Il bucchero nell'alta valle del Volturno - Michele Raddi
SANNITI

MICHELE RADDI

Il commercio del Bucchero nell'Alta Valle
del Volturno attraverso i reperti di:
Colli a Volturno ed il suo territorio.
(Ed. Proloco Colli a Volturno - Agosto 1995)

 


Fig. 1 - Visione d'insieme dei Kantharoi ed Oinochoi
 

INTRODUZIONE

Questo lavoro vuole essere un contributo alla ricerca archeologica avviata già da anni da varie Università italiane e straniere nell'Alta Valle del Volturno. Ma ancor di più un tentativo per studiare alcuni reperti di altissima validità archeologica pubblicati in un opuscolo della Pro-Loco di Colli a Volturno.
L'analisi tipologica è eseguita esclusivamente attraverso la foto, data l'impossibilità di conoscere la provenienza ed il luogo dove sono custoditi. Se per il bucchero è più facile una lettura delle forme anche solo attraverso la foto, purtroppo la stessa regola non vale per la ceramica subgeometrica Daunia (figura 1 nr. 4). Pertanto il presente lavoro prenderà in esame esclusivamente i Kantharoi presenti nella riproduzione fotografica edita dalla Pro-Loco di Colli a Volturno. Ogni vaso è stato numerato in modo tale da rendere più chiaro il lavoro di analisi ed ogni volta che ognuno di loro viene analizzato, il numero sarà preceduto dalla lettera "K".


Punto di partenza per l'analisi di questa tipologia di vasi non può essere che l'opera di RASMUSSEN (1).
Il K1 rientra nella classificazione del tipo 3e che è uno tra i Kantharoi più diffusi per tutto il centro-sud dell'Etruria e del Lazio. In particolare l'esemplare in oggetto è vicino ad alcuni Kantharoi del tipo 3e con piede strombato notevolmente stretto nel punto d'attacco con la vasca. Si confronta tra gli altri quello raffigurato da Rasmussen nella tav. 32, fig.169. Ed è proprio quest'ultimo, ovvero quello con il diametro di cm. 15,6 che si può certamente identificare con il K1.
La forma ottenuta per il tipo 3e non è altro che la fusione di tre tipi di Kantharoi Ramage 5b-5c -5d (2), con le anse nastriformi e leggermente concave sulla superficie superiore.
 
Fig.2 Kantharos del tipo 3e
Rasmussen.
Tra le differenziazioni tipologiche che caratterizzano i Kantharoi di bucchero studiati è la forma del piede. Secondo G. Camporeale esistono due varianti di piede strombato.
Una prima serie di Kantharoi presenta piede basso con attacco largo al corpo del vaso e la strombatura solo leggermente accennata , nella seconda serie il piede è alto, fornito a volte anche di "gambo" con un attacco stretto al corpo del vaso e la

Fig.3. Khantharos da
G.Camporeale, 1970.
 
strombatura ampia. Sempre secondo Camporeale, la prima serie è rappresentata da non molti esemplari ed è durata breve trovandosi in corredi databili al terzo quarto del VII sec. a.C. La seconda serie si comincia a trovare negli ultimi decenni del VII secolo a.C. e perdurerà fino alla metà del VI secolo a.C. Il nostro esemplare s'inserisce nella seconda serie descritta da Camporeale (3). Certamente esistono differenziazioni di dimensioni poiché il nostro K1 potrebbe avere misure ed incisioni sulla carena completamente differenti da quello illustrato precedentemente, ma nella forma e tipologia, rispecchia quello descritto dalla fig. 3. Spesso l'altezza del piede, tenendo fermo il dato riguardante l'attacco sempre stretto al corpo del vaso, cambia spesso in altri Kantharoi.
Rimanendo ancora nel parametro di valutazione della forma del K1 con il Kantharos della fig.3, abbiamo un identico profilo obliquo per ambedue, anse nastriformi ed alte. Camporeale evidenzia come alcuni particolari della forma dei Kantharoi, andamento delle anse, profilo della tazza e del piede, richiamano di per sé la produzione metallotecnica.
Fino ad oggi purtroppo non è stato ancora mai rinvenuto alcun esemplare metallico, allotrio o indigeno in Etruria, tale da potersi considerare come modello per quelli in bucchero.
Sulla base di un esemplare d'argento rinvenuto a Camiro (Rodi) e considerato a ragione un prodotto locale si è pensato a prototipi metallici greco-orientali per la serie etrusca di bucchero con piede a tromba. Un altro Kantharos metallico (detto impropriamente calice) di bronzo, con epigrafe venetica, rinvenuto a Lozzo Atestino si avvicina molto nella sagoma a quelli di bucchero. Ma per ambedue gli esemplari metallici la datazione evidenziata dai rispettivi editori non va prima del VI secolo a.C., cioè un periodo più recente di quello a cui risalgono i più antichi esemplari di bucchero etrusco (4).
Rimanendo sempre nell'analisi generale della forma del K1 che mi sembra il più rappresentativo della ceramica in bucchero, non si può non ricordare che questo tipo di Kantharos ha fatto da modello a quello attico del periodo arcaico (5).
Per il Kantharos della "Collezione Alla Querce" ci troviamo di fronte ad un modello prodotto probabilmente ad Orvieto, fatto che viene identificato da Camporeale per le caratteristiche peculiari di questa produzione locale che va dalle pareti della tazza non molto alte e poco espanse al piede esterno spesso e segnato da una scanalatura esterna.
Alla luce di quanto descritto si ha un Kantharos che per le sue caratteristiche, forma della vasca e spessore del piede si differenzia dai nostri K1 K2 e K3, e questo m'induce a supporre che gli stessi provengono da luoghi differenti, anche se la ricerca di analisi tipologica dei vasi in questione potrebbe essere facilitata pensando ad una produzione di bucchero proveniente da Capua, data la vicinanza dell'area di rinvenimento dei reperti alla città campana, ma una ricerca scientifica e oggettiva impone in ogni caso un'ulteriore analisi dei reperti. Inoltre nelle considerazioni di ordine cronologico debbono essere considerate le varianti spessore-bucchero, altezza vasca e piede.
Un Kantharos che potrebbe porsi come intermedio del tipo 3e Rasmussen è quello proveniente da una tomba di Monte Michele.




Fig.4. Kantharoi dalla necropoli di Monte Michele da M. Cristofani, 1969.



Esso si distingue per il piede leggermente più basso, dal tipo di incisione sulla carena e dalle pareti. I Kantharoi esposti in questa mostra, tutti provenienti da Cerveteri, dimostrano come la produzione Cervetana raggiunse livelli di raffinatezza eccellenti. Una maggiore conferma a quest'ipotesi potrebbe essere data con il raffronto fatto con quelli provenienti dalla Bufolareccia 86 di Cerveteri (T. B 86 Tav VIII B p. 18, p. l9 n.38, Tav. VIII A-p.93).
Per quanto riguarda l'incisione della carena dei Kantharoi oggetto del presente studio è impossibile determinarne i motivi decorativi in quanto dalla foto non sono visibili. In ogni modo sarebbe interessante verificare il tipo di incisione qualora ci fosse e raffrontarlo con la tipologia Rasmussen e Ramage 5b, 5c, 5d.
Come si è accennato precedentemente, i Kantharoi di bucchero sono stati il prodotto più esportato dagli etruschi per l'intero bacino del mediterraneo occidentale ed orientale.
Megara Hyblaea, vicino Siracusa, ne ha restituiti diversi (6).
Il rapporto commerciale degli etruschi con il mondo greco e l'importanza della distribuzione dei Kantharoi nel Mediterraneo è essenziale per definire l'orientamento dei mercati e stabilire una precisa cronologia dei siti interessati da tale commercio. Il bucchero esportato è di ottima qualità, ben cotto e di un nero uniforme e brillante (7).
Per i Kantharoi commercializzati per la Grecia vi è una differenziazione da regione a regione, un buon esempio lo forniscono le isole. Problema differente è per Cartagine, dove sono presenti un gran numero di Kantharoi.
Per quanto riguarda l'importazione verso la Francia del sud, la Sicilia e la Catalogna, furono realizzati Kantharoi unicamente per tale scopo. Proprio tra quelli rinvenuti a Siracusa e a Megara Hyblaea si nota come il tipo 3e Rasmussen sia il più esportato.
Molto più cospicua la presenza di kantharoi 3e in Sardegna.
Dalla città di Tharros, durante la prima fase urbana fenicia, ci sono giunti un buon numero di Kantharoi.
Nel quadro distributivo delle importazioni e delle imitazioni del bucchero esportato in Sardegna, si può cogliere le dimensioni di tale commercio (8).




Fig. 5. Cartina della distribuzione del bucchero nel Mediterraneo da M. Gras, 1985.



Aspetti cronologici del Kantharos 3e Rasmussen.

Il tipo 3e compare per la prima volta nell'ultimo quarto del VII sec. a.C. e continua ad essere presente fino al VI secolo a.C., scomparendo del tutto forse nel terzo quarto del VI secolo a.C.
I kantharoi oggetto del presente studio, possono essere inquadrati cronologicamente negli ultimi decenni del VII secolo a.C.
Dall'analisi della foto si può notare, almeno per K1 e K2, che sono di un bucchero di eccellente qualità, ben cotto e di un nero quasi brillante tipico dei buccheri.
Rientrando poi nel bucchero del tipo sottile la datazione data dal Rasmussen per questo Kantharos si aggira intorno agli ultimi decenni del VII secolo a. C. e ciò trova conferma nel fatto che la produzione di questo tipo di bucchero termina alla fine proprio di questo secolo (620-610 a.C.). Peraltro dopo questa data il bucchero incomincia ad appesantirsi per poi scomparire intorno al V secolo a.C. Inoltre la commercializzazione di questo tipo di Kantharos con piede strombato raggiunse il suo culmine tra gli ultimi decenni del VII secolo a.C. ed il 580 a.C.
Un'altra conferma della datazione viene dalla seconda variante di Kantharoi con piede strombato data da G.Camporeale.
Per quanto poi concerne la datazione basata sull'altezza del piede, alto-medio, alto basso e medio basso, Rasmussen ci fa notare che essa non può essere valida sempre, in quanto esempi di Kantharoi con piede di varia altezza si sono trovati insieme nella stessa tomba (9).
Per quanto riguarda l'analisi tipologica di questi vasi K1 e K2, si può concludere affermando che essi rientrano pienamente nella fattispecie del tipo 3e Rasmussen e pertanto assegnarli ad una fase cronologica degli ultimi decenni del VII secolo a.C.
(Continua nella pagina successiva)


NOTE

(1) Rasmussen, Bucchero pottery from Southern Etruria, Cambridge 1979 p.104 .
(2) N. Hirschaland Ramage, Studies in Etruscan Bucchero in PBSR XXXVIII, 1970 p.28 fig.19 4.6-14.2.
(3) G. Camporeale 1970, p.66 fig.18
(4) G. Camporeale, Firenze 1970 nota 1.
(5) P. Courbin, in BCH, LXXVII, 1953, p.322 sgg.
(6) M. Gras, Trafycs tyrrheniens archaiques, Paris 1985, p.532 , p.547 fig.68, p.580 fig.78
(7) F. Villard, Les kanthares de bucchero chronologie du commerce etrusque d'exsportation, in Hommages a Albert Grenier,1962 p.1626 ss.
(8) F. Villard, 1962, p.1627
(9) G. Ugas - R. Zucca, Il commercio arcaico in Sardegna - importazioni etrusche e greche, Cagliari 1984, pp.56-57

 

 

 

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