Storia dei Sanniti - Il territorio e gli insediamenti.
SANNITI

 
Le terre storicamente riconducibili alla permanenza sannitica costituivano una vasta area del territorio peninsulare, all'epoca delimitata a nord dalle pendici meridionali dei monti della Maiella e dalle terre dei Marsi e dei Peligni, al sud dai territori degli Iapigi e delle colonie greche, ad est dal Tavoliere delle Puglie e dalle coste adriatiche e ad ovest dalla Pianura Campana e dalle terre degli Aurunci, Sidicini e Latini. In effetti, essa è costituita da un territorio morfologicamente vario composto da pianure, altopiani e dorsali appenniniche, quest'ultime pur non essendo certo invalicabili, sicuramente rappresentarono un ostacolo al transito di gente e merci.
  Popolazioni Italiche nel IV Sec. a.C.
Le popolazioni italiche nel IV secolo a.C.
Proprio questa particolare morfologia, che faceva del territorio sannitico una roccaforte difficile da insidiare, permise per molto tempo al popolo che l'abitava di controllare una gran porzione dell'Italia meridionale. Le ampie aree pianeggianti dai contorni limitati e modellati dalle pendici delle boscose montagne del Sannio favorirono anticamente l'insediamento di popolazioni stanziatesi a causa del Ver Sacrum, una manifestazione divinatoria attuata da tempi remoti da molte popolazioni italiche e basata su migrazioni forzate. A compiere questo genere di migrazioni dovettero essere in modo particolare quei guerrieri-pastori tipici di tante etnie mediterranee.

Limiti del territorio dell'antico Sannio - IV secolo a.C.

Limiti del territorio del Sannio nel IV secolo a.C. secondo E.T. Salmon



I TRATTURI

L'origine remota del Ver Sacrum va forse ricercata nelle cerimonie etniche connesse con la migrazione stagionale delle greggi. Coloro che partecipavano a queste migrazioni rituali erano considerati sacri alle divinità e per questo motivo chiamati "sacrati".
Nell'antico Sannio preesisteva allo stanziamento antropico una rete di percorsi naturali tracciati dal continuo spostamento stagionale degli animali allo stato brado in cerca di pascoli. In effetti appare chiaro quanto questi arcaici percorsi degli animali abbiano potuto influire sulla scelta dei nuovi insediamenti da parte dei sacrati. Con il tempo, queste vie d'erba raggiunsero una importanza tale per l'economia dell'epoca da spingere i Sanniti ad utilizzarle come assi principali della loro rete di comunicazione anche se, a quei tempi, non raggiungevano certo quella larghezza (111 metri circa) che contribuì a costituire un segno peculiare nel paesaggio abruzzese e molisano in epoca tardo-medievale.
L'analisi dell'inurbamento evidenzia, lungo i tracciati tratturali, l'accentrazione di numerose entità abitative a carattere stanziale ma anche militare e diverse aree di culto. Questi centri di piccola e media entità contribuirono allo sviluppo ed al controllo delle attività e dei transiti che si svolgevano attraverso queste antiche vie della transumanza.


 

Tramite questo capillare controllo dei traffici economici era possibile riscuotere le relative tasse che venivano versate periodicamente nell'erario della "Touto", gabelle elargite all'organismo politico-finanziario che amministrava i beni della comunità (probabilmente al Meddix Decentarius).
Tra tutti i percorsi tratturali che attraversavano questa parte della penisola, un tragitto in particolare sembra essere stato di fondamentale importanza per i Sanniti, antico fin oltre la loro formazione etnica: quello che dall'attuale Pescasseroli, ai confini tra l'Abruzzo ed il Molise, conduceva a Candela nelle Puglie.
(Nella cartina dei tratturi è siglato con il numero 7).
L'importanza di questo tracciato naturale viene ad evidenziarsi considerando alcuni segni permanenti riscontrabili solo su questo tratturo. Infatti attraversava la maggior parte delle zone dove erano (lo sono tuttora) ubicate le sorgenti di molti fiumi del Sannio e dove erano presenti importanti luoghi di culto oltre agli insediamenti stanziali.
Questo antico tratturo iniziava il suo tracciato dove un'area di pianura nella zona di Pescasseroli fungeva da collettore di percorsi naturali minori appenninici. Nell'area è localizzata la sorgente del fiume Sangro e, ad occidente, la zona del tempio della Mefite nell'attuale area di Santa Maria di Canneto a Settefrati, nel cuore dei monti delle Mainarde. Dopo aver attraversato il territorio di Aufidena il tragitto proseguiva verso meridione dove, all'altezza del ponte della Zittola sul fiume Sangro, incrociava il tratto iniziale di un altro importante tratturo, quello di "Castel di Sangro-Lucera".


L'Italia dei Sanniti

L'Italia centro-meridionale ed i maggiori insediamenti dei Sanniti.
Sebbene per alcuni se ne conosca la denominazione in lingua osca e l'esatta locazione, per la maggior parte
di essi le fonti e la letteratura storica tramandano soltanto scarne informazioni circa la reale ubicazione
sul territorio sannitico, compresa l'originaria denominazione osca che venne sostituita con il nome
in latino con cui i Romani individuavano le località.


Continuando nel suo percorso, il tratturo "Pescasseroli - Candela" giungeva presso Aesernia (Aisernium in osco), forse la città sacra dedicata ad Hercules (vedi Hereklui Aiserniui nella dedica dal santuario di Campochiaro) dove ancora si tramanda la memoria di un antico mercato del bestiame proprio in un'area fuori dalle mura cittadine a ridosso del percorso tratturale. Nel territorio (più corretto scrivere nel "pagus") adiacente quello di Aesernia era ubicata Samnia o Samnium nei pressi delle sorgenti del fiume Volturno. Dopo Aesernia il tracciato, dopo aver superato il valico di Castelpetroso, si snodava lungo la Valle dei Pentri attraversando aree abitate e zone con particolare valore sacro. Infatti, vicino l'attuale paese di Castelpetroso è ancora visibile un terrazzamento con mura di II maniera dove si ergeva il podio di un piccolo tempio collegato ai riti della transumanza; a Sant'Elena Sannita, Spinete, Colle d'Anchise, Vinchiaturo, San Giuliano del Sannio sono stati rinvenuti ruderi di arroccamenti e templi connessi al tracciato tratturale. Proseguendo lungo il percorso del Pescasseroli-Candela si giungeva presso due importanti e significativi insediamenti, Bovianum e Saepinum, ubicati in aree pianeggianti ma con "arx" poste in altura, La Civita e Terravecchia rispettivamente.
Bovianum (Bovaianom in osco), secondo Livio la capitale dei Sanniti Pentri, era (lo è tuttora) ubicata presso le sorgenti del Biferno le cui acque sgorgano limpide dalle falde dell'altura sacra, La Civita, dove si ergevano i sacri templi protetti da una poderosa cortina di mura poligonali. In basso c'era l'abitato vero e proprio, che si adagiava in gran parte sul tracciato tratturale. Il toponimo potrebbe derivare dall'attività di mercato settoriale di bovini che probabilmente si svolgeva già da tempi arcaici proprio nel centro dell'antico insediamento.
Attraversando il territorio che conduce verso sud, accompagnato da uno straordinario numero di segni antropici, luoghi fortificati ed aree sacre, come il santuario di Herculaneum (Campochiaro) con il suo tempio attorniato da una consistente arroccatura in mura poligonali di I e II maniera ubicata sulle alture circostanti, il tratturo arrivava a Saepinum, nome latinizzato intorno al II secolo a.C. derivante dell'originale insediamento sannita "Saipinùm". Non si conosce l'etimologia del nome osco ma, se in latino esprimeva il concetto di "luogo chiuso o recinto", con allusione chiara al "forum", quindi collegato al ricovero ed al mercato degli animali, è probabile che nella lingua dei Sanniti il nome "Saipinùm" doveva esprimere un medesimo concetto (il nome in latino non è poi cambiato di molto rispetto all'originale osco).
Saepinum è un insediamento sorto presso le sorgenti del fiume Tammaro ma il territorio è anche ricco di sorgenti di acque oligominerali. L'antico abitato sorgeva nel punto dove la direttrice tratturale si incrociava con il tragitto che collegava l'"arx" di Terravecchia - Saipinùm con il fiume Tammaro. Intersecandolo così ad angolo retto, il tratturo dava origine ad una ben definita tipologia urbanistica, il decumano che interseca il cardo, la classica soluzione ippodamea nella definizione degli insediamenti abitativi. Nel caso di Saepinum il "forum" era dedicato al commercio degli animali e forse quindi recintato con palizzate lignee.
Continuando il tragitto, il tratturo "Pescasseroli - Candela" oltrepassava il territorio di Benevento per sfociare negli immensi pianori apuli.
Questo tracciato naturale quindi attraversava ed univa, in un'apparente continuità morfologica, le ampie vallate dei tanti fiumi che scorrono nel Sannio dove, sulle montuosità che ne limitano l'ampiezza, furono edificate altre importanti roccaforti difensive e di controllo territoriale. In effetti il tratturo Pescasseroli-Candela percorre interamente il cuore del Sannio, un particolare questo che evidenzia l'importante ruolo che il percorso ricopriva nella società sannitica.

Italia centro-meridionale

L'Italia centro-meridionale.

Con il tratturo Pescasseroli-Candela altri percorsi completavano la rete di comunicazione nel Sannio, come il tratturo Castel di Sangro - Lucera, che collegava i territori del fiume Sangro con quelli del fiume Fortore, ed il tratturo Celano - Foggia, che collegava l'attuale area abruzzese di Chieti con l'altopiano pugliese. Molte altre direttrici tratturali attraversavano le aree limitrofe al Sannio, interessando le zone dei Frentani ad est e degli Apuli e Messapi a sud. Anche i limiti settentrionali del territorio sannitico erano attraversati da itinerari tratturali, ma a breve percorso e collegavano insediamenti posti in aree limitrofe.
Questi costituivano i bracci o tratturelli che si dipartivano dal tratturo principale per andare ad intersecare i percorsi di altri tratturi oppure a collegare aree marginali di pascolo particolarmente fertili. Ad esempio il "Tratturo delle Forme" era un braccio che, distaccatosi dall'asse principale costituito dal tracciato Pescasseroli-Candela all'altezza dell'attraversamento del fiume Vandra, dipartiva verso i pascoli alle pendici meridionali delle Mainarde nell'area delle sorgenti del Volturno. Un altro braccio si diramava sempre dal Pescasseroli-Candela nello stesso punto del precedente per dirigersi verso le fertili pianure campane. Questi due tragitti, che percorrevano il territorio dell'alta valle del Volturno, hanno costituito in seguito la matrice di quell'itinerario, definito intorno al IV secolo a.C., che collegava le terre della pianura di Capua con quelle del Sangro.
L'esistenza di questi percorsi naturali instaurò un processo di sviluppo economico fortemente influenzato dall'effettivo utilizzo mercantile della rete tratturale. Infatti l'attività economica più redditizia nell'antico Sannio era rappresentata dall'allevamento del bestiame e dalla lavorazione dei molti prodotti direttamente da esso derivati (lana trattata e lavorata, prodotti caseari, carne e la vendita degli stessi animali) che avevano un affermato mercato sia lungo le coste adriatiche fino a proseguire verso la zona di Taranto e lo Ionio, e sia verso i territori campani e quindi lungo la costa tirrenica. Ambedue le direttrici portavano anche verso aree di insediamenti colonici greci e costituivano lo sbocco di quell'economia mercantile fatta di scambi e baratti per tutto ciò che non si produceva nel Sannio ma doveva essere importata.

 

GLI INSEDIAMENTI DEI SANNITI

AECLANUM

AESERNIA

AEQUUM TUT.

ALLIFAE

AMITERNUM

AQUILONIA

AUFIDENA

BOVIANUM

BOVIANUM VET.

CAIATIA

CARIFAE

CASINUM

CAUDIUM

CLUTURNUM

CLUVIAE

COBULTERIA

COMINIUM

COMPSA

DURONIA

FAGIFULAE

FISTELIA

FULSULAE

HERCULANEUM

HISTONIUM

IUVANUM

LARINUM

MALOENTON

PALLANUM

PALOMBINUM

RUFRAE

ROTAE

SAEPINUM

SANNIA

SATICULA

SICALENUM

TELESIA

TERVENTUM

TIFERNUM

TOUXION

TREBULA

TREVICUM

VELIA

VENAFRUM

VIBINUM

 

Nella tabella sono inseriti gli insediamenti di cui si ha notizia, tramite la letteratura storica, dell'effettiva presenza su quella porzione di territorio peninsulare che costituiva l'antico Sannio. Gli scrittori antichi, che nelle loro opere hanno trattato dei Sanniti, non ci hanno tramandato molto sulla consistenza urbana dei centri abitati presenti nell'area controllata dal nostro antico popolo e la maggior fonte dove attingere questo tipo di informazione è costituita, ancora una volta, dall'opera di Tito Livio sulla storia di Roma.
E' probabile però che l'annalista padovano (Patavium, l'antica Padova), nel descrivere l'epoca che vide intenso lo scontro tra Romani e Sanniti, raccontò gli accadimenti riportando la descrizione di un'ambientazione di luoghi ed aree troppo vicina alla sua epoca, quando il Sannio era ormai parte integrante del mondo romano. Quando scriveva Livio, nel I secolo a.C., l'urbanizzazione di tipo greco, quella ippodamea per intenderci, era la norma nella formazione urbana delle colonie latine. Ma di "colonie" Roma ne fondò davvero tante fin dal III secolo a.C. ed anche nei territori sanniti, in particolar modo dopo le Guerre Sannitiche per il controllo del territorio.
Livio scrive più volte che i Sanniti vivevano "vicatim" (per le forme di governo vedi la pagina successiva), cioè per nuclei abitativi disseminati nel territorio, ma sicuramente il "vicus", nella sua visione del mondo sannitico doveva coincidere con una versione più ampia del termine di quanto effettivamente era e lo si immagini adesso, descrivendo comunque insediamenti allora esistenti o di cui si conservava la memoria, nello schema costruttivo a lui conosciuto applicato all'epoca da Roma anche ai più piccoli centri abitati dell'impero. Infatti Livio scrive di urbs, oppida e castella avendo forse in mente la forma urbana tipica di un insediamento fondato dai Romani e che costituiva anche lo schema tipo con cui gli eserciti di Roma impiantavano i propri accampamenti militari.
Inoltre in "ab Urbe condita" Livio menziona, durante la narrazione delle Guerre Sannitiche, alcune località ubicate nel Sannio aggettivandole in modo tale da fornire una minima descrizione dell'assetto edilizio e/o difensivo dell'abitato, citando mura e porte civiche che, ancora oggi, stentano ad essere ravvisate, finanche in forma di ruderi, in quei pochi centri riconosciuti.
In un recente studio del prof. Paolo Nuvoli - "Ad Aquiloniam e Cominium. Quadro geostorico della battaglia nel Sannio dei Pentri" Edizioni Vitmar Venafro 2002 - si analizzano i luoghi e le situazioni durante le Guerre Sannitiche che portarono allo scontro risolutivo della battaglia di Aquilonia. Nel testo vengono elencate tutte le località citate da Livio allo scopo di circoscrivere un preciso ambito territoriale dove ubicare questi insediamenti in modo da confrontare i dati forniti da Livio con le emergenze territoriali e geografiche verificabili ai giorni nostri.


I Guerra Sannitica

  • Saticula (VII,32) (ad Saticulam)
  • Allifae (VIII,25) (oppidum)
  • Callifae (VIII,25) (oppidum)
  • Rufriun (VIII,25) (oppidum)
  • Imbrinum (VIII,30) (locum)


II Guerra Sannitica

  • Saticula (IX,21) (Saticulani... patefactis repente portis)
  • Caudium (IX,1)(IX,2)(IX,10) (ad portam)
  • Maleventum (IX,27) (cui nunc urbi Beneventum nome est)
  • Bovianum (IX,28) (ad Bovianum oppugnandum); (IX,31) (oppido potiuntur); (IX,44) (Bovianum urbs)
  • Allifas (IX,38) (castellum)
  • Atina (IX,56)
  • Cluviae (IX,31) (adgressum est moenia)
  • Longula (IX, 38)
  • Tifernum (IX,44) (ad Tifernum); (X,14)
  • Cesennia (IX,44) (recepta ab Samnitibus)


III Guerra Sannitica

  • Bovianum (X,12) (Bovianum... adgressus... vi cepit); (X,41); (X,43)
  • Aufidena (X,12)
  • Maleventum (X,15)
  • Cimetra (X,15) (urbem Cimetram)
  • Murgantia (X,17) (validam urbem)
  • Romulea (X,17)(ad Romuleam urbe), (muris), (moenia evasere), (oppidum)
  • Ferentium) (X,17) (moenia sunt et locus erat munimento naturaque tutus)
  • Aesernia (X,31) (in aesernium quaeque Volturno adiacent flumine discendere)
  • Milonia (X,34) (vineis dernum iniunctis muro cepit) (capta iam urbe)
  • Feritrum (X,34) (oppidani... per aversam portam) (in urbem induxit)
  • Aquilonia ((X,38) (X,40) (ad Aquiloniam); (X,41) (portam); (X,42) (clamorem in urbe) (ad portam) (muris) (oppidum ab hostibus desertum est); (X,44) (oppidum)
  • Amiternum (X,39) (oppidum)
  • Duronia (X,39) (urbem)
  • Atina (X,39) (atinate agro)
  • Cominium (X,40) (ad Cominium); (X,43) (muris) (in forum) (turribus murisque) (duas urbesa); (X,44) (oppidum)
  • Saepinum (X,44); (X,45) (ad Saepinum)
  • Velia o Vella (X,44); (X,45) (urbibus)
  • Palumbinum (X,45) (muros) (urbibus)
  • Herculaneum (X,45) (ad) (moenibus) (oppidum captumque) (urbibus)


Si tratta, complessivamente, di 34 località, di cui 5 per la I Guerra Sannitica, 10 per la II, 19 per la III; poiché Saticula è citata due volte (I e II guerra), parimenti Maleventum (I e III), Allifae-Allifas (I e II), Atina (II e III), Bovianum (II e III), esse si riducono a 29.
Dei 29 luoghi liviani, in nove località dell'area geografica sopra definita è riscontrabile la presenza, all'attualità, di toponimi che richiamano o ripetono le antiche denominazioni, anche se non risulta sempre dimostrata la coincidenza sia dell'area geografica che della ubicazione topografica tra i siti antichi e le configurazioni urbane oggi esistenti. Essi sono: Allifae (Alife), Caudium (nella Valle Caudina), Maleventum (Benevento), Bovianum (Boiano), Aufidena (Alfedena), Atinate agro (Atina), Cominium (Val di Comino), Aeserninum (Isernia), Saepinum (Sepino).
E' opportuno qui subito rammentare, ulteriormente, che il toponimo Cominium, compreso tra gli otto, era molto diffuso in area osco-umbro-sannitica; pertanto la correlazione esposta tra il toponimo Val di Comino, in Provincia di Frosinone, a ridosso del Monte Meta, e la Cominium di Livio, costituisce un dato che non può essere obliterato, pur configurandosi, allo stato, solo come un'ipotesi da verificare; un analogo ragionamento vale per Bovianum e Saepinum; mentre per Isernia e Atina è da registrare che Livio, più che ad una struttura urbana di tipo cittadino o ad insediamenti difensivi (oppida o castra), come in altri casi, sembra riferirsi ad un contesto territoriale ( ... Aeserninum: la regione di Isernia; ... atinate agro: l'agro di Atina) talché non sembra peregrino, rammentato che i Sanniti non vivevano in urbes ma in strutture paganico-vicane, avanzare la supposizione che, nelle due circostanze, lo storico intenda riferirsi a distretti, a contrade.
Le altre venti località, compresa Aquilonia, hanno un'ubicazione ignota o, finora, non comprovata, tranne in qualche rarissima e fortunata circostanza, allorché, grazie agli esiti di indagini archeologiche, è stato possibile formulare una indicazione credibile, pur se de plano non conclusiva, come l'individuazione di Callifae in Roccavecchia di Pratella. In un numero imprecisabile di tentativi, spesso generosamente condotti, rivolti a scoprire le ubicazioni dei siti incogniti dei Sanniti, è da registrare, invece, un esito negativo, peraltro largamente scontato in quanto condotto lungo una linea di ricerca sterile e metodologicamente errata poiché orientata verso l'individuazione di tracce di aggregati umani di tipo cittadino (poleis, urbes), se è vero, come da tempo e in forma consolidata l'indagine storico-archeologica ha conclusivamente indicato, che tale forma d'organizzazione territoriale non era in uso presso i Sanniti.
Comunque rimane, intatta, la necessità di rinvenire una definizione accettabile di cosa effettivamente fossero le località che Livio denomina urbes, oppida, castella, o le altre che richiama senza qualificarne il ruolo ma, di fatto, facendo intendere trattarsi di luoghi abitati. La verifica comprende anche le nove sopra citate, il cui toponimo si è in qualche modo conservato, essendo irrisolta la tipologia insediativa che le distingueva; infatti dal racconto di Livio emergono indicazioni non uniformi sulla natura delle menzionate ventinove località; se corrisponde al vero che lo storico romano le qualifica urbes in quattordici casi: Maleventum (IX, 27), Bovianum (IX, 44), Cimetra (X, 15), Murgantia (X, 17), Romulea (X, 17), Milionia (X, 34), Feritrum (X, 34), Aquilonia (X, 41), Duronia (X, 39), Cominium (X, 43), Velia (X, 45), Palumbinum (X, 45), Herculaneum (X, 45), Saepinum (X, 45) (urbem) (muris), tuttavia sei delle stesse, in altri passi del racconto, sono denominate oppidum (struttura abitata fortificata in genere di dimensione più contenuta rispetto ad un sito chiamato urbs), e precisamente Bovianum (IX, 31), Feritru m (IX, 34), Romulea (X, 17), Aquilonia per due volte (X, 42 e X, 44), Cominium (X, 44), ed Herculaneum (X, 45).
I sostantivi urbs ed oppidum, semanticamente differenziati, nella lingua latina entrambi valgono a rappresentare una struttura urbana abitata, anche se appare prevalente l'uso del termine oppidum riferito a veri e propri centri fortificati, piazzeforti, vocabolo quest'ultimo contiguo nella significazione al termine castellum (fortezza, villaggio posto in altura), che Livio utilizza per Allifae-Allifas, richiamata sia come oppidum che come castellum (VIII, 25; IX, 38).
Sempre da Livio si riscontra che otto delle ventinove località erano dotate di mura: Cluviae (IX, 31) (adgressus est moenia); Ferentinum (X, 17) (Moenia sunt et locus erat munimento naturaque tutus); Milionia (X, 34) (muro cepit); Cominium (X, 43), (muris), (turribus murisque); Palumbinum (X, 45) (muros); Aquilonia (X, 42) (muris); Herculaneum (X, 45) (moenibus). In due circostanze, Caudium (IX, 10) (ad portam); Saticula (IX, 21) (patefactis repente portis), il riferimento a porte segnala la presenza di mura; pertanto sono nove le struttura dotate di mura.
Sette luoghi, oltre a quanto possa dedursi dal solo nome, non consentono deduzione alcuna sulla loro qualità urbana, in assenza di dati individuanti la stessa; essi sono - oltre ai citati "atinate agro" ( X, 39) e "in Aeserninum" (X, 31) - Imbrinium (VIII, 30), Longula (IX, 38), Tifernum (IX, 44), Cesennia (IX, 44), Aufidena (X, 12).
Per il periodo in esame, nei limiti dell'area geografica abitata dai Sanniti, con la conseguente esclusione degli insediamenti sabellici all'interno di nuclei urbani fondati da Etruschi o Greci, come nelle città o siti frequentati dallo stesso popolo durante la successiva dominazione romana, non sono stati rinvenuti resti consistenti ed univocamente individuabili di centri caratterizzati dalla presenza di una pluralità di abitazioni, corredate di acquedotti, opere fognarie, pavimentazioni, fori, strade, ponti, miliari od altri arredi che consentano di supporre l'esistenza di strutture urbanizzate di qualche complessità; labili sono le tracce sinora rinvenute di insediamenti abitatitivi proto-urbani.

 

   NOTE


(1) L'immagine dei tratturi è tratta dal libro "Lungo i tratturi del Molise con Sandro Vannucci" edito da De Agostini - RAI ERI, Novara 1998.

 

 

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Storia dei Sanniti e del Sannio - Davide Monaco - Isernia
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