Sanniti e Sannio L'area archeologica di Pietrabbondante
SANNITI


L'AREA ARCHEOLOGICA DI PIETRABBONDANTE - II Parte

 

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LA FASE DEL TEMPIO IONICO

L'area monumentale presenta fasi edilizie diverse, in sequenza ben distinguibile. La parte più cospicua è costituita dal complesso tempio-teatro, che si estende su un'area di circa mt. 90x55. Lo spazio rettangolare è occupato nella parte anteriore dal teatro e dietro, a livello più alto, da un grande tempio, in asse con il teatro, delimitato lateralmente da due ampi porticati. Questo grandioso complesso, che, come vedremo, fu costruito nell'ultimo decennio del II secolo a.C. e nel primo del secolo successivo, occupa tuttavia il sito di un luogo di culto precedente, non sappiamo quanto antico, ma certamente in piena fioritura edilizia nel corso del III secolo a.C. Se ne sono ritrovate ampie tracce nei livelli archeologici e negli elementi architettonici, smembrati e riutilizzati come materiale da costruzione, per lo più nelle fondazioni del nuovo complesso tempio-teatro.


L'AREA SACRA

L'area occupata da questo primo santuario, comunque il più antico tra quelli accertati, coincideva almeno sui lati di destra e sinistra con quella poi utilizzata per la costruzione del Teatro. Non si estendeva, invece, su tutto lo spazio poi destinato al grande tempio se non, con modeste costruzioni, nell'estremità meridionale, dove si trova il porticato a sinistra del tempio, per l'utilizzazione rituale di una sorgente.
L'area sacra vera e propria era in origine di forma quadrata, o quasi, ed era delimitata da muraglioni costruiti con blocchi poco lavorati, che si sono in parte conservati per essere stati inglobati nella successiva sistemazione (2). Tracce cospicue del santuario più antico di cui stiamo occupandoci sono state rinvenute nelle aree marginali, risparmiate dall'avancorpo del grande tempio, che con le fondazioni degli altari ne ha invaso una parte.
  Il recinto
Particolare del recinto antico (1).
Si sono così conservate, sia pure non integralmente, le estremità settentrionale e occidentale del vecchio santuario, di cui restano "in situ" i blocchi di fondazione di due colonnati disposti lungo il perimetro dell'area quadrata, a destra e a sinistra, per sorreggere un porticato.
I plinti di fondazione si riferiscono certamente a un colonnato ligneo, mentre in pietra erano costruiti gli edifici sacri, che occupavano il centro dell'area. Questi consistevano in un tempio, per il quale fu utilizzata la stessa pietra tenera poi impiegata negli edifici successivi, di dimensioni non modeste ma inferiori al Tempio B, e in alcuni sacelli.
Tutte le architetture rivelano l'adozione di modelli ionici, e dimostrano un notevole grado di finezza, nella scultura degli elementi ornamentali, nei rivestimenti in stucco del materiale di costruzione tufaceo importato dalla Campania, nella decorazione architettonica di terracotta per la protezione degli elementi lignei di copertura.
I caratteri stilistici consentono di collocare tale fase edilizia in un momento di poco successivo alla metà del III secolo a.C. In questo periodo il santuario doveva essere divenuto oggetto di notevoli interventi edilizi, per il suo ammodernamento e abbellimento secondo canoni ellenistici, che tuttavia non erano stati portati a pieno termine. La permanenza del colonnato ligneo nei porticati laterali rivela infatti che non si giunse mai al compimento di tale disegno. E in effetti, i livelli inferiori dimostrano che il santuario subì una violentissima devastazione, che i materiali rinvenuti consentono di collocare verso la fine del III secolo a.C. (3)
Questo santuario più antico, che come abbiamo visto occupava tutta l'area quadrangolare su cui ora sorge il Teatro, e che possiamo chiamare convenzionalmente del "Tempio Ionico", ci è
  Pietrabbondante
Lo stile Ionico.
noto dunque soprattutto nella sua estensione, in alcuni suoi caratteri architettonici e, attraverso l'esame dei livelli archeologici, nella sua cronologia fondamentale.
Non abbiamo invece alcuna informazione sui culti che vi erano praticati. Tramite i materiali che sono stati rinvenuti nei livelli relativi alla distruzione, è tuttavia possibile comprendere in qualche modo come, a partire almeno dal III secolo a.C., il santuario si fosse sviluppato quale sede di un culto di interesse pubblico fondamentale per tutta la comunità dei Sanniti Pentri.
Pietrabbondante
Lo stile Ionico.
 
Questa sua caratteristica si accentuerà poi nei due secoli successivi, fino a fargli raggiungere un'indiscussa preminenza su tutti i luoghi sacri dello stato sannitico. Infatti, oltre alle peculiarità architettoniche, le quali mostrano come fin dal III secolo a.C. si ponesse la massima attenzione al potenziamento e allo sviluppo edilizio del santuario, con il finanziamento di costruzioni che richiedevano l'impiego di raffinate maestranze e di costosi materiali importati da altre regioni, ciò che caratterizza questo luogo di culto è la presenza di un grandissimo numero di armi (vedi la pagina dedicata).
Per concludere, del santuario del Tempio Ionico possiamo ritenere con certezza che avesse una forma quadrangolare, di cui è stata individuata l'ampiezza frontale, corrispondente a 56
metri circa oltre allo spessore dei muraglioni; solo ipoteticamente, al contrario, ne sono ricostruibili le dimensioni sui due lati. Probabilmente esso si doveva attestare sulla strada lungo l'allineamento su cui si trova attualmente la fronte dell'edificio scenico del Teatro. Tale indicazione ci è offerta dalla topografia generale, e in particolare dall'allineamento frontale del Tempio A e del porticato costruito tra esso e il Teatro. Il Tempio A, infatti, precede la costruzione del Teatro e si adatta invece, nell'orientamento e quindi presumibilmente anche nell'allineamento frontale, alla strada esterna al recinto del Tempio Ionico.
Per quanto riguarda l'assetto all'interno del recinto del Tempio Ionico, possiamo supporre che questo edificio fosse ubicato nella parte posteriore, verso la montagna, forse in prossimità del muro perimetrale, con i porticati allineati solo sui lati, secondo lo schema assai comune ripetuto poi nel Tempio B, e documentato nel Sannio anche a San Giovanni in Galdo.
L'edificio dovette essere demolito dalle fondamenta per la costruzione della parte anteriore del Tempio B e della parte posteriore della "cavea" del teatro.
Del tutto incerta è invece l'ubicazione dei sacelli di tufo (ne restano elementi architettonici smembrati), in cui possiamo riconoscere dei "thesauroì" edificati probabilmente nella parte anteriore dell'area recintata. Questa, infatti, era abbastanza ampia, anche perché i due porticati laterali, privi di ambienti retrostanti, si distanziavano notevolmente dal Tempio.
Alla devastazione annibalica non seguì immediatamente la ristrutturazione dell'area sacra occupata dal Tempio Ionico. Lo sconvolgimento prodotto dallo sbancamento dei livelli originari per la costruzione del Teatro e del Tempio B ci preclude la possibilità di comprendere appieno non solo l'esatta conformazione del santuario, ma anche le vicende subite dal sito per oltre un secolo, finché non si giunse alla costruzione del Teatro.
  Pietrabbondante
Strada lastricata al
lato del Tempio B (4).
Si ignora, in particolare, se si fossero realizzate le riparazioni necessarie per consentire la ripresa delle attività, ovvero se il culto risultasse temporaneamente trasferito in altri edifici. Questa seconda ipotesi sembra più probabile, perché la ripresa post-annibalica, che non fu immediata ma avvenne qualche tempo dopo, già nel II secolo a.C., si indirizzò verso la costruzione di un nuovo tempio, al di fuori dell'area devastata ma ad essa adiacente e con essa raccordata mediante un edificio intermedio (un porticato), mantenendone, come abbiamo visto, orientamento e allineamento. Questo edificio, il più antico di quelli che si sono conservati, è ubicato circa 50 metri a nord-est del teatro, ed è convenzionalmente chiamato "Tempio A".



NOTE

(1) Foto di Franco Valente.

(2) Le dimensioni di tale area, il cui perimetro non è regolarissimo, coincidono all'incirca con quelle indicate da Livio (200 piedi) per il luogo consacrato al centro dell'accampamento posto dai Sanniti presso Aquilonia, nell'anno 293 a. C. Nell'accampamento di Aquilonia si tenne il giuramento della Legio Linteata in cui era stata arruolata tutta la nobiltà sannitica nell'imminenza dell'attacco sferrato da Roma. Si tratta della preziosa conferma archeologica di una informazione di natura antiquaria pervenutaci tramite Livio (X 38, 5) circa le caratteristiche di un'area sacra "ex vetusta Samnitium religione", secondo le parole che lo storico romano attribuisce ad Ovio Paccio, il sacerdote che aveva predisposto il rito "ex libro vetere linteo" (basandosi su un vetusto libro in tela di lino). Non è invece possibile utilizzare questa conferma, che ha valore puramente tipologico, per formulare ipotesi circa la reale coincidenza tra il rito descritto da Livio e il santuario di Pietrabbondante, perché non sussistono in alcun modo i presupposti di tale identificazione (si veda anche Aquilonia, l'ultima roccaforte.

(3) Ciò coincide bene con quanto conosciamo delle vicende del Sannio, che negli anni della guerra annibalica fu percorso e devastato dagli eserciti cartaginesi. Secondo la ricostruzione degli avvenimenti che ci è nota dalle fonti, e in particolare da Livio e da Polibio, il saccheggio del santuario poté avvenire nel 217 a.C. Ben documentata è in gran parte dell'Italia centromeridionale la spoliazione di santuari ampiamente praticata durante la guerra annibalica come mezzo di sussistenza per gli eserciti punici, che dovettero provvedere per lunghi anni al proprio mantenimento, imponendo pesanti contributi alle popolazioni sottomesse o alleate, e facendo bottino di quanto potevano trovare nei territori che percorrevano. In occasione della guerra annibalica i popoli sannitici si allearono con i Cartaginesi, ad esclusione dei "Samnites Pentri", che restarono fedeli a Roma.

(4) Foto di Antonino Di Iorio.


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