SANNITI

 

 
LA GENS PAPIA

C. PAPIUS C. F. MUTILUS IMP.

Adriano La Regina

 

Fino a pochi anni fa C. Papius Mutilus, il comandante supremo dei Sanniti durante la guerra sociale, era conosciuto solamente per quel poco che di lui riferiscono gli autori antichi in connessione con gli avvenimenti bellici e per la legenda delle monete coniate dagli insorti italici negli anni 90-88 a.C (1). Il suo nome era talvolta confuso con quello del padre (2), o con quello di altri personaggi appartenenti alla stessa gens (3). Nuovi documenti epigrafici in lingua osca, pubblicati da Stefania Capini, rinvenuti nella zona di Bovianum, e soprattutto nel santuario di Ercole a Campochiaro, consentono ora di ricostruire lo stemma dei Papii dalla fine del III a tutto il I secolo a.C. Nella sua forma latina il nome del comandante sannita (nr. 7) è tramandato solo parzialmente: "Papius Mutilus" (4). In greco è Gaioz Papioz Motiloz, oppure Motuloz (5). La serie di denari d’argento con legenda osca coniata da Gaio Papio Mutilo reca la formula onomastica trimembre seguita dal cognomen e dal titolo di imperatore, Gaavis Paapiís Gaavieís Mútil embratur (6):


g. paapi. g / mútil
g. paapi. g / italia
g. paapií g / viteliu
g. paapi. g / mútil embratur
g. paapi. g mútil / viteliu
g. mutil / safinim



Le sillogi epigrafiche e numismatiche concordano nel riportare erroneamente il cognomen mutíl (7) invece di mútil, che compare sulle monete. La versione greca del cognomen è rimasta più aderente a quella osca: Motiloz - Motuloz e non Moutiloz, come è invece per M. Papius Mutilus (8). Il cognomen Mutilus in latino è noto esclusivamente in connessione con i due Papii: Gaio, l’imperator della guerra sociale, e Marco, console nel 9 d.C., che lo riprende dal proavo (9). Non è pertanto provato che Mutilus sia la traduzione dell’osco mútil, potendosi trattare di semplice latinizzazione formale. Mútil potrebbe in effetti ben corrispondere a mutilus, come o. famel = lat. famulus, ma anche ad un aggettivo della terza declinazione con suffisso e desinenza in -bilis, come amabilis, mirabilis, stabilis, tutti documentati come cognomina latini (10).
Il prenome del padre di Gaio Mutilo, Gaio, rivelato dalle monete, permette di identificare con lui il "Medix Turicus" G. Paapiís Mit. (nr. 5), che conosciamo da due bolli impressi per datare la produzione di una officina larerizia di Bovianum (11):


ni. staa. m. t. g. paap. mit
Nu(merio) Sta(tio) (mortuo in magistratu), m(edix) t(uticus) C. Pap(ius) Met(elli) f.

g. papi. mt. m. t. x.
C. Papi(us) Met(elli) f. m(edix) t(uticus) x


La collocazione cronologica di C. Papius Met. f. nella seconda metà del II secolo a.C. è sicura, e si fonda su più di un elemento. Prima di tutto, la pratica di apporre la data annuale sulla produzione di tegole a Bovianum è per ora circoscritta al periodo 160-90 a.C. In secondo luogo, vi è un ancoraggio tra lo stemma dei Papii e quello degli Statii: C. Papius Met. f. subentrò infatti nella carica di "Medix Tuticus" a Numerius Statius, mortuus in magistratu. Quest’ultimo è con ogni probabilità il fratello di L. Statius, padre di C. Statius L. f. Clarus, a cui si deve la costruzione del podio del tempio maggiore di Pietrabbondante, e di cui conosciamo tramite Appiano le date di nascita e di morte: 121-42 a.C. (12). C. Papius Met. f. tenne la somma magistratura almeno dieci volte nell’ultimo trentennio del II secolo. La sua identificazione con il padre di C. Papius C. f. Mutilus è quindi indubbia, e viene ancor più consolidata dall’esistenza di altri due magistrati, parimenti documentati da bolli su tegole di Bovianum. I loro nomi completano lo stemma della gens Papia nel corso del II secolo e offrono indicazioni per la sua ricostruzione fino alla seconda metà del III: il primo è Mit. Paapiis N. (nr. 4), "Medix Tuticus" intorno al 160 a.C, padre di C. Papius Met. f. e avo di C. Papius C. f. Mutilus (13):


m. t. mit. paa. n
me(dix) t(uticus) Met. Pa(pius) Num. f.


Il secondo è N. Paapiís Mr. Mt. (n.8), cugino di Papio Mutilo, con cui aveva in comune l'avo Met. Papius Num. f., e quindi "Medix Tuticus" verso il 100 a.C.


[m.] tn. pap. mr. m [.] t
m(edix) t(uticus) Num. Pap(ius) Mr. f. Met. n.


Questi deve adottare nella formula onomastica, anche nella versione abbreviata, l’indicazione del prenome dell’avo per distinguersi da un precedente ‘medix tuticus’ omonimo, Num. Papius Mr. f., che può essere identificato con il Num. Papius documentato dal nome di Mit. Paapiís N. (nr. 4). Possiamo così individuare la collocazione di *N. Paapiís Mr. (nr. 3), "Medix Tuticus" intorno al 190. Con *Mr. Paapiís (nr. 2), padre del precedente, risaliamo alla seconda metà del III secolo a.C. Di *Mr. Paapiís Mit. (nr. 6), il cui nome viene ricavato da quello del figlio (nr. 8), si ignora se abbia rivestito la magistratura pubblica, come è tuttavia probabile.
Della moglie di Mutilus conosciamo il nome, Bastia secondo Livio, oppure Bassia, secondo Granio Liciniano. Bassius, a differenza dell’altro, è un gentilizio noto, presente nel Sannio, ma esclusivamente a Beneventum nelle forme Basseus/Bassaeus, ove esisteva anche un fundus Bassianus, in pertica Beneventana (15). Non vi è quindi motivo per dare maggior credito alla tradizione liviana, come si è invece ritenuto in passato. Il nome è stato tramandato in entrambi i casi nella descrizione della morte del comandante sannita, suicida nell’anno 80 a Teano, dinanzi alla porta posteriore della casa della moglie, che lo aveva respinto perché proscritto (16).
Nell’epitome di Livio non è menzionato il luogo ove si era compiuta la drammatica fine di Mutilus, indicato solamente con le parole "ad posticias aedes Bastiae uxoris". Liciniano è invece più esplicito: "quom ne ab uxore quidem Bassia noctu Teani reciperetur". Si pensa comunemente a Teanum Sidicinum, ma non è così. Sappiamo infatti da Cicerone che una delle infelici mogli di Statius Albius Oppianicus (17) era una Papia, che abitava a Teanum Apulum (18). Questa, come tutte le altre donne con cui Oppianicus aveva contratto matrimonio, era certamente di famiglia altolocata, e dopo il divorzio era tornata nella sua casa di Teanum. Ivi ella allevava il figliolo che sarebbe stato vittima, a Larinum nella casa paterna, dell’infanticidio istigato dalla perfida e potente Sassia. E dunque evidente che la proprietà dei Papii a Teanum Apulum, una domus oppure una villa, apparteneva a Papius Mutilus, se questi stava tentando, prima del suicidio, di raggiungere la moglie nella casa di Teanum. Ciò significa anche che Papia, moglie di Oppianicus, era figlia di C. Papius Mutilus e di Bassia. Che i Papii abbiano mantenuto anche in seguito la proprietà di Teanum è dimostrato dalla presenza di una liberta di Manius Papius (nr. 22) a Larinum, cui aveva dato sepoltura il nipote P. Numisius Gallus (19).




Stemma della gens Papia.


La discendenza di C. Papius Mutilus è documentata dalla formula onomastica del console M. Papius M. f. N. n. Mutilus sicuramente suo pronipote. Non è infatti possibile identificarne l’avo con Num. Papius Mr. f. Met. n. (nr. 8) per motivi cronologici: mancherebbe infatti lo spazio di una generazione, necessario per consentire la discendenza secondo questa linea.
A tale ramo collaterale dei Papii Mutili si devono invece attribuire i Papii noti da un’iscrizione di Vastogirardi: Sex. Papius N. f. (nr. 10), e i suoi figli M. Papius Sex. f. Vol. (nr. 12), C. Papius Sex. f. (nr. 13) e L. Papius Sex. f. Vol. (nr. 14) (20). Questo ultimo aveva militato nella legione XXXIII, disciolta dopo la battaglia di Azio. Il padre Sex. Papius N. f., che aveva ottenuto la cittadinanza romana, si colloca quindi esattamente nella generazione successiva a quella del "Medix Tuticus" Numerius Papius (nr. 8).
C. Papiu[s----]aber (nr. 16), a cui si deve il lastricato del foro di Saepinum, in età augustea (21), occupa una posizione incerta nello stemma. Lo spazio disponibile per l’integrazione della lacuna richiede la presenza di una lettera larga, M oppure M’, per indicare il nome del padre. Nel primo caso egli potrebbe essere figlio di M. Papius Sex. f. Vol. (nr. 12), oppure più probabilmente fratello del console Mutilus (nr. 15); nel secondo caso si dovrebbe pensare al Manius Papius (nr. 22) di cui è nota la liberta di Larinum, nonna di P. Numisius Gallus. Un altro Papius è documentato da un’iscrizione musiva pavimentale in lingua osca nel tempio minore di Schiavi d’Abruzzo, costruito prima della guerra sociale (22). G. Paapiís G. F., ossia C. Papius C. f. F. n. (nr. 19), il quale si collega molto in alto con lo stemma dei Papii, non dopo di Mit. Paapiís N. (nr. 4).
Se si escludono le proprietà dei Papii nella zona di Teanum Apulum, che furono con ogni probabilità una acquisizione di C. Papius Mutilus, tutto il resto converge nell’indicare un territorio sito nella parte più settentrionale del Sannio, che poi sarebbe stato attribuito al municipio di Aufidena, come il luogo di origine della gens Papia. In un pianoro a ridosso del Monte Pizzi, dove si trovano le sorgenti dei torrenti Tirino e Vandra, alla quota di mille metri sul livello del mare e dove oggi esiste il piccolo abitato di Cerreto, una frazione del Comune di Vastogirardi, vi erano loro possedimenti con i sepolcri di famiglia. Lo testimoniano due iscrizioni, l’una recante il nome di Sex. Papius N. f. (nr. 10) e dei suoi tre figli (nrr. 12, 13, 14), di cui si è già detto; l’altra, posteriore di una generazione e adorna della raffigurazione di una sella curulis, menzionante una Papia Tertia, moglie del personaggio che aveva fatto edificare il monumento e di cui resta il nome incompleto [...]ius C. f. Vol. Pedo, insieme con quello del figlio [...]l. Ferox (23).
Questi nomi possono essere integrati alla luce di un’altra iscrizione proveniente sempre dal municipio di Aufidena, relativa alla base di una statua posta in luogo pubblico, assegnato per decreto decurionale, a Pullia M. f. Rufina dal padre M. Pullius Iustus, dalla madre Flavia Celerina e dal marito C. Papius Ferox (24). La zona di Cerreto, donde provengono l’iscrizione con i nomi dei quattro Papii, di età augustea, e l’altra con i nomi incompleti e con quello di Papia Tertia, della generazione successiva, era certamente esclusiva proprietà dei Papii. Se si considera inoltre che nell’iscrizione di Aufidena compare un C. Papius Ferox, possiamo identificare il figlio di Papia Tertia con [C. Papius -?- f. Vo]l. Ferox (nr. 21), ossia con il marito di Pullia M. f. Rufina, e quindi il padre di lui, marito di Papia Tertia, con [-?- Pap]ius C. f. Vol. Pedo (nr. 20). Egli aveva evidentemente sposato una Papia di uno dei rami collaterali, ed era figlio di C. Papius Sex. f. (nr. 13), che non aveva ottenuto, a differenza dei due fratelli, la cittadinanza romana.
Mutilus, di cui possiamo riconoscere ora la formula onomastica completa, Gaavis Paapiís Gaavieís Mutílleís Mútil (C. Papius C. f. Met. o. Mutilus), apparteneva dunque ad una gens che aveva assunto un ruolo rilevante nell’aristocrazia sannitica a partire almeno dal IV sec. a.C.: era già vir nobilis potensque Brutolus Papius (nr. 1), uno dei suoi antenati ricordato da Livio a proposito degli avvenimenti che, nell’anno 322 a.C., precedono la vittoria caudina (25). Il padre, l’avo e il proavo di Mutilus avevano tenuto la carica di "Medix Tuticus" nel corso del II secolo; il padre per almeno dieci volte. Con l’esito della guerra sociale i Papii tornano nell’oscurità, per riemergere effimeramente solo sotto Augusto, con il console che avrebbe legato il suo nome alla lex Papia Poppaea.


Tratto dal catalogo della mostra "SAMNIUM - Archeologia del Molise", Campobasso 1991.

 


NOTE

(1) Munzer, RE XVIII, 3 (1983), c. 1078 ss. nr. 12; Salmon 1967, pp. 358, 367, 376, 379.

(2) Weinstock 1931, p. 237 ss.; Salmon 1967, p. 351.

(3) Keaveney 1987, p. 216.

(4) Oros. V, 18, 10: "sibi Samnites Papium Mutilam imperatorem praefecerant"; Licinian. XXXVI, 10 Criniti: "Pap[ir]ius Matilus; Sisenna frg. 62 Peter: "Papius"; Liv. per. LXXXIX: Mutilus.

(5) App. civ. I, 40, 181 e 41, 185 sgg.:Gaioz Papioz, 223: Motiloz, o tvn Saunitvn stratgoz Diod. XXXVII, 2,6.: Gaioz ‘Apvnioz (Papioz) Motuloz; in Plut., fort Rom 9, vi è la forma errata Motiloz.

(6) Campana 1987, p. 53 ss., serie 2a, 2b, 4, 5,10,11.

(7) Vetter 1953, nr. 200 G 1-5.

(8) Cass. Dio LVI, 10, 3.

(9) Fasti Cons. Capit.: M. Papius M. f. N. n. Mutilus; Fasti Ant. Mm.: M. Papius Mutil(us).

(10) Per lat. b<*dh>t ital. cfr. Prosdocimi 1988, p. 354.

(11) Per il primo bollo, con esemplari rinvenuti a Bojano ed a Campochiaro: Vetter 1953, nr. 160 a; Capini 1978, p. 421, or. 30; incerta la lertura dell’ultima parola "mit": Antonini 1981, p. 320, nr. 13; "mit": Capini; De Benedittis 1985, p. 313, or. 8; per il secondo, da Bojano e da Campochiaro: Capini 1987, p. 246, or. 23.

(12) App. civ. IV, 25, 102; cfr. La Regina 1975, p. 163 ss.

(13) Campochiaro e Civita di Bolano: Capini 1978, p. 425 s., nr. 39; De Benedittis 1978, p. 411, nr. 2.

(14) Colle d’Anchise e Campochiaro: De Benedittis 1978, p. 415, nr. 21; Capioi 1978, p. 429, nr. 48.

(15) CIL IX, 1455, 2,47; IX, 1640, 1641, 1763-65, 1848, 2084, 6282. La forma osca Basiís è documentata al genitivo femm. Basías (S. Croce del Sannio, Benevento): De Benedittis 1981a, p. 292 ss.

(16) Liv. per. LXXXIX; Liciniao. XXXVI, 10.

(17) Il nome era molto probabilmente Gabbius e non Abbius (codd.): Torelli 1973 p. 348 5.; diversamente S. De Caro, infra p. 269, nr. 8.

(18) Cic. Cluent. 9, 27.

(19) CIL IX, 6249.

(20) CIL I2, 1757 = ILLRP 499.

(21) AÉpigr. 1959, 276; Matreini Chiari 1982, p. 71.

(22) Poccetti 1979, nr. 34; Prosdocimi 1980, p. 187.

(23) CIL IX, 2771.

(24) CIL IX, 2808.

(25) Liv. VIII, 39, 12-14.

 

 

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