Storia dei Sanniti e del Sannio - L'area archeologica di Vastogirardi
SANNITI


 
Cartografia di Vastogiradi

Cartografia del territorio di Vastogirardi.
In rosso l'area del santuario sannitico.

 

Il santuario sannitico di Vastogirardi (IS) è situato poco distante dal centro abitato, in località Piano Sant'Angelo. Venne edificato alle pendici del Monte Capraro, a 1147 metri di altitudine e non lontano dal centro fortificato di Monte Cavallerizzo, in un'ampia zona pianeggiante nei pressi di una delle sorgenti del fiume Trigno che, per un effetto causato dalla carsicità del terreno, disperde nel sottosuolo gran parte del flusso d'acqua fino a sbucare nuovamente all’aperto, come risorgiva carsica, diverse centinaia di metri più a valle.
La frequentazione del luogo come area santuale è attestata a partire dal IV secolo a.C. e si è protratta fino al periodo medioevale.




L'area del santuario sannitico di Vasogirardi.


Le uniche antiche vestigia che affioravano dal terreno fino alla metà del secolo scorso erano i ruderi di un piccolo edificio ecclesiale absidato databile intorno all'anno mille (Foto 1 e foto in basso), attorniato da un cumulo di pietre e conci lavorati a squadro, alcuni di grosse dimensioni. La prima campagna di scavi archeologici fu condotta dal francese Jean Paul Morel nel 1971 (1) e furono riesumati un basamento templare ed i ruderi di un secondo edificio di cui restano solo le fondazioni, ubicato a circa 55 metri a sud del basamento.
Dall'analisi dei reperti lapidei affiorati attorno al podio riportato alla luce, si giunse alla conclusione della presenza, in antico, di un tempio in stile dorico dai cui ruderi, in periodo medioevale, venne ricavata una piccola chiesa con attorno un'area cimiteriale riconducibile ai primi coloni insediatisi per la fondazione del vicino centro abitato di Vastogirardi. Per la costruzione della chiesa venne utilizzato lo stilobate del tempio stesso come base e pavimentazione, evidentemente ancora in ottimo stato di conservazione.




Il podio del tempio sannitico con i ruderi della chiesa medievale.


Il tempio si presenta a pianta essenziale, una cella preceduta da colonne, in una forma molto arcaica la cui semplicità va ricercata nella struttura dei primi templi greci. La datazione, stabilita attraverso reperti archeologici trovati all'interno del basamento, risale al 130 - 120 a.C. ed appare alquanto strano che in un'epoca in cui il Sannio risulta abbastanza romanizzato, si scelga di costruire ancora un tempio in stile dorico. Infatti contrasta con un ellenismo italico che, nel II secolo a.C., afferma la propria vivacità architettonica con una rinnovata libertà compositiva di elementi ornali sviluppati in strutture coeve come il grande tempio di Campochiaro e quello di Schiavi d'Abruzzo, ed il cui eclettismo raggiunse, nel Sannio, il suo massimo esempio nel complesso Teatro-Tempio di Pietrabbondante.
Questo distaccarsi dalle nuove tendenze architettoniche del periodo può essere forse imputato al fatto che non si è trattato di una costruzione ex novo del tempio ma del rifacimento di un antico edificio danneggiato da eventi tellurici frequenti nella zona, che prevedeva l'integrazione delle antiche architetture con elementi in stile coevi all'epoca. Infatti molti dei conci lapidei ritrovati presentano solo una iniziale lavorazione della pietra, una sbozzatura, segno che un'attività edile era stata iniziata e forse non portata a termine. Frammenti di intonaco databili ad un periodo antecedente alla costruzione del podio, ritrovati durante la scavo di Morel in saggi compiuti all'interno del basamento in corrispondenza della cella (naos), darebbero consistenza a questa ipotesi. Le antiche maestranze che costruirono il tempio adottarono una cura dei particolari molto meticolosa. Esaminando i blocchi di testata delle ante, risultano ben rifiniti sui lati a vista ma quello incassato nel muro non è completamente grezzo. Infatti è presente una parziale lavorazione di intaglio della pietra lungo i lati, in modo da formare degli incavi dove si aggrappava l'intonaco murario, per ottenere una maggiore rifinitura (2). Questa accortezza architettonica si ritrova in tutte le pietre angolari del tempio e risulta essere un vezzo costruttivo riscontrabile solo nel tempio di Vastogirardi e in nessun altro antico edificio del Sannio.




Pianta del tempio dorico.
 

Sezione del podio del tempio.


Ciò che rimane di questa antica struttura templare, il podio, misura alla base 17,92 X 10,81 metri e ha un'altezza di 1,83 metri. Si trova a ridosso del pendio, protetto da un muraglione di contenimento del terreno costruito in opera poligonale secondo lo schema adottato anche per i templi di Pietrabbondante e che viene a formare un corridoio con la parte in elevato del podio stesso. E' composto da quattro elementi sovrapposti, uno zoccolo liscio, una cornice di base con profilo a "cyma reversa", una parete liscia e, infine, una cornice di coronamento di tipo tuscanico. Il profilo complessivo rispecchia la stessa composizione di modanature, con inversione delle cornici, adottata nel "Tempio A" di Pietrabbondante, dove abbiamo la "cyma reversa" in alto e il profilo tuscanico alla base.
L'elevato del tempio di Vastogirardi non si è conservato in situ ma, attraverso i blocchi lapidei rinvenuti attorno, è possibile ricostruirne la pianta e le fattezze architettoniche.




Ricostruzione volumetrica del tempio dorico di Vastogirardi.


Era un edificio in stile dorico, prostilo con ante, tetrastilo, con cella unica e con la scala di accesso incassata nel podio.
Il naos (la cella) aveva un'unica apertura d'entrata e non era di grandi dimensioni (meno di 50 metriquadrati). I suoi muri perimetrali furono realizzati con pietre irregolari unite da malta e ricoperti con intonaco.
Tra i blocchi lavorati trovati accatastati alla rinfusa attorno all'antica struttura, si notano per grandezza i due pezzi dell'architrave e gli stipiti del portale dorico (Foto 10). Nello scavo del 1971 vennero catalogati e studiati per poi ricavarne un rilievo preciso del manufatto. Attualmente sono stati sistemati, insieme agli altri frammenti lapidei, in un'area recintata nelle vicinanze del podio (Foto 11). Non esistono attualmente molti esemplari di portali dorici in buone condizioni a causa della vetustà di questo stile architettonico che, in epoca romana, venne poco utilizzato. E' uno stile sobrio, rude, che ricalca gli elementi essenziali delle antiche costruzioni templari lignee. Il portale dorico di Vastogirardi riflette pianamente lo stile di provenienza.




Ricostruzione grafica con rilievo delle pietre che
formavano il portale del tempio dorico di Vastogirardi.


Assonometria ricostruttiva del portale
del tempio dorico di Vastogirardi.


Linee dritte ed essenziali, giunzioni a squadro, poche modanature. Composto all'origine da un architrave monoblocco lungo circa 3 metri, era sorretto da stipiti formati ognuno da 3 pezzi di diversa altezza per complessivi 3 metri circa. Attualmente l'architrave risulta troncato nella sua parte mediana (causa forse del crollo dell'intero edificio).
Il corridoio tra il podio ed il muro di contenimento non era pavimentato con basole ma ricoperto di terra battuta e, nella parte antistante la scalinata, possiamo presumere uno spazio lastricato che accoglieva un altare, vista l'esiguità della cella templare. La funzione del corridoio era anche quella di raccogliere le infiltrazioni d'acqua provenienti dal sottosuolo per convogliarle verso il vicino corso dacqua. Infatti l'intero podio sembra oggi "galleggiare" sul terreno, collocato anticamente in una zona bonificata e consolidata che, con il passare dei secoli, ha graduatamente perso la sua stabilità.




Il podio, il corridoio ed il muro di contenimento.


Durante gli scavi archeologici susseguitisi negli anni, l'area ha restituito un modesto numero di oggetti tra cui monete, statuette con raffigurazioni di animali, unguentari in vetro e terracotta e molti "ex voto" raffiguranti parti anatomiche del corpo umano come occhi e naso. Proprio questi ultimi oggetti hanno portato gli archeologi ad ipotizzare il legame dell'area santuale con riti di guarigione connessi all'acqua delle sorgenti presenti nella zona.
Una di queste sorgenti è ancora oggi conosciuta come "acqua degli angeli" e questa denominazione, insieme a quella della chiesetta medioevale sorta dai ruderi del tempio sannitico chiamata anticamente "Sant'Angelo Indiano" ha portato gli studiosi a determinate considerazioni.
Infatti, tra i reperti riportati alla luce durante gli scavi, figura una lastrina di bronzo incompleta, recante incisa parte di un'iscrizione osca:


...staíiiús
...a] ínnianúí
...b] rateís
  Vastogirardi - Lastrina bronzea


Scrive Morel nel suo resoconto degli scavi:
L'unico ritrovamento epigrafico di rilievo è una tavoletta di bronzo frammentata, scoperta nel riempimento del podio e di cui si conserva circa la metà. E' provvista di fori che consentivano di affiggerla e reca la fine di tre righe incise in osco.
La prima riga ([...] Staìiiùs) menziona la gens degli Staii, ben conosciuta per la sua attività edilizia a Pietrabbondante e per la sua attività commerciale a Delo, mentre la parte conservata della terza riga fa pensare ad una normale formula di ringraziamento ([...b]rateìs).
Ciò che è interessante è la seconda riga ([...]ìnnianùì) che potrebbe alludere all'etnico di Vastogirardi: Michel Lejeune, che ha pubblicato questo documento, propone infatti di restituire "Trì] ìnnianùì" a Vastogirardi che sarebbe stata secondo questa ipotesi la città del Trigno, "Trinia-", con un etnico "Triniano-" (qui al maschile) che avrebbe fatto da epiclesi al dio del santuario.
A quale divinità, infatti, era dedicato il tempio?
Due indizi potrebbero far pensare a Diana. Innanzitutto il nome della chiesa edificata sul podio, Sant'Angelo, che ci ricorda la successione tra Diana e l'arcangelo Michele, ben conosciuta ad esempio a Sant'Angelo in Formis, con identica sovrapposizione di una chiesa ad un podio antico. Conosciamo d'altra parte un documento dell'800 che attribuisce alla chiesa il nome di Sant'Angelo Indiano, dove Adriano La Regina ha acutamente ipotizzato una possibile deformazione del nome della dea. Tuttavia non si possono scartare altre ipotesi, tra le quali quella di una dedica a Ercole sarebbe la più verosimile.
Ma il culto di Ercole al santuario di Vastogirardi non è testimoniato da nessun reperto ritrovato e da nessun toponimo o denominazione esistente. Gli unici riferimenti ad Ercole ritrovati nelle vicinanze di Vastogirardi sono due statuine in bronzo che raffigurano l'eroe mitologico, ma sono state portate alla luce in località Staffoli, lungo il tratturo "Celano - Foggia" e quindi in un luogo abbastanza lontano dal tempio.
Con il succedersi delle campagne di scavo sono emersi nuovi elementi per elaborare una diversa interpretazione.
 
Le statuine in bronzo di Ercole trovate a Staffoli (3).
I carotaggi effettuati nell'area antistante il tempio, hanno rivelato tracce della presenza di un antico specchio d'acqua formatosi a causa dello strato di terreno argilloso impermeabile situato in profondità che non permetteva il corretto defluire delle acque sorgive, problema poi risolto in epoca successiva con la canalizzazione e la conseguente bonifica dell'intera zona.
La presenza attorno al tempio di un laghetto e di numerose sorgenti nonchè di un inghiottitoio carsico dove "sparisce" il corso d'acqua che attraversa l'intera area (per poi riaffiorare più a valle dietro una collina) connoterebbero l'area sacra di un alone di misticità che richiamerebbe il culto di Mefite, una deità tipicamente italica da sempre legata all'elemento acqua ma anche a fenomeni inspiegabili ed anomali ("misteriosi" a quei tempi) che avvengono in un luogo, nient'altro che a causa di singolari caratteristiche naturali del terreno. In questo modo è possibile spiegare anche il curioso appellativo di Indiano, come corruzione popolare dell'appellativo Utiana (con normale trasformazione, in epoca tarda, di "t" in "d"), con il quale la dea è comunemente nota in più luoghi come Rossano di Vaglio, Potenza e Capua.




I resti delle fondazioni del secondo edificio.


Al secondo edificio presente nell'area, di cui restano solo le fondamenta, gli archeologi non sono riusciti a dargli una connotazione precisa. E' possibile riconoscere la pianta quadrangolare di 16,50 x 8,25 metri (corrispondenti a 60x30 piedi oschi), divisa per tutta l'estensione maggiore da una fondazione intermedia. La struttura risale al II secolo a.C. ed appartiene alla stessa fase edilizia del tempio. Forse si trattava di un porticato che precedeva ambienti retrostanti crollati per la natura acquitrinosa del terreno e finalizzati all'accoglienza dei pellegrini.
L'ultima campagna di scavo, condotta nel 2008, ha interessato l'area posta alle spalle del tempio, alla destra in alto per chi osserva dalla scalinata del podio. In quest'area, già soggetta a saggi di scavo da parte di Morel, sono state portate alla luce strutture di fondazione di diversi ambienti a carattere abitativo con il rinvenimento di oggettistica in metallo come utensili da cucina, tra cui diversi coltelli ed un colino in perfetto stato di conservazione. Inoltre sono riaffiorate monete e frammenti di vasellame in terracotta che collegherebbero la frequentazione del sito ad un periodo di tempo che inizia nel IV secolo a.C e che si prolunga fin oltre il I secolo d.C.
L'area di scavo ha interessato solo una piccola parte (circa 80 metriquadrati), subito ricoperta con le dovute cautele con il terreno originale. Ciò è stato fatto per permettere in futuro la continuazione degli scavi segnalando l'area già soggetta a ricerche da quella ancora da scavare. In effetti l'area da studiare è molta, come risulta dai resoconti dello scavo che accertano la grande estensione dell'edificato, un insediamento da sempre collegato all'attività santuale del luogo.




Strutture di fondazione di ambienti a carattere abitativo
scavati nell'area alle spalle del tempio.

 


Per quanto riguarda gli scavi archeologici nell'area templare di Vastogirardi si consulti anche:

La ripresa delle esplorazioni e degli scavi nel santuario sannitico di Vastogirardi - Campagna di scavi 2004 dove viene riportato un dettagliato resoconto delle attività di scavo effettuate.

Il santuario sannitico di Vastogirardi. Resoconto degli scavi archeologici degli anni 1971, 1973 e 1974. di Jean Paul Morel.

 


 

Foto 1 - L'abside della chiesa medioevale a navata unica
costruita sullo stilobate del podio dell'antico tempio.
 
 

Foto 2 - Il lato anteriore del podio dove si incassava la scalinata che portava al naos.
 
 

Foto 3 - Il lato anteriore del podio. In primo piano una pietra angolare
del naos con le scanalature di rifinitura per aggrappare l'intonaco.
 
 

Foto 4 - L'angolo del podio nella parte anteriore, mancante dei conci superiori della cornice di coronamento
di tipo tuscanico, presente solo per la metà della lunghezza del basamento. Si notino gli elementi sovrapposti:
lo zoccolo sottostante, la cyma reversa e la parete liscia.
 
 

Foto 5 - L'angolo del podio nella parte anteriore, mancante dei conci superiori della
cornice di coronamento di tipo tuscanico, visibili nella parte in fondo del podio.
 
 

Foto 6 - I ruderi della navata della chiesa medioevale. Si notino i blocchi di pietra angolari
riutilizzati come colonne della navata. In primo piano un blocco di testata delle ante del tempio
dorico con le scanalature di rifinitura per aggrappare l'intonaco.
 



Foto 7 - Il muro di contenimento
sul lato posteriore del podio.
 
Foto 8 - Il lato posteriore del podio con
la cornice di coronamento di tipo tuscanico.


 

Foto 9 - La parte occidentale del podio.
 
 

Foto 10 - I blocchi di pietra lavorati ritrovati alla rinfusa attorno al podio.
In primo piano alcune parti del portale dorico.
 
 

Foto 11 - I blocchi di pietra ritrovati, catalogati e sistemati
in un'area poi recintata vicino al podio del tempio.
 

 

 

 

 


NOTE

(*) Il testo, le immagini e le ricostruzioni virtuali sono di Davide Monaco. I disegni sono di Benito Di Marco rielaborati da Davide Monaco.

(1) Jean Paul Morel - Il santuario sannitico di Vastogirardi. Resoconto degli scavi archeologici degli anni 1971, 1973 e 1974. tratto da "Sannio, Pentri e Frentani dal VI al I secolo a.C." Atti del convegno - 10 e 11 Novembre 1980 - Edizioni Enne 1984

(2) Fu l'architetto Benito Di Marco, storico disegnatore della Soprintendenza Archeologica, a notare questa caratteristica del tempio di Vastogirardi.

(3) L'immagine è tratta da Molise: Antichi interni di Nicoletta Pietravalle. Edizioni Rai Eri Collana Arte.

 

 

 

 


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