Storia dei Sanniti - La seconda guerra sannitica.
SANNITI

 
LA SECONDA GUERRA SANNITICA (Seconda Parte)

I cinque anni di "Pace Caudina" servirono ai Romani per riorganizzare l'esercito ma anche per sistemare meglio le difese dell'Urbe e del suo territorio per far fronte ad un eventuale attacco dei Sanniti, cosa che tutti i cittadini temevano. Ma ciò non avvenne perché, in quel periodo storico, ai Sanniti interessava la Campania e le sue fertili terre, per altro molto più vicine al Sannio di quanto lo fosse la pianura romana. Spingersi verso l'Urbe non rientrava, al momento, nelle loro mire espansionistiche.
Tito Livio ha scritto nei suoi "Annales" di una immediata risposta che gli eserciti romani effettuarono contro i Sanniti per ripagarli dell'onta subita alle Forche Caudine. Tutto ciò è scaturito dalla fantasia dell'annalista padovano, un falso storico per non inimicarsi i coevi discendenti di quegli antichi consoli (motivi di opportunità), anche perché di questa presunta rappresaglia non se ne trovano tracce sia nella redazione dei Fasti Consolari sia negli scritti di altri storici ed annalisti che
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Roma - Conquista del Lazio e
dell'Italia centrale (390 - 283 a.C.)
 
narrarono queste vicende. E' vero invece che i Romani aumentarono l'attività diplomatica tessendo reti fatte di alleanze e compiacenze proprio a ridosso dei territori sannitici tanto che, prima del 316 a.C., alcune cittadine sia apule che peligne entrarono nella loro sfera d'influenza, permettendo così a Roma di mantenere un corridoio aperto verso l'Adriatico. In questo stesso periodo gli eserciti consolari dovettero fronteggiare una violenta ribellione dei Volsci, insorti contro la decisione di inviare coloni dall'Urbe nella loro città di Satricum ed in altri insediamenti di loro pertinenza situati nei territori del fiume Liri.
I Romani dovettero fare affidamento a tutto il loro sangue freddo per intervenire con l'esercito in una zona come quella del Liri fortemente presidiata dai Sanniti.
Ed i Sanniti non si fecero sfuggire l'occasione. Subito inviarono truppe in aiuto dei loro coloni nella valle del Liri ed attaccarono Plistica, altra comunità filoromana ubicata nello stesso territorio. La seconda Guerra Sannitica era ripresa.
Il fronte del 315 a.C. si rivelò troppo dispersivo per le forze romane. Gli eserciti consolari erano impegnati con Papirio Cursore in Apulia, Publilio Filone in Campania e Quinto Fabio Rulliano a Satricum e nella valle del Liri. Sia in Apulia che a Satricum i romani ebbero la meglio ma, in Campania, i Sanniti sconfissero l'esercito di Publilio Filone e puntarono a nord verso il Lazio. A capo di questo esercito meddicheo vi era Gavio Ponzio, l'eroe delle Forche Caudine.
Avvertito della disfatta di Filone, Quinto Fabio Rulliano, che era il più vicino per intercettare l'esercito sannita, dovette assumersi l'arduo compito di fermare le schiere di Gavio Ponzio. Il Console Rulliano decise così di tagliare la strada al "Meddix", impedendogli di risalire il Lazio e per questo motivo si preoccupò di presidiare il percorso più interno alla penisola (quello che in seguito divenne la Via Latina), lasciando che il suo "Magister Equitum" Quinto Aulio Cerretano presidiasse il percorso costiero (quello che in seguito divenne la Via Appia) accampandosi presso Tarracina (Terracina), in seguito definite le Termopili d'Italia.

Il percorso di Gavio Ponzio

Le frecce gialle indicano il percorso effettuato da Gavio Ponzio.
1 - Le schiere di Quinto Fabio Rulliano.
2 - Le schiere di Quinto Aulio Cerretano.
3 - Le schiere sannite di Marco Fannio.

Gavio Ponzio raggiunse la zona settentrionale della pianura campana molto rapidamente e dovette decidere se puntare subito verso Roma passando per la valle del fiume Sacco oppure chiudere il passaggio ai Romani, precludendogli l'intero sud della penisola presidiando la gola tra i monti Ausoni e gli Aurunci. Il condottiero sannita decise per questa seconda soluzione e si trovò di fronte le schiere di Aulio Cerretano a Lautule (vicino l'odierna Itri). Lo scontro fu lungo ed aspro ed i Sanniti, per lo più gli stessi guerrieri reduci dalle battaglie vittoriose delle Forche Caudine, ebbero la meglio. Lo stesso Aulio Cerretano cadde durante il combattimento. Con questa vittoria i Sanniti tagliarono in due il Lazio. Subito dopo Gavio Ponzio ed il suo esercito si spostarono verso i territori settentrionali prossimi a Roma, mettendo a ferro e fuoco molte città del Lazio ed arrivando fino ad Ardea.
Nel frattempo gli ambasciatori sanniti fecero opera di persuazione nei territori meridionali, convincendo gli Aurunci ed i Campani ad insorgere contro i Romani.
Quinto Fabio Rulliano, dopo la disfatta di Lautule, si era precipitato a Roma con l'intero esercito per difenderla, lasciando totalmente sguarnita l'intera valle del Liri e, di conseguenza, lasciando campo libero alle schiere dei Sanniti.
Un altro grande condottiero del Sannio, Marco Fannio, condusse la campagna del Liri conquistando subito Sora ed altre località a nord del fiume. In conseguenza della vittoriosa campagna del 315 a.C., non fu difficile per i Sanniti far insorgere contro i Romani molte delle popolazioni del centro Italia soggiogate al potere dell'Urbe.
  Cliccare per ingrandire Guerriero sannita (310 a.C.)(1)
In questo modo ogni contatto con l'Apulia e con le altre forze militari presenti in quei luoghi fu interdetto a Roma che, intanto, temeva per un possibile assedio sannita sotto le sue mura. Gli eserciti consolari presidiarono subito tutti i passaggi ed i varchi che conducevano alla città. I Sanniti, dal canto loro, cercarono di coinvolgere gli Etruschi ad attaccare il Lazio da nord ma senza successo. Seguì un periodo cesellato di piccoli scontri con cui i Sanniti si attestarono meglio nel sud del Lazio.
A Roma, come sempre nei periodi di estremo pericolo per la Repubblica, vennero indette nuove elezioni per rafforzare il potere politico e militare. Caio Menio, Peteio Libone, Quinto Fabio Massimo Rulliano e Caio Sulpicio Longo furono gli uomini che condussero le operazioni militari e riorganizzarono le difese della città.
Rafforzarono i loro eserciti e si prepararono agli scontri con i Sanniti.
In quel periodo, però, accaddero alcuni episodi che distolsero i Sanniti nel perpetuare le azioni di guerra nei territori del Lazio meridionale.
Le forze del Sannio schierate nel sud dell'Italia si trovarono, di colpo, sotto pressione a causa di uno dei tanti mercenari provenienti dalle altre sponde dell'Adriatico. Acrotato, figlio del re di Sparta, invitato da Siracusa e da altre città siciliane per scacciare il tiranno Agatocle, si era fermato a Taranto impensierendo non poco le schiere sannite.
Temendo che i Romani e le loro forze che ancora stanziavano in Apulia potessero coinvolgere il condottiero Agatocle contro i loro insediamenti, i Sanniti sguarnirono di forze il basso Lazio per arginare l'eventuale attacco dal meridione da parte dell'Urbe e del suo nuovo alleato. L'esercito di Gavio Ponzio si spostò quindi a sud lasciando alle forze di Marco Fannio il controllo del territorio laziale.
M. Fannius et Q. Fabio

Marco Fannio e Q. Fabio Massimo.
Necropoli dell'Esquilino (2).
 
M. Fannius et Q. Fabio

Restituzione grafica dell'affresco dell'Esquilino (2).
 
A quel punto i Romani, approfittando dell'inaspettato impoverimento delle forze sannite, organizzarono una controffensiva nel tentativo di conquistare di nuovo le posizioni perdute nel Lazio meridionale.
Mentre Caio Menio controllava la situazione a Roma, i Consoli Quinto Fabio Massimo Rulliano e Caio Sulpicio Longo riunirono gli eserciti ed attaccarono le forze sannite a Terracina, sbaragliando la guarnigione e proseguendo verso i territori degli Aurunci e degli Ausoni, facendo pagar cara la loro rivolta contro l'Urbe massacrando l'intera popolazione.
Nel 313 a.C. gli eserciti consolari comandati sempre da Quinto Fabio Massimo Rulliano ma con Caio Giunio Bruto al suo fianco, riconquistarono Fraegelle ed il territorio del Liri, spingendosi oltre e conquistando Cales, Calatia, Atella, fino a Saticula e Nola.
Per presidiare il territorio riconquistato dell'Ager Romanus e della Campania Settentrionale, i Romani istituirono le nuove colonie di Suessa e Saticula, quest'ultima un tempo sannita.
Nel 312 a.C. il Console Marco Valerio Massimo riconquistò Sora ed insediò ad Interamna Lirenas, nei pressi della confluenza del fiume Liri con il fiume Gari (che insieme formano il fiume Garigliano), una colonia latina. Consolidate ormai le posizioni, i Romani iniziarono un lungo riesamine della sitazione che aveva portato la Repubblica ai limiti della catastrofe. Furono messi sotto accusa i Patrizi che avevano auspicato prima ed appoggiato poi l'espansione verso sud, con l'inevitabile scontro con i Sanniti. Caddero molte teste tra le quali quella del Console Caio Menio.
Alla fine del 312 a.C. gli Etruschi, convinti della debolezza che le guerre contro i Sanniti avevano apportato all'intero apparato bellico romano, scesero in guerra aprendo così un altro fronte che gli eserciti consolari ebbero difficoltà a difendere.
La guerra si prolungò per diverso tempo, con scontri anche molto cruenti tra i due schieramenti fino a quando, nel 310 a.C., Quinto Fabio Massimo Rulliano accerchiò le milizie etrusche e, con la tattica dei manipoli imparata dai Sanniti, sbaragliò le falangi nemiche, annientandone così l'intero esercito.
Nello stesso periodo i Sanniti sferrarono un pesante attacco in Apulia contro i Romani e questi, per alleggerire la pressione su quel campo di battaglia aprendo un nuovo fronte, inviarono un intero esercito con a capo il Console Caio Marcio Rutilo nel Sannio occidentale. Ma ad Allifae le forze romane ebbero un pesante crollo e dovettero attestarsi e fortificarsi aspettando aiuti esterni. A trarre d'impaccio Rutilo accorse l'amico Lucio Papirio Cursore che, con una veloce azione, riuscì a salvare l'esercito arroccato riparando subito nel Lazio.
Per tre anni, cioè fino al 307 a.C., gli eserciti dei due popoli si affrontarono con fasi di gloria alterne e senza che nulla di importante fosse realmente condotto a termine. Intanto tra le schiere sannite cominciava a farsi strada un giovane condottiero di eccezionale abilità, Stazio Gellio, che dimostrò subito il suo talento militare adottando, per la difesa, la strategia dei Tratturi. Infatti riusciva a presidiare qualsiasi luogo del Sannio facendo percorrere agli eserciti meddìchei i percorsi tratturali utilizzati per la transumanza, che attraversavano il territorio in lungo ed in largo e che univano tutti i luoghi abitati sanniti, anche i più lontani.
Nel 306 a.C. i Sanniti al comando di Stazio Gellio, con una grande azione di forza, riconquistarono Calatia, Nola ed altre città campane. Altre forze sannite oltrepassarono il Liri e riconquistarono Sora spingendosi di nuovo verso Roma. Con un'abile mossa diplomatica, riuscìrono ad occupare le città di Anagna (Anagni) e Frusino (Frosinone) facendo anche insorgere alcune fazioni filosannitiche degli Equi. Roma si trovò così di nuovo sull'orlo del panico nel dover affrontare, per l'ennesima volta, il timore di un attacco sannita sotto le sue mura.
Il Console Quinto Marcio Tremulo organizzò le difese esterne dell'Urbe insediando un forte esercito nella valle del fiume Sacco e sedando con le armi gli spiriti antiromani delle cittadine vicino Roma conquistate dai Sanniti.
  Romano VS Sannita
Scontro tra Romani e Sanniti (3).
Un altro Console, Publio Cornelio Arvina, si attestò nella Campania settentrionale riconquistando Calatia e tenendo sotto controllo l'intero territorio.
Nel 305 a.C. i Sanniti tentarono l'impresa di riconquistare il "Campus Stellatis", nel territorio campano settentrionale sotto il controllo dei Romani. I loro spostamenti furono però rivelati da elementi infiltrati da Roma nel territorio a ridosso del confine con il Sannio, un metodo che i Romani iniziarono ad utilizzare per venir subito a conoscenza dei diversi spostamenti militari avversari. Ormai Roma aveva disseminato le aree di confine prossime al Sannio di colonie latine che partecipavano attivamente al controllo del territorio. I Sanniti furono infatti sbaragliati dagli eserciti consolari di Lucio Postumio Megello e di Tiberio Minucio Augurino con l'aiuto degli abitanti di Saticula, Suessa Aurunca, Cales e forse Interamna Lirenas.
Nel frattempo i due Consoli romani, dopo lo scontro con le forze sannite, erano venuti a conoscenza che il Meddix Stazio Gellio si era ritirato a Bovianum con il grosso del suo esercito. Partendo dalla zona dell'attuale Teano, Minucio e Postumio penetrarono nel Sannio dalla parte del versante sud del Matese ma con percorsi diversi, ponendo sempre gli accampamenti a breve distanza tra loro.
Minucio, dopo essersi addentrato nella valle del Lete e dopo aver proseguito in direzione di Bovianum passando per Letino ed il Lago del Matese fino a Sella Perrone, affrontò le difese sannite poste a guardia dello stretto passaggio che conduceva verso la pianura dove era ubicata la capitale pentra. Le schiere di Bovianum difesero strenuamente l'impervia gola naturale, aiutati anche dalle truppe di Stazio Gellio. Nella battaglia morirono ambedue i comandanti, sia il Console romano Tiberio Minucio sia il Meddix sannita Stazio Gellio (4). Il comando dell'esercito romano e delle operazioni in quella zona venne rilevato dal Console Marco Fulvio Curvo Petino.
  Il percorso di Minucio e Postumio
Il percorso seguito dai Consoli Tiberio
Minucio (in blu) e Lucio Postumio
(in rosso) nella presa di Bovianum
del 305 a.C.
Postumio si scontrò con le forze nemiche presso Tifernum (forse l'odierna Faicchio). Ambedue i Consoli ebbero la meglio sulle schiere sannite e puntarono verso Bovianum cingendola d'assedio. Nello stesso momento altri contingenti romani mossero nel Sannio settentrionale riuscendo a riconquistare Sora ed Arpinum penetrando a fondo nel territorio e minacciando così Venafrum, Aquilonia ed Aesernia. Nel frattempo i Consoli Petino e Postumio, ricevute notizie delle vittorie ottenute dagli eserciti romani nel nord del Sannio, forzarono l'assedio a Bovianum riuscendo ad avere la meglio sulle forze dei Sanniti pentri. Gli scontri tra i due eserciti furono molto duri ma alla fine il Console Marco Fulvio Curvo Petino entrò trionfante in Bovianum.

Guerrieri romani

Fanteria romana in battaglia (IV-III secolo a.C.)(5)

Decapitati del comando e delle forze migliori, con la capitale Bovianum depredata e distrutta, i Sanniti poco tempo dopo, nel 304 a.C., scesero a più miti consigli con i Romani, sottoscrivendo il solito trattato di pace discusso con i "Fetiales" che Roma gli aveva proposto. Essi erano anche allarmati per la situazione nel sud del Sannio, dove si profilava la minaccia dell'ennesimo condottiero mercenario d'oltre Adriatico, Cleonimo di Sparta, che arrivava chiamato da Taranto.
Peraltro anche i Romani premevano per un trattato di pace con i Sanniti, esausti dopo così tanti anni di cruente battaglie. Erano però consapevoli che tutte le roccaforti sannite erano rimaste intatte come quasi del tutto intatto era rimasto l'intero territorio del Sannio.
Avevano infierito sui vertici di comando ma non sull'animo e tantomeno sulla forza dei Sanniti.
Anche se fortemente voluta dai Romani ed infine sopraggiunta, la pace non sarebbe durata a lungo. Avevano ormai fortificato l'Ager Romano con la costruzione di numerose colonie, costituendo quindi un'insormontabile barriera a difesa dell'Urbe. Ma di fronte avevano i Sanniti, quelli che più volte erano arrivati fin quasi sotto le mura di Roma, quelli da cui avevano imparato l'arte della guerra moderna, della nuova tattica della cavalleria, dei manipoli, delle azioni veloci e sfuggenti, della lotta corpo a corpo con le diverse armi corte. I Romani non potevano fidarsi dei Sanniti, ed i Sanniti non sopportavano la morsa in cui i Romani li stavano chiudendo. Con la stipula del trattato di pace, i Sanniti perdevano l'intera valle del Liri, ogni possibile controllo su tutta la Campania e su metà del territorio dei Caudini.
Subito dopo la stipula del trattato di pace i Romani rafforzarono i controlli su molte aree a ridosso del confine con il Sannio, come per Atina che, seppure ancora sannita ed assorta nel lavoro di estrazione del ferro dalle montagne della Meta, aveva guarnigioni romane disseminate nel suo territorio. Comunque il cuore del Sannio era salvo, il territorio tra i monti delle Mainarde e la pianura di Malies (Benevento) era rimasto intatto, la capitale Bovianum era stata riconsegnata ai cittadini sanniti. Deve essere stato con un misto di frustrazione, timori e calcolo che i Sanniti conclusero la pace nel 304 a.C., diventando ancora una volta "amici" di Roma.

Cavaliere sannita

Cavaliere sannita durante le guerre contro Roma (IV-III secolo a.C.)(6)

 


NOTE

(1) Miniatura di guerriero sannita del 310 a.C. secondo la Ares Mythologic.

(2) Affresco di pittura parietale tombale rappresentante un episodio delle Guerre Sannitiche. Dimensioni 87,5 x 45 cm. Necropoli arcaica dell'Esquilino - Musei Capitolini - Roma.
In quattro registri, divisi soltando da una linea sottile, sono illustrati la resa di una città, le trattative tra due capi militari ed una battaglia.
Cosa particolarmente importante, i nomi dei personaggi principali sono scritti accanto alle figure: supponiamo così che la figura di sannita con la scritta M.FAN possa essere il Meddix Marco Fannio che intorno al 315 a.C. comandò le schiere sannite nelle operazioni di guerra contro Roma. Con la scritta Q. FABIO possiamo identificare Quinto Fabio Massimo Rulliano, Dictator nel 315 a.C. e cinque volte Console (nel 322, 310, 308, 297 e 295 a.C.), generale romano che combattè nella seconda Guerra Sannitica.
Il condottiero sannita Marco Fannio, abbigliato in modo adeguato al suo rango, coperto da una pelliccia (leone o montone) compare due volte. Nel registro in alto indossa un elmo tipo Montefortino con penne d'aquila, due schinieri e sembra portare uno scudo ovale. Nel registro in basso, il Meddix appare nello stesso atteggiamento, con la pelliccia ma solo con gli schinieri. Il comandante romano Quinto Fabio, che appare anch'esso in ambedue i registri, è avvolto nella sola toga e stringe nella mano destra una lancia.
Si può fare anche un'ipotesi sull'autore delle pitture: l'unico artista a noi noto di quel periodo ed anche l'unico appartenuto a famiglia nobile, è Fabio Pittore, che trasmise il suo cognome derivato dalla professione ad un ramo della famiglia. Questi visse proprio negli anni della seconda Guerra Sannitica, quando decorò con pitture il tempio della Salute sul Quirinale, dedicato nel 303 a.C. proprio da un generale che aveva trionfato sui Sanniti. Non è quindi impossibile che Fabio Pittore, parente di Q. Fabio Rulliano, abbia eseguito la decorazione dipinta sulla tomba dell'Esquilino.

(3) Miniatura di combattimento tra un fante romano ed uno sannita secondo la Andrea Miniatures.

(4) Secondo Tito Livio, il Console Minucio fu ucciso in battaglia ed il comandante Stazio Gellio fu preso prigioniero e, al seguito del trionfo di Marco Fulvio Curvo Petino, portato a Roma in catene, esposto al pubblico ludibrio e decapitato sul foro. Secondo altri, il comandante sannita cadde in battaglia combattendo le schiere romane, negli scontri che videro la morte anche del Console Tiberio Minucio. E' probabile che il "Meddix" sannita possa aver realmente trovato la morte in battaglia, perché il fatto stesso che le schiere romane ebbero la meglio su quelle sannite che stavano per sopraffarle, potrebbe significare un'effettiva perdita di comando anche delle forze sannite dovuta alla morte del loro condottiero.

(5) Disegno della Zvezda Reproductions.

(6) Ricostruzione in miniatura realizzata da Maurizio Bruno e Danilo Cartacci, tratta dal sito web dell'associazione culturale "La Ruota del Tempo".

 


La terza Guerra Sannitica (Prima Parte)  

 


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Storia dei Sanniti e del Sannio - Davide Monaco
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