Storia dei Sanniti - La spada di San Vittore.
SANNITI


 


LAZIO MERIDIONALE
LA SPADA DI SAN VITTORE

Emanuele Nicosia, Dante Sacco e Manuela Tondo

 


        A San Vittore del Lazio, in provincia di Frosinone, nell’ager di Casinum ed a pochi chilometri da ad Flexum (1), in località Fondo Decina, si sviluppa, a partire almeno dal VI secolo a.C., un’area sacra, identificabile come un santuario di pendio con attestazione di un culto delle acque (2). Collocato alle estreme pendici meridionali di monte Sammucro, sede di un vasto oppidum italico al limite di un vallone dominato dall’ocris di Colle Santa Maria, il sito è in rapporto con un asse viario arcaico, la Pedemontana, che ne ha favorito i contatti esterni legati alla transumanza e alla monticazione.
Nel 1962, a seguito di lavori agricoli, si rinvennero reperti ceramici, due elementi di thesaurus in calcare locale (3) ed una punta di lancia in ferro con immanicatura a cannone (4). Il contesto messo in luce dalle indagini è riferibile al VI-IV secolo a.C., mentre in età repubblicana il sito doveva essere articolato su terrazze digradanti, realizzate in opera incerta e databili al II sec. a.C., i cui resti monumentali potrebbero essere pertinenti ad una scala. Tra gli ex voto sono attestati soprattutto olle a bombarda, skyphoi, coppette a vernice nera e una statuetta fittile databili al IV sec. a.C. che trovano riscontro in area campano-laziale e nel Sannio Pentro. La ricognizione ha permesso di rinvenire frammenti di statue fittili riconducibili a matrici del II sec. a.C. (5) e la spada di San Vittore riferibile o comunque ispirata al tipo di spada celtico in uso nel La Tène B2 (6).
Si tratta di una spada in ferro, piegata e priva di punta, lunga cm. 41, con lama a doppio taglio e costolatura centrale, spalla obliqua e immanicatura a codolo con evidenti episodi di manomissione, deformazione intenzionale e mutilazione volontaria (Figg. 1-2). L’arma conserva un’iscrizione databile tra la fine del IV ed i primi anni del III sec. a.C. ed è decorata da due stelle ad otto punte ageminate ed ispirate a modelli di tipo macedone (Fig. 3). La presenza su tale reperto delle due stelle si avvicina alla pratica dei fabbri armaioli di marcare le spade con punzoni che potevano essere, allo stesso tempo, simboli di buon auspicio, semplici marchi di fabbrica (7) o insegne di rango che le rendevano armi da parata (8). Il gusto ellenizzante, sottolineato da tale citazione macedone, si riscontra e muove i primi passi con l’importante trasformazione culturale che si ebbe nell’ultimo ventennio del IV secolo a.C. in area Campana e che trovò diffusione soprattutto con la circolazione e tramite la mediazione di artigiani tarantini (9) e campani nel momento in cui, i socii italici campani erano rimasti vicini a Roma malgrado le pesanti sconfitte subite contro i Sanniti alle Forche Caudine (321 a.C.) ed a Lautulae presso Terracina (315 a.C.). È in tale periodo, tra la fondazione della vicina Fregellae (328 a.C), il vano sforzo sannita di riacquisire Interamna Lirenas (299 a.C.), e la fine della terza Guerra Sannitica (293 a.C.), che si arrivò al definitivo controllo romano di questa zona appena riunita nella tribù Teretina.


 
(Fig. 1) La spada di San Vittore. Foto d’insieme e particolare dell’iscrizione in agemina di rame.
N. Inv. 146836 - (Foto R. Mastronardi).
 

 

Il riscontro sulla spada dell’iscrizione in latino arcaico sottolinea un rapporto indubbio tra la produzione di un arma di influsso Lateniano, ad opera di un artigiano d’origine osca che firma il proprio lavoro con il suo nome TREBIOS POMPONIOS, e la città di Roma. L’esecuzione è di eccellente qualità, con accurata impaginazione e utilizzo costante dell’interpunzione, resa con un semplice punto. Le lettere mostrano caratteri di relativa antichità: la P ad occhiello aperto, la M ad aste molto divaricate, la R con asta obliqua molto corta e l’occhiello che non chiude sull’asta verticale, la O aperta in basso. A livello linguistico da segnalare il nominativo in –o(s) non ancora mutatosi in –us, la forma fecet per fecit ed il locativo Roma[i] che contribuisce a sottolineare le forti affinità con l’incisione della Cista Ficoroni (CIL I, 651), del terzo quarto del IV secolo a.C., opera dell’artigiano, sempre osco, Novios Plautios. Il testo della spada di Fondo Decina andrebbe così letto (Fig. 3):

Tr(ebios) • Pomponio(s) C. • [f.?]
[m]e • fecet • Roma[i]



 
(Fig. 2) La spada di San Vittore. Particolari degli episodi di manomissione.
(Analisi e foto Manuela Tondo e Dante Sacco).
 

 

La deformazione rituale di questa spada d’influsso Lateniano, non attestata in ambito sabellico (10), ci offre una opportunità di discussione sulla sua presenza in un santuario italico. Queste spade di fine IV - inizio III secolo a.C., seppur attestate in contesti funerari e forse anche votivi in area medioadriatica e nell’armamento dei guerrieri sabellici (11), sono anche parte dell’armamento dei socii italici di Roma, per lo meno i più fidati, e ciò legittimerebbe la loro funzione come spolia hostium. Ma l’esistenza di armi e di altri oggetti ideologicamente riferibili alla sfera bellica nei santuari sannitici appare come un fatto alquanto consueto e la dedica di armi fa più volentieri pensare ad “atti privati di devozione a valenza gratulatoria” (12).
Anche nella spada di San Vittore, firmata, volutamente defunzionalizzata, deformata e mutilata (Figg. 1-2) e testimone della imitatio alexandri dell’ultimo scorcio del IV secolo a.C., si potrebbe dunque cogliere l’eco degli eventi, negli anni tra la seconda e terza Guerra Sannitica e successivi, a seguito dei quali le armi, sottratte ai romani ivi compresi quei cives sine suffragio e socii italici, furono spesso dedicate come preda di guerra. Non vanno tuttavia “omessi quei rapporti di natura commerciale, doni cerimoniali, legami di xenìa e forme di compenso per prestazioni mercenarie” (13), spesso non supportati da fonti archeologiche dirette o verificabili, che potrebbero di per sé aver condizionato e motivato il viaggio della spada di San Vittore tra il suo luogo di produzione, Roma, e il suo luogo di consacrazione, il santuario italico di Fondo Decina.


 

(Fig. 3) La spada di San Vittore. Restituzione grafica bidimensionale (Rilievo F. Pittiglio).
 

 




Il testo e le immagini sono state gentilmente concesse dagli autori.
Pubblicato nel Febbraio 2013


 



SCHEDA DI APPROFONDIMENTO

AD FLEXUM (Flexon, Flexum).
Località ricordata dalla Tabula Peutingeriana, dall'Anonimo Ravennate (ed. J. Schnetz, p. 70) e dalla Geographia di Guidone Pisano (ed. J. Schnetz, p. 122) sul tratto di Via Latina compreso tra Venafrum e Casinum. Si trovava proprio nel punto (località San Cataldo) in cui la consolare piegava a gomito in direzione Nord-Est inoltrandosi verso il Sannio mentre il percorso principale continuava alla volta di Teano. Corrisponde, pertanto, all'area dell'attuale comune di San Pietro Infine (Caserta).




Estratto dalla Tabula Peutingeriana nel tratto "Ad Flexum".


La sua felice posizione strategica di controllo, da un lato, delle comunicazioni tra la bassa valle del Liri e il bacino del Volturno e, dall'altro, tra l'ager Casinas e il Sannio, è confermata dalla presenza di una poderosa cinta muraria in opera poligonale a Nord-Ovest dell'abitato, poco al di sopra del cimitero. Essa si innalza, sull'estremità Sud del monte Sammucro (località Sant'Eustachio) a m 575 s.l.m., con mura alte oltre 3 metri e spesse 1,80 metri. E' costruita con blocchi di forma alquanto irregolare e grossolanamente sbozzati, rafforzati in più punti del circuito da un terrapieno di sostegno costituito da pietrame. La cinta si caratterizza per la presenza sulla sommità di una rocca a pianta circolare dalla quale si dipartono due imponenti bracci di mura che scendono lungo il pendio roccioso, proprio in corrispondenza dell'asse di fondovalle che, in seguito, darà vita alla Via Latina. Tipologicamente risulta assai simile ai circuiti di Lagaria di Monte Coppolo e di Colle delle Fate (Roccacasale). Resti di una postierla sono segnalati nel settore Sud-Est della fortificazione, che non può essere disgiunta da un secondo oppidum, posto sempre su un costone del monte Sammucro a poco più di un chilometro di distanza. In località Marena-Falascosa (San Vittore del Lazio) si conserva, infatti, una cinta dal perimetro di circa 2 chilometri; munita di varie porte, e posta a controllo dello sbocco della valle del fiume Peccia sulla Via Latina. Nel suo interno sono segnalati resti di fondazioni in blocchi poligonali nonché abbondanti frammenti di ceramica d'impasto, fra cui dolia decorati con impressioni a ditate, anforette del tipo Alfedena e pesi da telaio. Nelle sue immediate vicinanze (località Muraglie Abbandonate) sono documentate mura in opera quadrata e incerta ed è noto il ritrovamento di una stipe con votivi che dall'Età del Ferro arrivano - come nel deposito rinvenuto in località Mèfete presso Aquino - fino all'avanzata età repubblicana.
A causa della loro fertilità le campagne circostanti furono coltivate razionalmente già dal III-II secolo a.C., come dimostrano gli imponenti ruderi esistenti in località Castellone e nei pressi del cimitero.
Nel 1986, in località Santa Maria del Piano, nei pressi dei ruderi di una cisterna romana, sono venuti alla luce tratti del basolato della Via Latina e ambienti riconducibili a una villa rustica di età imperiale. Il territorio ha restituito nel passato tombe, epigrafi funerarie nonché tre pietre miliari. Una di esse (CIL, X, 6901) scoperta sul Colle dell'Altare e datata al 77 d.C. in base alla titolatura dell'imperatore Vespasiano, reca il numerale "XCVI", la distanza in miglia dall'Urbe.

                     E. M. Beranger (Testo tratto dall'Enciclopedia Treccani)




CURIOSITA'

Il reperto, che rappresenta un "unicum" nel panorama dei ritrovamenti archeologici degli ultimi anni nel Lazio meridionale, testimonia la volontà del suo antico possessore di rappresentare sulla sua arma una figura benaugurale, un simbolo di vittoria e di invincibilità legato alla figura epica di Alessandro Magno e delle sue gesta. Si narra che pochi anni prima dell'inganno delle Forche Caudine, lo stesso comandante delle schiere sannite, Gavio Ponzio, inviò suoi rappresentanti presso la corte di Alessandro per chiederne l'aiuto nella guerra contro i Romani. Purtroppo gli emissari dei Sanniti arrivarono a Babilionia pochi giorni dopo la morte del grande macedone.
Sicuramente quest'evento rappresentò un momento di enfasi presso i guerrieri sanniti che forse già immaginavano di poter combattere al fianco di schiere colme di tanta gloria. La stella macedone incisa sul ferro della spada testimonia forse il coinvolgimento emotivo del suo possessore verso le notizie e gli avvenimenti che si susseguivano alla sua epoca.
Il simbolo ha conservato ancora oggi la espressione della sua benefica valenza
tanto che il Comune di San Vittore del Lazio, su idea dell'archeologo Dante Sacco, ha voluto evidenziare il disegno della stella macedone riprodotto sulla spada riportandolo in un'opera moderna, la rotatoria sulla via Casilina ad uno dei quadrivi più importanti dell'area, a poca distanza dall'antico "ad Flexum". Il disegno sulla rotatoria è così grande che è visibile anche alle riprese satellitari. Per l'occasione, il simbolo è stato ridenominato la "Stella dei popoli italici"



La rotatoria con la Stella dei Popoli Italici in una immagine aerea.




 

 

NOTE

(1) Valenti 1996, p. 139; Sacco 2008 pp. 213-214

(2) Nicosia/Sacco/Tondo 2012, p. 623.

(3) Giannetti 1973, pp. 101-113.

(4) Pistilli 2003, p. 104.

(5) Nicosia/Sacco/Tondo 2012, p. 628.

(6) Lejars 2008, p. 204.

(7) Vitali 1996, p. 586.

(8) Tagliamonte 2002-2003, p. 110.

(9) Cerchiai 1995, p. 209.

(10) Tagliamonte 2008, p. 238.

(11) Tagliamonte 2008, p. 242.

(12) Tagliamonte 2002-2003, pp. 116-117-119.

(13) Tagliamonte 2002-2003, pp. 113-114.

 

 

BIBLIOGRAFIA

- Cerchiai, Luca 1995: I Campani, Milano 1995.

- Corpus Inscriptionum Latinarum.

- Giannetti, Antonio 1973: Mura ciclopiche in San Vittore del Lazio (Colle Marena-Falascosa). Probabile identificazione del sito dell’antica Aquilonia, RAL, 28, 1-2, pp. 101-113, 1973.

- Lejars, Thierry 2008: Les guerrieres et l’armement celto-italique de la nécropole de Monte Bibele, in D. Vitali /S. Verger (a cura di) Tra mondo celtico e mondo italico. La necropoli di Monte Bibele. Atti della Tavola Rotonda, Roma 1997, Bologna 2008, pp. 127-222.

- Nicosia Emanuele/ Tondo Manuela / Sacco Dante 2012: Ricerche archeologiche e topografiche nel Comune di San Vittore del Lazio (Frosinone), in Lazio e Sabina 8. Atti del convegno. Ottavo incontro di Studi sul Lazio e la Sabina, Roma 30-31 marzo, 1 aprile 2011, Roma 2012, pp. 623-632.

- Pistilli, Emilio 2003: Aquilonia in San Vittore del Lazio, San Vittore del Lazio (FR) 2003.

- Sacco, Dante 2009: San Vittore del Lazio, in Le mura megalitiche del Lazio meridionale, Roma 2009, pp. 213-216.

- Tagliamonte, Gianluca 2008: Spade di tipo lateniano in contesti sabellici, in Tagliamonte G. (a cura di), Ricerche di archeologia medioadriatica,I. Le necropoli: contesti e materiali (Cavallino - Lecce, 27-28 maggio 2005), Galatina 2008, pp. 231-242.

- Tagliamonte, Gianluca 2002-2003: Dediche di armi nei santuari del mondo sannitico, in Formas e imàgenes del poder en los siglos III y II a.C.: modelos helenísticos y respuestas indígenas, Actas del Seminario (Madrid, 23-24 de febrero 2004), in CuadPrHistA 28-29, 2002-2003 [2005], pp. 95-125.

- Valenti, Massimiliano 1999: Osservazioni sul tracciato della via Latina tra Aquinum e Ad Flexum, TerVolA, 2, pp. 127-144.

- Vitali, Daniele 1996: Manufatti in ferro di tipo La Tène in area italiana. Le potenzialità non sfruttate, MEFRA, 108, 2, pp. 575-605.



 


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