essi edificate, e che i Sanniti siano in buona parte discesi da quei, che vennero da Lacedonia detta per altro nome Sparta..." (6)
Lo storico Domenico Caiazza fa notare che: "i nomi tramandatici dall’epigrafia confermano l’immissione di genti nuove in epoca romana nel territorio del mandamento di Pietramelara ... e, sopratttuto nomi di origine greca... "(7).
Si vedrà che Conduce in Grecia lo stesso toponimo Urlano.
Fra l’altro, radici greche sono riscontrabii anche nella toponomastica, infatti, in comune di Vairano, a pochi chilometri da Pietravairano, esiste la frazione Greci, riportata anche sulle carte I.G.M. e probabilmente fondata da un nucleo originario appunto di questa nazione. Infine, nella "Descrizione di Vairano" riferita all’anno 1660, si fa riferimento a vari toponimi (Padule, Casale, Fontana, ...) dei Greci.
Si vedrà che la pianta del tempio riporta a modelli etruschi ripresi in epoca romana e quindi diventa indispensabile ricordare che, fin da tempi molto antichi, gli Etruschi avevano vasti possedimenti in Campania "... coloni etruschi si insediarono sin dal VII secolo a.C., dapprima nel litorale del Golfo di Salerno, e poi espansero il loro controllo all’intera pianura campana, alle spalle delle colonie greche del Golfo di Napoli. Arricchite dai traffici commerciali sorsero floride città, di cui la più importante fu Capua.
Il confronto commerciale e militare con le colonie greche dell’Italia meridionale si protrasse a lungo senza vinti né vincitori, finché la flotta siracusana nel 474 a.C. inflisse una dura sconfitta a quella etrusca nei pressi di capo Miseno. Perso il controllo del mare, i traffici delle città etrusche della Campania crollarono rapidamente, e con essi la loro ricchezza economica.... Di lì a poco l’Etruria campana sarebbe stata definitivamente sopraffatta delle popolazioni sannitiche locali. Nel 430 a.C. con la caduta di Capua finì il dominio etrusco sulla regione" (8).
Premesso che sarà la Soprintendenza ai Beni Archeologici ad occuparsi della precisa collocazione nel panorama storico del complesso ritrovato, mediante gli scavi e la datazione dei materiali, nonché mediante un competente esame delle strutture, riguardo alla datazione bisogna ricordare che:
  • esiste una cinta megalitica, forse di età sannitica, che racchiude l’area in oggetto;
  • in tutta l’area, con particolare riferimento a specifici punti, si può osservare terracotta a vernice nera, resti di tegoloni e pareti e orli e manici di grossi vasi e olle;
  • un frammento di antefissa osservato in prossimità del tempio, rimanda al periodo ellenistico;
  • la pianta del tempio si rifà a modelli etruschi successivamente ripresi in epoca romana;
  • il teatro, così come concepito, è di età ellenistica (9);
  • la pianta del teatro, stando al noto manuale dell’architetto romano Vitruvio Pollione, si direbbe romana;
  • l’area del Calcatello a Pietrabbondante, sulla quale insiste un complesso teatro - tempio di fatto ascrivibile al periodo 120 - 90 a. C. ed assimilabile sotto vari aspetti a quello osservato sul monte San Nicola, risulta frequentata principalmente fra il V ed il I sec. a.C.
  • a Venafro, il complesso teatro - odeon, anch’esso in qualche modo assimilabile a quello osservato a Pietravairano, presenta rifacimenti ascrivibili all’età dei Flavi (69 - 96 d.C.) ma l’impianto originario del teatro è probabilmente di età ellenistica;
  • qualora i resti appartengono alla città di Phistelia, le monete in argento, ritrovate un po’ ovunque nella vallata del medio Volturno, rimandano al periodo 380 - 350 a.C.
  • se i resti appartengono alla città di Callifae, bisogna ricordare che quest’ultima fu distrutta nell’anno 327 a.C. dai consoli romani Lucio Cornelio e Publilio Filone (10);
  • se i resti appartengono alla città di Cubulteria è da tener presente che questa era ancora in vita nell’anno 119, quando l’imperatore Adriano rifece le mura all’intera città;
  • qualora si tratti della Aebutiana Statio riportata sulla Tabula Peutingeriana (11), quest’ultima e forse anche il complesso tempio - teatro, sarebbe esistita in epoca imperiale, epoca alla quale si fa risalire l’originale della carta summenzionata.


NOTE

(2) Il decreto del Presidente della Repubblica n. 367 del 29 settembre 2000 avente per oggetto: "Regolamento recante norme per la semplificazione dei procedimenti relativi a rilevamenti e riprese aeree sul territorio nazionale" abroga la norma che vietava l’utilizzo di apparecchiature fotografiche a bordo di aerei ultraleggeri e di fatto consente l’utilizzo e la pubblicazione delle foto, aprendo frontiere nuove a quanti hanno la passione per il volo e lo studio del paesaggio e competenze minime di fotointerpretazione.

(3) In realtà la ricerca, diretta a tutti i luoghi d’altura dove c’erano cisterne scavate nella roccia, era mirata al ritrovamento di templi antichi, spesso legati all’esistenza di una cisterna.

(4) Il 4 di febbraio nasce a New York Charles Lindbergh (1902-1974), che il 20 di maggio del 1927 riesce ad effettuare in solitaria la prima trasvolata dell’Atlantico, coprendo la distanza da New York a Parigi in 33,5 ore.

(5) La leggenda vuole che le spiagge dell’antica città greca di Corna, fondata nell’VIII secolo avanti Cristo da coloni ellenici provenienti dall’isola d’Eubea, nel mare Egeo, siano state calcate dal piede di Enea.

(6) Gio. Vincenzo Ciarlanti, Memorie Istoriche del Sannio, vol. 1, Campobasso. 1823.

(7) Domenico Caiazza, Archeologia e storia antica..., Banca Popolare di Ancona, 1995.

(8) http://www.agmen.com/etruscans/pagjta/museuni/1and.htm

(9) Il periodo ellenistico va dal 323 a. C. fino alla battaglia di Azio (31 a.C.) ed è caratterizzato dallo sviluppo dall’architettura monumentale sia in Grecia che in Italia.

(10) "Tria oppida in potestatem venerunt, Allifae, Callifae. Rufrium ..." Tito Livio VIII, 25, 4.

(11) È una carta rappresentante il mondo conosciuto nell’età antica ... disegnato sopra una striscia di pergamena lunga m. 6.83 e larga m 0.34 ... la carta vuol essere un sommario delle grandi strade dell’Impero romano, e delle stazioni situate lungo di esse come delle distanze che le separavano. Le città sono segnate da piccole case o torri; quelle più importanti da mura turrite. Si ritiene che la Tavola Peutingeriana sia copia di altra più antica, nella quale già mancasse il primo segmento, dove dovrebbe apparire la parte occidentale della Spagna; i segmenti superstiti sono undici. Chi sia l’autore e in quale epoca la carta sia stata disegnata è incerto. Gli studiosi sono comunque dell’avviso che l’originale sia da collocarsi nell’età imperiale: alcuni ne situano la composizione nel IV secolo d.C., altri nel III d.C., altri ancora nel II dopo Cristo. Sembra di notevole significato per la cronologia dell’opera il fatto che sulla Tavola Peutingeriana sono indicati egualmente templi pagani e cristiani. Le fonti usate dall’autore sono state secondo certuni la carta preparata al tempi di Augusto da Vipsanio Agrippa e gli Itinerari imperiali; secondo altri le rappresentazioni greche del mondo antico (fonte: http://www.henry-davis.com/MAPS/)

n.d.e. "Per approfondire l'argomento sul segmento sannitico della Tabula di Peutinger, segnaliamo i seguenti libri:

  • Paolo NUVOLI - La Tabula di Peutinger in area sannitica - Edizioni VITMAR - Venafro 1998
  • Michele CARROCCIA - Strade ed insediamenti nel Sannio in epoca romana nel segmento V della Tabula Peutingeriana - Campobasso 1989

 

 

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Storia dei Sanniti e del Sannio - Davide Monaco

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