Storia dei Sanniti - La terza guerra sannitica.
SANNITI

 
LA TERZA GUERRA SANNITICA - dal 298 al 290 a.C. (Prima Parte)

Dopo tanti anni di guerra e di cruenti scontri che videro entrambi gli schieramenti lottare strenuamente, sia i Sanniti che i Romani non si attendevano una lunga tregua d'armi. Ambedue conoscevano ormai il modo di agire l'uno dell'altro.
I Sanniti erano consapevoli che il nemico poteva essere battuto solo se impegnato su più fronti, in modo da dividerne le forze in campo su di un'area più vasta. Per questo motivo cercarono alleanze al nord, nella speranza di coinvolgere tutte quelle popolazioni che non sopportavano il giogo di Roma, mentre quest'ultima creava nuove alleanze per contenere i Sanniti dentro i propri limiti territoriali, cercando nuovi "amici" al di là del Sannio, verso l'Adriatico.
Nel 304 a.C. i Romani strinsero accordi con i Marsi, i Peligni ed i Marrucini, riuscendo a coinvolgere in queste alleanze persino i Frentani, una delle comunità storiche dei Sanniti. Due anni dopo anche i Vestini si allearono con Roma. Gli Equi non trattarono nessun accordo. Nemici dei Romani da sempre, ci volle la forza persuasiva delle legioni di Caio Giunio Bruto per sopraffare quell'antico e fiero popolo.
Nel 303 a.C. l'intero territorio a nord della piana del Fucino passò sotto controllo romano. Furono fondate le colonie latine di Alba Fucens e, nel 298 a.C., di Carseoli.
Nel primo periodo del III secolo a.C. un'altra minaccia per Roma giunse dal nord dell'Italia: erano i Celti. Oltre che per i Romani, una tale minaccia lo era anche per tutti gli altri popoli a nord del Lazio, compresi gli Etruschi. Questi ultimi seppero però sfruttare meglio la situazione stringendo con loro un patto di non belligeranza e, con il tempo, anche altre popolazioni limitrofe si accordarono allo stesso modo.
Anche i Sanniti, temuti dagli stessi Celti, entrarono con loro in rapporti amichevoli grazie all'intermediazione delle popolazioni umbre. All'inizio, per lo più, furono solo contatti sporadici tra i vari popoli contrari all'egemonia di Roma ma, con il passare del tempo, sopraggiunse tra questi una convergenza di idee ed intenti per sottrarsi alla morsa soffocante di Roma.
  Equites romano
Equites romano
Venuti a conoscenza degli intendi reconditi (ma non troppo) delle popolazioni italiche da loro controllate, i Romani iniziarono a temere eventuali sviluppi negativi che queste "comunioni d'idee" potessero comportare, tant'è vero che i suoi Consoli organizzarono parate militari nel sud dell'Etruria proprio per dimostrare a quelle popolazioni la continua e costante presenza delle loro forze belligeranti.
Intanto i Romani, perpetuando nelle loro azioni diplomatiche, stipularono nel 299 a.C. un trattato di alleanza con i Lucani, aiutandoli a sottrarsi dal controllo dei Sanniti.
Fu proprio questa la scintilla che provocò l'inizio della terza Guerra Sannitica.
I Romani erano consapevoli della loro potenza militare e, di conseguenza, del fatto che nessuno poteva ormai contrastare il loro dominio sull'intera Italia peninsulare. Forse il trattato con i Lucani fu più un pretesto che un accadimento, anche perché i Sanniti erano ormai chiusi sia al nord che ad est che al sud delle loro terre.
Ad ovest c'era il Lazio.
Dal canto loro i Sanniti, per sfuggire alla morsa romana, tentarono l'apertura di un corridoio verso l'Etruria ed i Celtici, in modo da mantenere contatti stabili. Nel 298 a.C. il Console Lucio Cornelio Scipione Barbato attaccò i territori meridionali del Sannio, conquistando l'Ager Taurasinus (Taurasia) fra Luceria e Beneventum. Un altro Console, Cneo Fulvio Massimo, attaccò i territori settentrionali del Sannio, cercando di chiudere il corridoio di contatti con le popolazioni del nord. Aufidena cadde sotto il suo assalto e, dopo averla depredata, danneggiò gravemente le opere di difesa, abbattendo gran parte delle sue mura poligonali.
Meddix Tuticus - Benevento - Museo del Sannio
Meddix Tuticus.
Statua sannita del
I secolo a.C.
 
Nel 297 a.C. i Romani si organizzarono per sferrare un grande attacco contro i Sanniti, forse quello decisivo. Elessero così a Consoli due gloriosi comandanti, veterani delle battaglie contro i Sanniti, Quinto Fabio Rulliano III e Publio Decio Mure.
I due Consoli spostarono subito gli eserciti verso i confini dei territori nemici, il primo nella valle del Liri a controllo della zona settentrionale del Sannio, l'altro nel territorio di Teanum Apulum, per controllare la zona apula e lucana dei confini sanniti. In quelle terre gli eserciti consolari fecero essenzialmente opera di contenimento e di logoramento, impedendo che si svolgesse la transumanza e devastando le coltivazioni e quindi distruggendo (sicuramente requisendo) i raccolti dei lavori agricoli.
Nel 296 a.C. per rafforzare le opere di contenimento e di controllo del territorio, altri due Consoli furono affiancati a Rulliano e Decio Mure. In Etruria furono inviate due legioni al comando di Appio Claudio Cieco ed in Campania fu inviato Lucio Volumnio Flamma con altre due legioni.
I Sanniti cercarono di contrastare in tutti i modi le vessazioni che i Romani infliggevano alla popolazione. Il loro condottiero Gellio Egnazio, dallo stesso praenomen del condottiero Stazio, Meddix durante la seconda Guerra Sannitica, ma di familia diversa, stava studiando il modo di spezzare l'accerchiamento romano al Sannio in modo da sferrare una controffensiva organizzata insieme ai nuovi alleati Etruschi, Celti ed Umbri. Con un ardito viaggio, eludendo le forze romane che attuavano un capillare controllo del territorio ai confini dell'intero Sannio, portò il grosso delle truppe nel territorio degli Umbri, forse a Perusia (Perugia), dove si incontrò con le schiere Etrusche. Ciò potè avvenire grazie anche alle azioni di disturbo attuate da un altro condottiero sannita, Minazio Staio che, utilizzando manipoli di cavalieri, mise a ferro e fuoco i territori dei Falerni e degli Aurunci, assaltando e depredando tutti gli insediamenti filoromani dell'area.
Roma, nel tentativo di contrastare questi violenti attacchi e credendo in un'offensiva nemica, spostò parte degli eserciti di Fabio Rulliano dal Liri e di Volumnio Flamma dalla Campania settentrionale nelle aree delle operazioni di Minazio Staio e, per avere un maggior controllo di quei territori, trasferì genti dall'Urbe formando il primo nucleo di quelle che diventeranno le colonie di Minturnae e Sinuessa. L'azione di disturbo riuscì a diminuire il livello di controllo nei territori del Sannio settentrionale tanto che le truppe di Gellio Egnazio poterono congiungersi con gli Etruschi, gli Umbri ed i Celti.



Guerriero Umbro - IV Secolo a.C.
secondo la ricostruzione scultorea della PEGASO MODELS

 

Nel momento in cui si accorse della manovra delle forze sannite, Roma ripiombò nel panico assoluto ed il Pretore Publio Sempronio Sofo, per rafforzare le difese della città, indisse un arruolamento di massa aperto perfino ai liberti. L'esercito del Console Appio Claudio Cieco, schierato a difesa dell'Urbe, venne rafforzato con le schiere prima inviate a fronteggiare Minazio Staio in Campania settentrionale.
Guerriero sannita IV - III sec. a.C.
Guerriero sannita
 
Agli inizi del 295 a.C. le forze di ambedue gli schieramenti stavano prendendo posizione ed appariva chiaro che lo scontro sarebbe stato imminente. Il grosso delle truppe sannite era stanziato nei pressi di Perusia, mentre gli alleati Umbri erano ad ovest della stessa città. Gli Etruschi erano stanziati nelle zone a ridosso del loro territorio meridionale, i Celti erano nelle vicinanze del territorio piceno ed i Marsi si preparavano presidiando la loro terra e attendendo l'inizio delle ostilità. Anche alcune popolazioni sabine avverse a Roma si unirono alla coalizione italica nella speranza di affrancarsi dalle pesanti gabelle costrette a versare nelle casse dell'Urbe, tanto che alla fine la lega dei popoli contro Roma potè contare su di un numero di guerrieri che assommava a non meno di 100.000 uomini.
I Romani nel 295 a.C. si avvalsero di tutti gli uomini d'esperienza disponibili. Elessero Consoli i loro condottieri più illustri: Quinto Fabio Rulliano e Publio Decio Mure.
Lucio Volumnio Flamma fu nominato Proconsole e Appio Claudio Cieco Pretore. Tre ex Consoli assunsero il comando pretoriano: Lucio Cornelio Scipione Barbato, Fulvio Massimo Centumalio e Lucio Postumio Megello.
Roma organizzò sei legioni e forse questa fu la prima volta che si ricorse alla numerazione. Fabio Rulliano ebbe il comando della I e III Legione mentre Decio Mure comandava la V e VI Legione. Appio Claudio Cieco aveva a disposizione la II e la IV Legione. Inoltre si organizzarono altri contingenti forniti loro dagli alleati.
In tutto Roma riuscì a schierare più di 100.000 uomini.
Per saggiare la consistenza del nemico, Fabio Rulliano con truppe scelte si addentrò nei territori a nord di Roma, lasciando che Decio Mure organizzasse le difese della città. Raggiunse le due legioni che erano state poste a guardia di quei territori e ne assunse il comando. Attraversati gli Appennini nella zona di Camerinum, constatò che le forze nemiche erano superiori alle sue aspettative e, tramite corrieri, avvertì Roma.

Celti all'attacco.

Guerrieri celti fronteggiano le schiere di Cornelio Scipione Barbato (*).


I Celti, avvistate le schiere nemiche, si organizzarono per contrastarli, scontrandosi con le truppe di Cornelio Scipione Barbato. Le schiere celtiche inflissero alle forze romane una pesante sconfitta tanto da costringere Rulliano a ritirarsi. Decio Mure e le sue due legioni poste a difesa di Roma furono subito inviate a nord per dare manforte a Rulliano, lasciando che Gneo Fulvio e Lucio Postumio si occupassero della città. Purtroppo l'esito positivo per gli Italici di questo primo scontro non potè essere sfruttato da Gellio Egnazio forse per mancanza di coordinamento tra le schiere della coalizione.



SENTINUM OVVERO LA BATTAGLIA DELLE NAZIONI

La V e VI Legione comandate da Decio Mure oltrepassarono gli Appennini congiungendosi alla I e III Legione di Fabio Rulliano che lo attendeva nei pressi di Camerinum. Insieme proseguirono verso la zona di Sentinum (l'odierna Sassoferrato, nella valle dell'Esino).
Nello stesso tempo Fulvio Massimo Centumalio e Lucio Postumio si erano spostati verso Clusium e la bassa Etruria, mettendo a ferro e fuoco il territorio. Sia gli Etruschi che i Marsi accorsero per scontrarsi con forze nemiche che credevano essere di gran lunga più numerose ma, invece, si trattava di un'azione diversiva attuata allo scopo di spezzare l'unità della potente coalizione. Così le legioni romane di Fabio Rulliano e Decio Mure si trovarono a fronteggiare solo i Sanniti ed i Celti, ingaggiando il combattimento quasi subito.


I carri dei Celti

I carri da guerra dei Celti assaltano la legione del Console Decio Mure (**).


Decio Mure era alla sinistra delle forze romane ed aveva di fronte i veloci carri da guerra dei Celti. Fabio Rulliano era sulla destra e fronteggiava le truppe scelte dei Sanniti di Gellio Egnazio. Le legioni di Decio Mure furono decimate dai Celti e lo stesso Console morì in combattimento, mentre Fabio Rulliano, che combatteva i Sanniti da sempre e conosceva le loro tattiche di guerra, ebbe la meglio sulle schiere nemiche, uccidendo il condottiero Gellio Egnazio. Subito dopo Fabio Rulliano rivolse ciò che rimaneva delle sue legioni in aiuto alle schiere di Decio Mure che, senza coordinamento, stavano per soccombere sotto la spinta dei guerrieri celti. Sorprendendo le truppe nemiche alle spalle, Rulliano sbaragliò non senza difficoltà l'agguerrita compagine.


Celti all'attacco.

Guerrieri celtici attaccano le schiere romane (**).


Gli Etruschi ed i Marsi, dopo aver costatato che quella dei Consoli Centumalio e Postumio era solo un'azione diversiva, tornarono subito indietro per apportare il loro contributo alla battaglia, ma giunsero troppo tardi. Qualunque ne fosse la ragione, la loro assenza dal campo di battaglia si rivelò fatale per l'esito della causa. Inseguiti da tutte le forze romane impegnate nella zona, furono costretti a fuggire ed a rifugiarsi nei rispettivi territori. Anche i Celti superstiti si rifugiarono a nord dell'Etruria ed i Sanniti furono coinvolti in una rovinosa ritirata verso il loro Sannio, contrastati dai Peligni schierati al fianco di Roma.
Nella battaglia di Sentinum, chiamata in seguito la "Battaglia delle Nazioni", persero la vita almeno la metà dei guerrieri impegnati in ambedue gli schieramenti. Il sanguinoso scontro tra i popoli della penisola italiana ebbe vasto eco in tutto il mondo allora conosciuto.

 


(*) L'immagine dei guerrieri celtici è tratta da: © Celtic Warrior by Osprey Publishing.

(**) L'immagine dei guerrieri celtici è tratta da: © Ancient Armies by Concord Publications.

 

 


La terza Guerra Sannitica (Seconda Parte)  

 

 


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Storia dei Sanniti e del Sannio - Davide Monaco
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